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La vittima: «Nessuna sentenza potrà ridurre la mia sofferenza»

La vittima: «Nessuna sentenza potrà ridurre la mia sofferenza»

«Ho scelto di non venire all’udienza sul mio caso. L’ho fatto perché sapevo che la mia presenza al processo avrebbe solo acuito il dolore che mi affligge da tanti mesi. Ho saputo della sentenza e di...

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«Ho scelto di non venire all’udienza sul mio caso. L’ho fatto perché sapevo che la mia presenza al processo avrebbe solo acuito il dolore che mi affligge da tanti mesi. Ho saputo della sentenza e di questo risultato voglio ringraziare il procuratore Musti, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Modena, i Ris e il mio avvocato Mariani».

Le parole del dottor Stefano Tondi non nascondono la pesantezza della sua situazione. Ovviamente, è soddisfatto dell’esito del processo che ha portato alla condanna a otto anni di carcere di uno sconosciuto che ce l’aveva con lui per motivi “passionali” e che lo ha affrontato sotto casa sua danneggiandogli il viso e rischiando di portarlo alla cecità. Ora ha superato il peggio. «Ma la strada per la convalescenza sarà molto lunga», aggiunge con una nota di ottimismo che però ancora una volta si mescola a tanta amarezza per una vita segnata da quel gesto assurdo avvenuto la sera del 10 novembre 2016, una sera che ha fatto da spartiacque nella sua esistenza.

«Nessuna sentenza potrebbe alleggerire la sofferenza che questo eventi ha causato a me e ai miei cari. Cosa sto facendo oggi? Sto cercando faticosamente di riappropriarmi della mia vita».

Il dottor Tondi parla del suo lavoro. Continua a dirigere il reparto di Cardiologia all’ospedale di Baggiovara ma non è più come prima. Gli hanno tolto il cuore della sua attività professionale: il lavoro di medico e chirurgo.

«È l’affetto di chi mi circonda che oggi mi dà la forza di risalire la china», spiega.

Ha saputo della perizia del giudice che lo definisce grave agli occhi. «È così, ho ancora gravi problemi fisici ma non mi distolgono dalla mia attività di direttore. Però questo grave danno mi ha tolto tantissimo. Mi ha tolto l’attività di emodinamica per quanto riguarda il lavoro e anche nella vita di ogni giorno ho seri problemi, a cominciare dal fatto che non posso più guidare l’auto».

«Spero in futuro di avere una vita autonoma - dice Tondi - la verità è che sono fortunato a lavorare. Il lavoro mi tiene vivo perché diversamente la mia esistenza sarebbe stata tragica in queste condizioni».



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