Gazzetta di Modena

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Crisi Vapor, il caso finisce in Regione

di Andrea Gilioli
 Crisi Vapor, il caso finisce in Regione

Il sindaco Pistoni: «È il modo migliore per trattare con la multinazionale». Lavoratori in sciopero

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Arriverà probabilmente in Regione la vertenza dei 50 lavoratori della Vapor Europe di via Regina Pacis, azienda di automazioni per mezzi pubblici la cui proprietà, la multinazionale Wabtec Faiveley, ha annunciato 30 licenziamenti nell’ambito di una temuta riorganizzazione della sede sassolese. «Una decisione – spiegano lavoratori e sindacati – inaspettata e che apre scenari molto difficili, specie perché i 30 dipendenti a rischio, con famiglie da mantenere e mutui da onorare, avrebbero ridottissime possibilità di trovare un nuovo impiego a causa dell’età». La paura dei lavoratori, inoltre, è che la riorganizzazione della sede cittadina sia in realtà uno specchietto per allodole, il preludio ad una chiusura definitiva. Ipotesi che anche il sindaco di Sassuolo Claudio Pistoni, che ha incontrato ieri pomeriggio in Municipio una delegazione di sindacalisti e operai, non esclude e teme. «Siamo - ha spiegato il sindaco - vicini ai lavoratori e preoccupati perché il territorio rischia di perdere un’azienda importante, tra l’altro non del core business di questo distretto. L’obiettivo a cui stiamo lavorando, in accordo coi sindacati, è quello di portare la questione in Regione, poiché un tavolo locale con una multinazionale sarebbe più complesso. Tra l’altro il tema è di rilievo più ampio, toccando la questione appalti pubblici e quella del settore manutenzioni, con altre aziende in Italia in simili situazioni». Il riferimento, ovviamente, è anche alla scelta, non adottata in molti appalti della Pubblica Amministrazione italiana, di richiedere la produzione nazionale di componenti, su cui i sindacati e diversi esponenti politici hanno espresso critiche feroci. «Faremo l’impossibile – ha concluso il sindaco - perché questa azienda rimanga a Sassuolo e per trovare un’eventuale soluzione ai licenziamenti, che purtroppo potrebbero nel giro di un anno o due diventare 50». I lavoratori, intanto, hanno deciso di continuare lo sciopero e il presidio davanti alla sede: «Siamo pronti a dare battaglia - ha spiegato tra gli altri Moreno Marchetti - finché c’è una possibilità. Molti di noi hanno appena contratto dei mutui perché non ci aspettavamo nulla del genere». Alla base, secondo sindacati e lavoratori, della riduzione di personale la decisione della multinazionale di trasferire in Repubblica Ceca le produzioni, per avvantaggiarsi del minor costo del lavoro: «La commessa per le porte della metro di Parigi - ha spiegato l’Rsa Fiom Gianluca De Matteo - ci avrebbe dato 10 anni di lavoro sicuro. I nuovi dirigenti, dopo la fusione con Faiveley, però non hanno presentato un piano di produzione e dal nulla hanno optato per il licenziamento collettivo. Purtroppo anche l’ipotesi di diventare un centro assistenza, con l’organico decimato, non ci rassicura».

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