Modena, di madre in figlia parole e immagini in forma di favola
Sandra e Sara, un duo di grande potenza emotiva per racconti illustrati che invitano alla riflessione
MODENA. L’una scrive racconti, l’altra li illustra. Sandra Bonacini e Sara Bendin sono madre e figlia. La prima, incoronata accademico d’onore dall’Accademia del Fiorino di Prato, ha l’argento vivo addosso e della propria inusuale sensibilità ha fatto parola da condividere. Pare uscita dalle pagine delle sue stesse favole. Una piccola ape operosa con il cuore di burro. Sa guardare il mondo con gli occhi di un bambino - il lupo cattivo? Macché. Si chiama Ernesto ed è vegetariano - per poi affrontare in scioltezza argomenti “da adulti”: la conquista di una ritrovata armonia con un mondo più “pulito”, il coraggio tanto di accettarsi quanto di crescere nella consapevolezza della propria indole, l’importanza di una vera amicizia che vada oltre le differenze.
La seconda, Sara, artista poliedrica e virtuosa del violoncello, ha occhi densissimi che rivelano un’anima altrettanto spessa. Che lei tenta, peraltro senza successo, di rendere inconsistente seminando indizi di una presunta spavalderia - maglia nera stile hard metal, smorfie buffe da clown - per tenere a bada la timidezza. Come se fosse disdicevole disegnare, dipingere con soave maestria e comporre nel silenzio dell’anonimato musica ottocentesca. Un incanto senza tempo.
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Per Sandra, la mamma, ancor prima del racconto fu la poesia: «Ho sempre scritto poesie. La poesia è stata, ed è tutt’ora, la mia vita. È pura sinestesia: occhi che parlano e ascoltano, orecchie che vedono oltre. Il racconto è una tappa di un lungo percorso personale che dalla poesia attraverso il disegno mi ha portato alla filosofia e alla narrazione. Per poi approdare alla scienza. Perché al di là di ciò che possiamo toccare con mano c’è molto altro. Il dolore e la sofferenza che ho visto nella mia famiglia, peraltro una famiglia straordinaria cui devo molto, mi ha spinto verso una continua ricerca. Voglio capire, comprendere.
E anche il racconto in tal senso ha una funzione fondamentale. Grazie alle favole, con apparente leggerezza, si possono infatti bilanciare tutte le forze dell’universo. L’ultimo mio libro in uscita? Ugo il millepiedi che navigava in Internet». Che al pari de “Nella valle antica con Sandi e i folletti degli animali”, nostra recente lettura edita da Il Fiorino nel 2014, sarà senza dubbio «una fiaba - ma non solo - per piccini e adulti che in modo allegro e giocoso invita a tante riflessioni». Sempre con il prezioso contributo del racconto per immagini firmato da Sara.
Forte di una profonda spiritualità nonché di un tenace sentimento religioso - «sono testimone di Geova. Mio padre mi ha insegnato ad essere sempre giusta, mia madre ad avere fede» - Sandra Bonacini è collaboratrice domestica di professione e accademica per merito. Alcuni suoi testi di poesia sono consultabili alla biblioteca Estense di Modena. Con la figlia forma un duo di grande potenza emotiva. «Mia figlia riesce a cogliere ogni millimetro della mia anima. Io in tal senso sono meno abile. Se le faccio un regalo non ci azzecco mai».
Una volta diplomata all’istituto d’arte Venturi (1996) Sara Bendin individua nel professor Mario Pavesi di Novellara il proprio mentore in termini di scultura e pittura. Anni di conservatorio hanno lasciato il segno. L’armonia del violoncello è infatti tutta nelle sue tele e nei suoi disegni. «Sara aveva soltanto un anno e già cantava l’Ave Maria di Schubert. E disegnava ovunque». Cuore orgoglioso di mamma. Lo stesso della figlia. «Io e mia madre abbiamo testa diversa ma cuore uguale», puntualizza Sara. Per poi aggiungere: «Nei miei lavori unisco l’astratto con l’iperreale. E a guidare le mie mani c’è sempre la musica».
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