Modena, con il “Career day” il laureato va in Fiera a caccia di un futuro
Gli stand affollati di neo-dottori e tanti studenti a fine studi Incontrano aziende e cercano una strada per l’occupazione
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MODENA. In Fiera a caccia di lavoro. Sono migliaia le studentesse e gli studenti che invadono il padiglione C di viale Virgilio per la terza edizione del Career Day. È l’evoluzione di un percorso avviato nel 2015 a Ingegneria e passato lo scorso anno al Foro Boario.
«Abbiamo trovato la collocazione idonea per accogliere i nostri studenti - spiega il rettore, Angelo Andrisano - e soprattutto le imprese che intendono pubblicizzare le loro esigenze con personale qualificato. Siamo arrivati alla soluzione definitiva. Dobbiamo fare però qualche riflessione per sensibilizzare i colleghi universitari: si devono rendere conto che la manifestazione è utile sia per l’ateneo sia per le imprese interessate ai nostri laureati». E i giovani rispondono all’appello. Le lezioni sono sospese, il sole splende e davanti ai loro occhi si estende un’intera giornata da dedicare a 111 stand, assistere a presentazioni e, soprattutto, parlare con i rappresentanti di 107 aziende. Il numero delle imprese è cresciuto con gli anni, grazie anche a un’area più vasta a loro disposizione.
«Ero già andata all’edizione di due anni fa - racconta Elena Covezzi, laureata in Lingue - ma in Fiera c’è stato un salto di qualità: gli spazi sono più ampi e l’atmosfera è più vivibile». Tra i fascicoli in mano alla giovane una cartina per orientarsi nel padiglione. Il curriculum può servire, pur non essendo l’unico elemento di cui i candidati devono tenere conto. «Il lavoro si può trovare - conferma Silvia Giovannini, dottoressa in Lingue - ma non è così facile. Servono fortuna e voglia di mettersi in gioco. La conoscenza delle lingue è utile, per quanto sembri che ogni volta occorra qualcosa in più. Per esempio, prima non si consigliava di studiare il tedesco, mentre ora spopola. Lo stesso vale per il cinese e il russo». Le studentesse e gli studenti formano lunghe file, a volte a forma di L, prima di sedersi davanti a una persona che li esamina.
Può accadere di trovare un giovane di poco più grande vestito in modo meno formale oppure una persona più esperta in giacca e cravatta. I candidati attendono il loro turno concentrati, quasi sempre in silenzio, e poi in pochi minuti devono dare tutto: riassumere le esperienze lavorative e indicare le migliori qualità personali. «Ho preparato un curriculum originale - assicura Federica Ragazzi, laurea magistrale in Management e comunicazione d’impresa - perché anche comunicare se stessi è importante: quello che si sa fare s’impara dopo». «I valori aggiunti sono le conoscenze specifiche dei programmi e di alcune lingue», fa eco la collega di corso Manuela Iori. Qualche consiglio lo offre il rettore. «Occorre guardare con attenzione già durante il percorso universitario quali possono essere gli sblocchi professionali - conclude Andrisano - perché si possono selezionare insegnamenti specifici che possono aiutare nell’inserimento. Soprattutto, sviluppare tesi di laurea su argomenti d’interesse, possibilmente condiviso dall’impresa, dal laureando e dal docente che segue la tesi».
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