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«Aziende emiliane vitali ma mancano i manager»

di Luca Gardinale
«Aziende emiliane vitali ma mancano i manager»

Emergono innovazione e propensione verso l’estero, male le risorse umane «Puntare sulla formazione, dalla scuola all’università, per essere competitivi»

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Vitali sì, internazionali anche. E quindi anche attrattive: di certo più della media nazionale, sostanzialmente alla pari con la Lombardia (con dei punti a favore se si parla di internazionalizzazione e delle gravi mancanze sulla managerializzazione) e non abbastanza se il paragone è con le grandi aree produttive del centro-nord Europa.

È lo stato di salute delle imprese emiliane che emerge dalla fotografia scattata da “Transformation capital - finanza e talento per innovare”, la ricerca promossa dal Centro studi G.r.o. (Global Restructuring Organization) in collaborazione con Ey (Ernst & Young) e lo studio legale Tullio & Partners di Modena.

Una ricerca che, dopo aver interpellato 35 imprenditori e dirigenti, è stata presentata ieri alla Camera di Commercio di Modena, dando poi vita ad una serie di interviste e tavole rotonde che hanno visto protagonisti tra gli altri Oscar Farinetti, patron di Eataly, Valter Caiumi, vicepresidente di Confindustria Emilia, Marco Marchi, amministratore unico di Liu Jo, e Franco Stefani, presidente di System.

«L’osservatorio - ha spiegato Alberto Rosa, responsabile Ey per l’Emilia Romagna - nasce dalla volontà di analizzare il livello di attrattività, crescita e posizionamento delle imprese emiliane rispetto a quelle delle altre regioni. E quello che emerge è che siamo secondi dopo la Lombardia per competitività: siamo virtuosi e molto vitali, ma siamo indietro rispetto ad alcuni distretti del nord Europa».

I due punti più critici che emergono dallo studio sono infatti la dimensione aziendale, che nonostante superi di quindici punti la media nazionale resta inferiore a quella delle regioni più avanzate del continente, e il tasso di managerializzazione, superiore di otto punti rispetto alla media italiana, ma significativamente più basso della media nazionale, e soprattutto molto lontano da quello delle imprese lombarde.

«La vitalità delle nostre imprese è straordinaria - riprende Rosa - ma anche se sono cresciute, le nostre pmi non riescono ancora a competere con le grandi aziende internazionali».

Passando ai numeri, le aziende emiliane superano del 28 per cento la media nazionale per quanto riguarda vitalità e innovatività del tessuto imprenditoriale; risultati ancora migliori per l’ampiezza del mercato domestico (+39 per cento), e per il grado di internazionalizzazione delle imprese (+51 per cento). Tra gli aspetti critici c’è però quello relativo alle risorse umane: «La sfida del futuro è la capacità di investire sui talenti - conclude Rosa - e se non punteremo a sufficienza sulla formazione, a partire da scuola e università, non saremo in grado di vincere la sfida della competitività. Bisogna essere veloci, anche perché oggi siamo bravini, ma se stiamo fermi rimarremo indietro in fretta».

Molto applaudito Oscar Farinetti, che, dopo aver ricordato l’appuntamento del 15 novembre per l’apertura di “Fico” a Bologna, ha parlato della centralità del futuro: «Mi piace più del passato e del presente - ha spiegato - perché dei tre tempi è quello sul quale possiamo incidere di più con le nostre decisioni. Potrebbe sembrare un ossimoro, ma è importante che noi “ricordiamo” spesso il futuro».

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