Doppio omicidio del ‘92, presi i colpevoli
di Alberto Setti
Guerra tra cosche infiltrate al Nord: sei indagati, tra loro un carpigiano di 51 anni. Nuovo arresto per il boss Grande Aracri
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CARPI. C’è anche un carpigiano di 51 anni tra i sei nuovi indagati della maxi inchiesta sulla ’Ndrangheta tra Reggio e Modena, nell’ultimo troncone denominato “Aemilia 1992”, scaturito dalle dichiarazioni del nuovo pentito di “mafia”, Antonio Valerio.
E non si parla di reati di contesto, minori. Ma di omicidi, commessi nella guerra tra le cosche che si contendevano il potere a Cutro e in Emilia.
Antonio Lerose, detto Renè, classe 1966, cutrese trapiantato a Carpi, è indagato, ma libero.
L’ordinanza firmata dal Gip del tribunale di Bologna, il mirandolese Alberto Ziroldi, dispone invece la misura cautelare in carcere nientemeno che per il boss Nicolino Grande Aracri, 58 anni, considerato il capo dell’omonima cosca di Cutro, che a Reggio e Modena vanta tuttavia fior di legami e parentele, oltre che una ricorrente frequentazionei. I carabinieri di Modena, si ricorderà, lo fotografarono prima del suo arresto in un noto ristorante di via Vignolese, mentre il genero è stato anche alle dipendenze della Bianchini costruzioni di San Felice.
Stesso provvedimento restrittivo per Nicolino Sarcone, 52 anni, esponente di spicco dei clan in Emilia, e per Angelo Greco, detto “Lino”, 51 anni, considerato al vertice della ’ndrina di San Mauro, nel Torinese.
Tutti e tre hanno ricevuto ieri notte la notifica dei nuovi provvedimenti in carcere, dove già si trovano, sempre per ragioni di mafia.
Secondo quanto ricostruito dalla nuova indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, sono accusati dell’omicidio di Nicola Vasapollo, 33 anni, avvenuto il 21 settembre del 1992 a Reggio, e di quello di Giuseppe Ruggiero, 35 anni, consumato il 22 ottobre dello stesso anno nella Brescello oggi commissariata per il persistere delle infiltrazioni nelle istituzioni.
L’inchiesta è stata chiamata “Aemilia 1992” proprio con riferimento ai due “cold case”, risolti grazie alle dichiarazioni Antonio Valerio detto “Pulitino”, cutrese trapiantato a Reggio e fino a pochi mesi fa nelle gabbie dell’aula bunker di Reggio, con gli altri imputati. A chiudere il cerchio dei riscontri sul duplice omicidio anche le dichiarazioni parallele di un altro pentito, Antonio Cutrese. Gli investigatori tra l’altro hanno passato al setaccio i vecchi tabulati telefonici della Sip, le carte topografiche che riportavano un ponte non più esistente percorso dagli assassini in fuga e le multe prese. Identificate persino le loro compagne e amanti dell’epoca.
Ripassati poi gli atti delle vecchie inchieste, che nel 1997 erano sfociate nella condanna all’ergastolo dei due mandanti dei delitti, Raffaele Dragone e Domenico Lucente, quest’ultimo in seguito suicida in carcere.
Ma sugli esecutori il mistero ha resistito 25 anni: «Fatti che dimostrano a distanza di tanto tempo- ha detto ieri in questura a Reggio il procuratore di Bologna Giuseppe Amato - la lotta per la supremazia che era in atto con i Grande Aracri, i Dragone e gli Arena da una parte e gli “scissionisti” Vasapollo e Ruggiero dall’altra. Gli omicidi scaturiscono dalla rottura di rapporti di alleanza, che comprendevano vendette personali incrociate».
E non si parla di reati di contesto, minori. Ma di omicidi, commessi nella guerra tra le cosche che si contendevano il potere a Cutro e in Emilia.
Antonio Lerose, detto Renè, classe 1966, cutrese trapiantato a Carpi, è indagato, ma libero.
L’ordinanza firmata dal Gip del tribunale di Bologna, il mirandolese Alberto Ziroldi, dispone invece la misura cautelare in carcere nientemeno che per il boss Nicolino Grande Aracri, 58 anni, considerato il capo dell’omonima cosca di Cutro, che a Reggio e Modena vanta tuttavia fior di legami e parentele, oltre che una ricorrente frequentazionei. I carabinieri di Modena, si ricorderà, lo fotografarono prima del suo arresto in un noto ristorante di via Vignolese, mentre il genero è stato anche alle dipendenze della Bianchini costruzioni di San Felice.
Stesso provvedimento restrittivo per Nicolino Sarcone, 52 anni, esponente di spicco dei clan in Emilia, e per Angelo Greco, detto “Lino”, 51 anni, considerato al vertice della ’ndrina di San Mauro, nel Torinese.
Tutti e tre hanno ricevuto ieri notte la notifica dei nuovi provvedimenti in carcere, dove già si trovano, sempre per ragioni di mafia.
Secondo quanto ricostruito dalla nuova indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, sono accusati dell’omicidio di Nicola Vasapollo, 33 anni, avvenuto il 21 settembre del 1992 a Reggio, e di quello di Giuseppe Ruggiero, 35 anni, consumato il 22 ottobre dello stesso anno nella Brescello oggi commissariata per il persistere delle infiltrazioni nelle istituzioni.
L’inchiesta è stata chiamata “Aemilia 1992” proprio con riferimento ai due “cold case”, risolti grazie alle dichiarazioni Antonio Valerio detto “Pulitino”, cutrese trapiantato a Reggio e fino a pochi mesi fa nelle gabbie dell’aula bunker di Reggio, con gli altri imputati. A chiudere il cerchio dei riscontri sul duplice omicidio anche le dichiarazioni parallele di un altro pentito, Antonio Cutrese. Gli investigatori tra l’altro hanno passato al setaccio i vecchi tabulati telefonici della Sip, le carte topografiche che riportavano un ponte non più esistente percorso dagli assassini in fuga e le multe prese. Identificate persino le loro compagne e amanti dell’epoca.
Ripassati poi gli atti delle vecchie inchieste, che nel 1997 erano sfociate nella condanna all’ergastolo dei due mandanti dei delitti, Raffaele Dragone e Domenico Lucente, quest’ultimo in seguito suicida in carcere.
Ma sugli esecutori il mistero ha resistito 25 anni: «Fatti che dimostrano a distanza di tanto tempo- ha detto ieri in questura a Reggio il procuratore di Bologna Giuseppe Amato - la lotta per la supremazia che era in atto con i Grande Aracri, i Dragone e gli Arena da una parte e gli “scissionisti” Vasapollo e Ruggiero dall’altra. Gli omicidi scaturiscono dalla rottura di rapporti di alleanza, che comprendevano vendette personali incrociate».
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