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Modena

amara lettera del titolare dell’habanero 

«Tenere aperto il chiosco è stata una vera odissea»

«Tenere aperto il chiosco è stata una vera odissea»

«Credo sia molto difficile che il parco delle Rimembranze, possa mai ridiventare il parco delle famiglie modenesi. Nel deserto lasciato da attività commerciali costrette di questo passo a chiudere i...

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«Credo sia molto difficile che il parco delle Rimembranze, possa mai ridiventare il parco delle famiglie modenesi. Nel deserto lasciato da attività commerciali costrette di questo passo a chiudere i battenti, ostracizzate da un vero e proprio accanimento istituzionale».

Parole di Carlo Serafini, titolare del chiosco “Habanero, noto anche come “El Cedro”, uno dei pochi che la scorsa estate ha potuto tenere aperto all’interno del parco delle Rimembranze. È una delle tante frasi piene di amarezza, contenute in una lettera aperta inviata al giornale per raccontare, a stagione chiusa, le innumerevoli difficoltà che Serafini ha dovuto affrontare la scorsa estate, su tutte la sospensione dell’attività per 3 giorni. E da qui prende il via la lettera.

QUANTE INGIUSTIZIA. «Mi ritengo vittima di un'enorme ingiustizia, perpetrata più o meno consapevolmente da parte di tutte le istituzioni coinvolte nella vicenda. - spiega Serafini, prima di ripercorrere l’intera estate di lavoro - Come ogni estate, l’inizio della stagione lavorativa dei chioschi è sancito da una deliberazione della Giunta, quest'anno arrivata con grande ritardo rispetto al passato: il 16 maggio. Costringendoci così a correre dietro all'estate già iniziata: da quel momento sino all'apertura, ogni giorno ha rappresentato un' occasione mancata per poter lavorare e riscattare la stagione, perché prima era necessario ottenere i permessi dal Comune».

E a questo punto sono sorti i primi problemi: «il Comune stava per negarmi l'autorizzazione per l'occupazione del suolo pubblico antistante la mia attività, per le sedute messe a disposizione dei clienti. Nonostante la mia richiesta, l'amministrazione ha ritenuto che molti di questi manufatti contrastassero con la normativa comunale. Compresa una pedana di legno montata da anni e fondamentale per il rispetto dei requisiti igienico-sanitari imposto al locale dall'Ausl, oltre alle siepi ed alle fioriere sempre autorizzate in passato».

RISPETTO TUTTE LE NORME. E continua: « Pur di ottenere il titolo autorizzatorio - ho scelto di rimuovere qualunque oggetto contestato dal Comune. Da qui una escalation di controlli e contestazioni da parte degli agenti via via intervenuti sul posto: da sanzioni per aver disposto luci led, volte ad illuminare il locale e l'area circostante, fino a misurare quella famosa pedana lignea originariamente contestata dal Comune, con tanto di metro alla mano! La costante presenza della Polizia Municipale in un determinato luogo evoca inevitabilmente l'idea di un locale poco sicuro, con conseguenze dannose per l'afflusso di clientela». CONTROLLI SENZA TREGUA. Controlli senza eguali, rileva Serafini «Nessun altro chiosco è stato destinatario di una politica di controllo così aggressiva da parte delle istituzioni. Da ultimo la vergognosa sospensione imposta ad agosto, che ha costretto l'Habanero a chiudere i battenti per ben tre giorni. Mi chiedo come mai ad altri locali, non solo del parco, vengano tollerati manufatti come fioriere, vele (per non parlare della musica dal vivo), che nel mio - invece - non sono stati permessi. Possiamo tutti verificare le condizioni fatiscenti in cui versano le baracchine abbandonate, che conservano infatti arredi non autorizzati. Mi chiedo altresì quali istituzioni siano effettivamente coinvolte nella vicenda: nè gli assessori, nè i tecnici firmatari dei provvedimenti hanno mai voluto darmi udienza in proposito».

SENZA NOI SPACCIO E DEGRADO. La conclusione è, come facile immaginare, amara: «Da anni l'Habanero si impegna nella riqualificazione di questa zona, cercando di proporre iniziative musicali e culturali che hanno riscontrato grande successo e partecipazione da parte della cittadinanza. Nel periodo di chiusura forzata del locale invece, sono dovuto intervenire, a più riprese, per ripulire il degrado lasciato da tossicodipendenti da cocaina ed eroina, i quali hanno anche danneggiato il locale. Lo staff testimonia come la presenza della legge sia forte durante le serate, mentre sia totalmente assente nei pomeriggi, quando il parco è abbandonato a se stesso, alla mercé di tossicodipendenti e spacciatori. A fare le spese di questa situazione è soltanto l'Habanero, che quest'estate ha dato lavoro a ben nove persone. È anche nell'interesse dei miei dipendenti che ho atteso la fine della stagione estiva per spiegare le mie ragioni, dato che sono giunto al punto di temere vere e proprie rappresaglie da parte delle istituzioni coinvolte, che hanno il potere di irrogare nuove ed immediate sospensioni. Non so cosa accadrà dopo queste mie parole, ma voglio che i modenesi conoscano l'intera storia e giudichino la vicenda Auspico che nel 2018 si possa avere un trattamento equo e più rispettoso di chi lavora e cerca in tutti i modi di aderire alle regole, per quanto a volte eccessive».

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