Un patto contro la droga nelle scuole
di Stefano Totaro
Tutti i docenti e i bidelli parteciperanno ad incontri con medici e ispettori per formarsi ed intervenire in modo opportuno
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Un “cartello” contro la droga: una grande squadra diffusa in tutto il territorio cittadino pronta a intervenire non appena riconosce le circostanze, i sintomi, i “giri” che si vengono a creare.
Un team di esperti che ogni giorno, per ore, ha a che fare un con migliaia di potenziali obiettivi o potenziali vittime da proteggere ed aiutare. Per questo motivo la squadra dove essere pronta, esperta e motivata: è quanto si chiede solitamente al corpo docente nello svolgimento del loro mestiere di educatori, ora anche nell'ambito della droga, nella lotta contro la diffusione delle sostanze stupefacenti tra i ragazzi minorenni o appena maggiorenni.
Il “cartello” è questo: la creazione di una squadra di professori informati e preparati nel settore droghe e tossicodipendenze, conoscitori di effetti e di diffusione di determinate sostanze, in grado di cogliere il disagio, di incrociare i segnali di sofferenze di qualche ragazzo, un team capace, in sostanza, di dare una mano subito e in un modo opportuno agli studenti che hanno bisogno di aiuto.
Nessuno escluso, anche il personale non docente, che spesso condivide il dietro el quinte della giornata scolastica, che viene con facilità in contatto coi ragazzi, farà parte della squadra.
Si tratta di un protocollo d’intesa, in fase di elaborazione, tra l’Ausl e la dirigenza scolastica provinciale (il provveditorato), un patto Ausl-scuola per contrastare la diffusione della droga tra i ragazzi che vedrà il coinvolgimento di tutti i docenti e di tutto il personale non docente. In passato, sino all’anno scorso, le iniziative, gli incontri, le campagne mirate con esperti venivano svolte ma sostanzialmente a chiamata.
Quando c’era un istituto, o meglio, un determinato professore sensibile a queste problematiche, ecco che si facevano iniziative di questo genere e incontri anche nelle classi. Ma una volta finito l’iniziale interesse oppure quel professore è andato via oppure viene creato un altro calendario di incontri ma su altri argomenti, ecco che tutto finisce, tutto finisce , in pratica, nel dimenticatoio.
L'istituzione invece di una formazione diffusa è utile a creare una cultura di fondo, generalizzata, ampia, capace di dare frutti sul campo. In questo senso, nei giorni scorsi, si è tenuto il primo incontro, la prima assemblea mirata con la direzione dell’Ausl modenese, la dirigenza scolastica e i docenti.
Tra gli obiettivi, al termine delle “lezioni” ai docenti tenuti da esperti medici e psicologi e da un ispettore della polizia municipale, c’è l ’istituzione di un vero e proprio regolamento d'istituto sulla prevenzione e sulla informazione specifica nel campo delle sostanze stupefacenti.
«Questa iniziativa - spiega il dottor Claudio Ferretti, responsabile del Sert modenese - è il naturale sviluppo del progetto “educazione alla cannabis” che abbiamo iniziato l’anno scorso e che termineremo quest’anno in quattro istituti superiori modenesi. Anche in questo caso la formula è stata una formazione dei docenti, incontri con medici e psicologi, con la polizia municipale per avere un quadro legislativo e di intervento e poi incontri nelle classi per spiegare il mondo della droga, cosa provoca il consumo, a cosa si va incontro dal punto di vista sanitario e legale. Ora l’Ausl si è presa un impegno più grande e ha stretto un patto con la scuola in senso generale per preparare nelle scuole, stesse a combattere il fenomeno della diffusione».
Un team di esperti che ogni giorno, per ore, ha a che fare un con migliaia di potenziali obiettivi o potenziali vittime da proteggere ed aiutare. Per questo motivo la squadra dove essere pronta, esperta e motivata: è quanto si chiede solitamente al corpo docente nello svolgimento del loro mestiere di educatori, ora anche nell'ambito della droga, nella lotta contro la diffusione delle sostanze stupefacenti tra i ragazzi minorenni o appena maggiorenni.
Il “cartello” è questo: la creazione di una squadra di professori informati e preparati nel settore droghe e tossicodipendenze, conoscitori di effetti e di diffusione di determinate sostanze, in grado di cogliere il disagio, di incrociare i segnali di sofferenze di qualche ragazzo, un team capace, in sostanza, di dare una mano subito e in un modo opportuno agli studenti che hanno bisogno di aiuto.
Nessuno escluso, anche il personale non docente, che spesso condivide il dietro el quinte della giornata scolastica, che viene con facilità in contatto coi ragazzi, farà parte della squadra.
Si tratta di un protocollo d’intesa, in fase di elaborazione, tra l’Ausl e la dirigenza scolastica provinciale (il provveditorato), un patto Ausl-scuola per contrastare la diffusione della droga tra i ragazzi che vedrà il coinvolgimento di tutti i docenti e di tutto il personale non docente. In passato, sino all’anno scorso, le iniziative, gli incontri, le campagne mirate con esperti venivano svolte ma sostanzialmente a chiamata.
Quando c’era un istituto, o meglio, un determinato professore sensibile a queste problematiche, ecco che si facevano iniziative di questo genere e incontri anche nelle classi. Ma una volta finito l’iniziale interesse oppure quel professore è andato via oppure viene creato un altro calendario di incontri ma su altri argomenti, ecco che tutto finisce, tutto finisce , in pratica, nel dimenticatoio.
L'istituzione invece di una formazione diffusa è utile a creare una cultura di fondo, generalizzata, ampia, capace di dare frutti sul campo. In questo senso, nei giorni scorsi, si è tenuto il primo incontro, la prima assemblea mirata con la direzione dell’Ausl modenese, la dirigenza scolastica e i docenti.
Tra gli obiettivi, al termine delle “lezioni” ai docenti tenuti da esperti medici e psicologi e da un ispettore della polizia municipale, c’è l ’istituzione di un vero e proprio regolamento d'istituto sulla prevenzione e sulla informazione specifica nel campo delle sostanze stupefacenti.
«Questa iniziativa - spiega il dottor Claudio Ferretti, responsabile del Sert modenese - è il naturale sviluppo del progetto “educazione alla cannabis” che abbiamo iniziato l’anno scorso e che termineremo quest’anno in quattro istituti superiori modenesi. Anche in questo caso la formula è stata una formazione dei docenti, incontri con medici e psicologi, con la polizia municipale per avere un quadro legislativo e di intervento e poi incontri nelle classi per spiegare il mondo della droga, cosa provoca il consumo, a cosa si va incontro dal punto di vista sanitario e legale. Ora l’Ausl si è presa un impegno più grande e ha stretto un patto con la scuola in senso generale per preparare nelle scuole, stesse a combattere il fenomeno della diffusione».
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