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Green Days, Lorena Incerti: Disegnavo con i Carioca gli abiti delle Barbie

di Serena Arbizzi
Green Days, Lorena Incerti: Disegnavo con i Carioca gli abiti delle Barbie

La stilista carpigiana scopre il talento con la mamma, in maglieria «Nelle pause mi piaceva arrampicarmi sugli alberi a casa e a scuola»

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CARPI. Ha trascorso l’infanzia a Carpi, respirando sin da piccina l’atmosfera creativa del mondo della moda. Un mondo di cui è protagonista oggi, da stilista e commerciante.

La carpigiana Lorena Incerti disegna abiti per celebri marchi del fashion e dentro di sè, custodisce indelebile, il ricordo di quando da piccola si divertiva ad arrampicarsi sugli alberi. Durante le pause dal banco da disegno

«Mia madre lavorava in maglieria e sono cresciuta tra i carrelli dei filati - spiega Lorena- Mi divertivo, già a 4 anni, a disegnare i vestiti per le bambole, con il suo aiuto. Il regalo più bello per il mio compleanno, proprio quando ne ho compiuti 4, è stato il mitico banco da disegno: mamma lo ha portato in ditta così che io potessi stare con lei, solo i pomeriggi dopo l’asilo.

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Ho frequentato il nido e la materna a Gargallo, in campagna. Ho dei ricordi bellissimi del periodo fra 5 e 6 anni: quei piccoli pezzi di maglia che maneggiavo e si trasformavano. I colori nuovi che mi regalavano... Ricordo i leggendari “Carioca”: ho ancora nella mente l’odore dei colori di quando toglievo il tappo. Incredibile... E le avventura con la mia cagnolina Mosca, compagna di tantissime scorribande: mi divertivo a vestire anche lei con gli abiti delle bambole. Indelebile dentro di me anche il mio asilo di Gargallo, dove ho intrecciato delle amicizie che durano anche oggi: come quella con una delle mie migliori amiche. Giocavamo in completa libertà: la natura, che ho sempre amato, era protagonista in quell’asilo e ogni gioco era costruito con tronchi di legno e materiale di recupero. Quando avevamo 5 anni ci facevano pelare le patate e preparare i cibi da cucinare. Un ricordo indelebile, questo. Le elementari le ho frequentate alle Collodi di Carpi ed è stato il periodo di più bello della mia infanzia insieme all’asilo. Anche qui ho coltivato amicizie che tuttora frequento: pensare che io e due mie compagne delle elementari, Micaela e Benedetta, abbiamo partorito nello stesso mese, in ottobre, e, di conseguenza, abbiamo le nostre bimbe molto legate e amiche. Anche le nostre piccole frequentano le elementari insieme. Proprio com’eravamo noi alla loro età. Questo è veramente bellissimo. La maestra, Patrizia Ascari, ancora oggi ci viene a trovare come fosse una mamma. Oltre ad essere stata un’insegnante, ci ha trasmesso valori che tuttora conserviamo come la disciplina e l’educazione».

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Dopo le elementari a Carpi, Lorena ha frequentato le medie a Concordia. «E qui si è aperto un capitolo un po’ più triste della mia crescita - prosegue la stilista - I miei genitori per lavoro si sono dovuti trasferire a Concordia, questo non l’ho mai accettato. Non mi sentivo a mio agio nella classe delle medie: io ero brava a scuola, ma i miei compagni di classe mi prendevano in giro perché provenivo da Carpi e mi trattavano come una principessina... Avevamo mentalità lontanissime, ma non ho mai avuto problemi a trovare delle amiche. Abitavamo in campagna e mi sentivo davvero libera. Il ricordo più bello di quegli anni rimane quando abitavo in via Roosevelt, a Cibeno di Carpi, in una casa piena di alberi da frutta. Mio padre mi aveva costruito una piattaforma con asce di legno per evitare che mi facessi male: mi arrampicavo per conquistare la cima. Facevo così anche alle Collodi, dove il cortile era ricco di pini. Quando squillava la campanella per andare a casa io non vedevo l’ora di salire sulle piante. L’albero di albicocche, a casa, era il mio nido dove mi rifugiavo con Mosca. Un altro ricordo bellissimo risale a 6 anni, quando con la mia migliore amica, Lara, avevamo ricavato una cassetta delle poste nella siepe del cortile del condominio dove abitavamo entrambe. Ci scambiavamo messaggi scritti su letterine. Era bellissimo andare a letto con la curiosità di aprire la busta il giorno dopo e scoprire cosa ci fosse scritto».
 

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