Tumori infantili, siamo una città a rischio
di Gabriele Farina
Per gli under 15 incidenza maggiore del 43% rispetto alla media, l’ambiente insalubre è tra le cause
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A Modena i bambini e i ragazzi si ammalano di tumore oltre il 40% in più della media mondiale. Emerge da una ricerca illustrata ieri al Policlinico nella prima giornata dell’evento internazionale #Direzione Prevenzione. «Non vi darò buone notizie», esordisce il dottor Ruggero Ridolfi, oncologo-endocrinologo e rappresentante della Società internazionale di medici per l’ambiente (Isde nell’acronimo inglese). Il medico riprende uno studio pubblicato quest’anno da Lancet e curato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc). Gli autori hanno scoperto che a livello globale l’incidenza dei tumori infantili è di 140,6 ragazze e ragazzi under 15 (0-14 anni) ogni milione. A Modena, dalle cifre svelate dal medico, l’incidenza per tale campione è di 201,1 under 15 ogni milione: il 43% in più della media globale. Tra i fattori gli scienziati non escludono l'inquinamento. «L’Organizzazione mondiale della sanità sostiene dal 2016 che circa un terzo delle malattie infantili è causato da un ambiente insalubre - prosegue l’esperto - e il 6,4% delle morti è dovuto all’inquinamento atmosferico». Entrano così in causa le polveri sottili.
ARIA PESSIMA. Gli ultimi dati Arpae non sono un’eccezione.Tra il 19 gennaio e l’1 febbraio 2017, per esempio, solo il primo giorno Modena ha rispettato (di poco) il limite dei 50 microgrammi per metro cubo. Per il resto, la crescita è quasi costante e culmina con i 207 microgrammi per metro cubo dell’ultima rilevazione, oltre quattro volte il limite. «Le chiusure al traffico per qualche giorno non so a quanto possano servire», commenta il medico. Uno studio americano mostra una proporzionalità tra concentrazione di Pm10 e mortalità. La sigla indica materiale particolato spesso 10 millesimi di millimetro che entra nell’albero respiratorio delle persone.
POLVERI SOTTILI. Le polveri sottili (come le più piccole Pm2.5) derivano da emissioni di auto e industrie, combustione e incenerimento. «Entro 4 chilometri dagli 8 inceneritori in Emilia Romagna sono aumentati i morti prematuri, i parti prematuri e gli aborti - spiega l’esperto - e questo è il primo segnale di un ambiente inquinato».
ACQUA. Un inquinamento che non risparmia l’acqua. Secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) nel 2014 il 41,2% dei corpi idrici superficiali italiani aveva valori sopra i limiti di legge. Colpa soprattutto dei pesticidi, «valutati nelle simulazioni da singole sostanze, come se non entrassero nell’ambiente». Parola di Pietro Paris, responsabile della sezione Sostanze pericolose dell’Ispra. «Nel bacino del Po vivono 16-17 milioni di persone - conclude Paris - tutte indirettamente esposte a contaminazione da sostanze come l’atrazina, seppure non utilizzata da 25 anni. Ci possiamo tutelare solo con i limiti amministrativi?».
ARIA PESSIMA. Gli ultimi dati Arpae non sono un’eccezione.Tra il 19 gennaio e l’1 febbraio 2017, per esempio, solo il primo giorno Modena ha rispettato (di poco) il limite dei 50 microgrammi per metro cubo. Per il resto, la crescita è quasi costante e culmina con i 207 microgrammi per metro cubo dell’ultima rilevazione, oltre quattro volte il limite. «Le chiusure al traffico per qualche giorno non so a quanto possano servire», commenta il medico. Uno studio americano mostra una proporzionalità tra concentrazione di Pm10 e mortalità. La sigla indica materiale particolato spesso 10 millesimi di millimetro che entra nell’albero respiratorio delle persone.
POLVERI SOTTILI. Le polveri sottili (come le più piccole Pm2.5) derivano da emissioni di auto e industrie, combustione e incenerimento. «Entro 4 chilometri dagli 8 inceneritori in Emilia Romagna sono aumentati i morti prematuri, i parti prematuri e gli aborti - spiega l’esperto - e questo è il primo segnale di un ambiente inquinato».
ACQUA. Un inquinamento che non risparmia l’acqua. Secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) nel 2014 il 41,2% dei corpi idrici superficiali italiani aveva valori sopra i limiti di legge. Colpa soprattutto dei pesticidi, «valutati nelle simulazioni da singole sostanze, come se non entrassero nell’ambiente». Parola di Pietro Paris, responsabile della sezione Sostanze pericolose dell’Ispra. «Nel bacino del Po vivono 16-17 milioni di persone - conclude Paris - tutte indirettamente esposte a contaminazione da sostanze come l’atrazina, seppure non utilizzata da 25 anni. Ci possiamo tutelare solo con i limiti amministrativi?».
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