Sassuolo, minaccia la futura suocera: condannato per stalking
La donna non voleva che il ragazzo di Sassuolo frequentasse la figlia minorenne Intimidazioni ripetute fino ai messaggi di morte. Pena di un anno e quattro mesi
SASSUOLO. Un 21enne, nato a Sassuolo, è stato condannato ieri a un anno e quattro mesi per stalking nei confronti della futura suocera, che non lo accettava come compagno della figlia minorenne.
La delicata vicenda è iniziata nel dicembre 2013 e ha avuto per teatro Reggio Emilia, città dove è nata la storia d’amore tra i due fidanzatini entrambi giovanissimi: all’epoca dei fatti lei, albanese, aveva 15 anni, lui, italiano, quasi 18 anni (ora ne hanno rispettivamente 18 e 21). Alla scoperta della relazione, la mamma di lei, 43enne, ha subito espresso contrarietà, perché troppo giovani e perché lui faceva lavori saltuari; ha quindi proibito alla figlia di frequentare quel ragazzo, cercando di ostacolare il rapporto amoroso.
Il ragazzo rifiutato ha iniziato a compiere ritorsioni nei confronti della suocera riluttante: atti persecutori che si sono tradotti in telefonate continue, messaggi, minacce di morte, danneggiamenti ad oggetti. Una vera e propria guerra familiare, quella intrapresa dal giovane, che in un episodio non ha esitato a sparare con la scacciacani nel cortile di casa per spaventarla; un’altra volta le ha rotto un fanale della macchina; ha tentato perfino di abbattere a calci la porta d’ingresso.
Nel frattempo la figlia ha ignorato la volontà materna, è andata a convivere con l’innamorato e un anno fa la coppia ha avuto un bambino.
Attualmente la ragazza con il figlio si trova in una struttura protetta, poiché le assistenti sociali hanno ritenuto preferibile allontanarla da una situazione così conflittuale e con difficoltà economiche.
Già a fine 2013, alle prime allarmanti avvisaglie, la suocera ha denunciato il “genero” per minacce, ingiurie e danneggiamenti; la prima di una sfilza di denunce, poi confluite nel fascicolo di stalking. E ieri, dopo un rinvio in giugno, il processo in rito abbreviato si è aperto e concluso in udienza preliminare davanti al Gup Giovanni Ghini.
Il 21enne per la prima volta ha risposto alle domande: ha ammesso i fatti, si è detto pentito e ha chiesto scusa, affermando di aver iniziato volontariamente un percorso con uno psicologo per gestire la rabbia (l’avvocato difensore Mario Di Frenna ha prodotto l’attestato del Dipartimento di Salute Mentale).
Il pm Maria Rita Pantani ha chiesto una condanna a due anni e due mesi. Il dottor Ghini ha emesso la sentenza, ma è probabile che il giovane non andrà in carcere: è incensurato e la difesa preannuncia appello e richiesta di misure alternative.
Assolta invece la mamma di lui, imputata per un solo episodio: durante un litigio aveva telefonato alla mamma di lei minacciandola con la frase “ti spacco la faccia”.
Ieri la 43enne, che non si è costituita parte civile, ha rimesso la querela nei confronti della donna, ma ha rifiutato di fare lo stesso per il giovane.
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