Modena. edifici assistenziali l’architettura come propaganda
Casa del mutilato, Casa della madre e del bambino a Modena due esempi “puri” di razionalismo
Continuiamo la nostra passeggiata tra gli edifici e i monumenti della Modena Razionalista. Grande protagonista delle recenti “Giornate d'Autunno” del Fai è stata la Casa del Mutilato in viale Muratori. Costruita fra il 1932 e il 1935 su progetto di Cesare Abbati Marescotti, ha due piante centrali giustapposte mentre la pietra del basamento e dei pilastri che incorniciano l'ingresso contrasta con l'intonaco dei prospetti. Il tetto è piatto. Si presenta come una costruzione austera, senza alcun elemento decorativo, l'unico “movimento” è dato da semplici finestre rettangolari disposte simmetricamente, in linea con i dettami imperanti dello stile littorio del tempo. La facciata principale presentava diversi elementi iconografici tipici del regime, come i due stilizzati e imponenti fasci littori posti simmetricamente ai lati dell’ingresso eliminati immediatamente nel dopoguerra. Questi interventi hanno parzialmente alterato l’originario carattere dell’edificio. Altri restauri sono stati eseguiti anche di recente e nel 2002, durante la ristrutturazione delle scale è stata trovata sepolta una bottiglia contenente una pergamena che riportava la data di costruzione, i nomi dei progettisti e la composizione della commissione esecutiva per la costruzione “di questo tempio del sacrificio”, come si legge sul documento. Pregevole e particolarmente curata è la recinzione esterna che forma una piccola esedra nei pressi dell'entrata principale. L'edificio ora ospita l'Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra.
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Nota un tempo come la “Casa della madre e del bambino”, su viale Jacopo Barozzi troviamo la sede di alcuni uffici della Provincia. La denominazione originaria dell'intervento che portò a costruire edifici simili a questo un po' in tutti i comuni era “Opera Nazionale Maternità e Infanzia”. Indetta nel 1925, aveva lo scopo di assistere le madri bisognose, le famiglie povere, i bambini fino al quinto anno di età e i fanciulli disadattati. Ha rappresentato uno degli interventi messi in atto dal regime per consolidare il consenso attraverso la costruzione di luoghi assistenziali. La struttura è situata nella zona di prima espansione urbana a ovest del centro storico, in prossimità del canale di Corlo e all’estremità meridionale di un lotto triangolare ceduto dal Comune, inizialmente destinato alla Cooperativa Edilizia Casa del Mutilato e alla Manifattura Tabacchi.
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Questa ubicazione particolare, proprio sull'angolo, viene accentuata dalla linea curva dell'ingresso che presenta anche un porticato ed è sporgente di un piano rispetto ai corpi laterali più bassi. L'andamento dell'edificio è spiccatamente orizzontale, un movimento reso ancora più evidente dal tetto a copertura piana aggettante rispetto al filo dei muri delle due ali. Le sue dimensioni ridotte hanno però una disposizione razionale delle funzioni per cui era stato costruito delineando due corpi ben precisi; uno destinato alle madri (lungo via Caula) e uno destinato ai bambini (lungo viale Jacopo Barozzi). Al centro di questi corpi, c'era una corte adibita a giardino. L’edificio ha mantenuto la sua funzione originale fino al 1958 quando venne costruito un'altra sede analoga in via Don Minzoni. In seguito è stata sede provvisoria dell'istituto Fermi e del Selmi. (2 - continua)
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