Gazzetta di Modena

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“TALOS”, gli automi guardiani d’Europa

di Ilaria Cecchinato e Gianluca Poggi
“TALOS”, gli automi guardiani d’Europa

In prima nazionale al Mast il progetto di Arkadi Zaides che indaga il ruolo della tecnologia nella gestione dei flussi migratori

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Arkadi Zaides, coreografo bielorusso attivo tra Israele e l’Europa porta a Vie “TALOS” (unica replica questa sera alle 21 al MAST Auditorium di Bologna). Continuando il suo lavoro di ricerca sulle possibilità della coreografia di tradursi in discorso geopolitico, Zaides esplora il territorio ancora incognito del ruolo della tecnologia nella gestione dei flussi migratori.

Parliamo di Talos…

«Talos è una figura mitologica, metà uomo e metà macchina, data in dono da Zeus a Europa, con la missione di proteggerla pattugliando l’isola di Creta. TALOS è anche un acronimo per “Transportable Autonomous patrol for Land bOrder Survillance”, un sistema di controllo delle frontiere attraverso robot, finanziato dall’UE. Testato in Polonia tra il 2008 e il 2012, ha coinvolto istituzioni provenienti da una decina di paesi europei, ma non ha mai raggiunto la fase operativa. Entrambi i “Talos”, quello mitologico e quello concreto, si occupano di messa in sicurezza e nella mia performance ho tentato di metterli insieme».

Quale approccio al lavoro?

«Le mie ricerche sono iniziate visitando l’istituzione che gestiva il progetto TALOS in Polonia. Non ho visto il sistema in azione, ma ho potuto assistere alle ultime fasi dello smantellamento, raccogliendo testimonianze da operatori e popolazione locale. “Le persone non sono ancora pronte”, questa l’opinione più diffusa che rivela una condizione di inadeguatezza non soltanto dell’ordinamento giuridico, ma anche un dilemma morale. Che direzioni dovrebbe prendere l’innovazione perché la gente sia pronta? Siamo già in una società proiettata verso un dominio di queste tecnologie? D’altronde, alle frontiere si usano già dispositivi statici (scanner, metal-detector, gates). Da qui la possibilità di pensare a una nuova interazione fisica tra uomo e robot e quindi analizzare un diverso movimento».

Come entra la coreografia in una conferenza?

«Non parlerei di conferenza, che rimanda a qualcosa di accademico, ma di presentazione: in fondo questa è la formula adottata dalle istituzioni europee per sponsorizzare e illustrare i propri progetti. La comunicazione istituzionale si contamina con la presentazione commerciale - in un format ormai canonizzato dai grandi eventi della Silicon Valley - diventando un fenomeno estremamente rappresentabile. “TALOS” diviene così una citazione, un riferimento al progetto originario attraverso un lavoro coreografico mimetico su due livelli: da un lato accanto all'apparato scenico riproduco analiticamente gesti e movimenti dello speaker; dall'altro coreografia è ciò che nasce sulla frontiera dall'interazione tra uomo e macchina».

Coreografia e politica in dialogo?

«Sulla scorta del pensiero di Foucault e Agamben, credo che molto di quanto sta accadendo nella sfera politica oggi investa il corpo, la “nuda vita” e il movimento. Guardare al fenomeno delle migrazioni ponendo attenzione alle politiche di controllo dei corpi mi consente di riconoscere come dal confronto-scontro tra movimenti umani e apparati tecnologici stiano sorgendo “nuove pratiche coreografiche”. A ciò si lega la questione etica dell'automa: molti dispositivi imitano ormai in maniera efficace il movimento umano; ciò che non è affatto familiare è il processo decisionale delle macchine, in cui il protocollo anticipa e soverchia la capacità umana di provare empatia di fronte a chi tenta di attraversare il confine. Il sistema TALOS rappresenta il potere tecnico incapsulato in un dispositivo, il tentativo di immaginare un altro tipo di corpo sovrano che non è più umano, bensì macchinico».



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