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Un caso difficile risolto grazie a due solide prove

I carabinieri del Nucleo Investigativo di Modena, comandati dal colonnello Domenico Cristaldi, i Ris di Parma, il pm Enrico Stefani (oggi al Tribunale di Venezia) e il procuratore capo Lucia Musti...

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I carabinieri del Nucleo Investigativo di Modena, comandati dal colonnello Domenico Cristaldi, i Ris di Parma, il pm Enrico Stefani (oggi al Tribunale di Venezia) e il procuratore capo Lucia Musti hanno chiuso le indagini raggiungendo due solide prove contro Daniele Albicini, il tecnico della medicina del lavoro di Sassuolo ieri condannato per aver spruzzato la soda caustica in faccia al cardiologo Stefano Tondi. Un caso difficile, partito in salita con investigazioni a tutto campo sugli ex pazienti del medico, un filone di indagine privo di risultati dato che non sono emerse lamentele sull’operato di Tondi.

La svolta è arrivata dall’intuizione che dietro quella misteriosa aggressione avvenuta alle 9 di sera davanti alla casa del cardiologo a Vignola, subito dopo aver parcheggiato l’auto in cortile al ritorno dalla giornata di lavoro a Baggiovara, l’ aggressore fosse mosso da motivazioni per così dire “passionali”.

Intuizione centrata che ha portato i carabinieri a inquadrare Albicini come sospetto: il 59enne aveva avuto una relazione molto lontana nel tempo con l’attuale compagna di Tondi. Continuava a contattarla con insistenza ripetendole che Tondi non era l’uomo per lei e che i suoi sentimenti d’amore non si erano mai esauriti.

A incastrare il tecnico dell’Ausl sono state due prove. La prima è arrivata dai Ris di Parma. Sul tavolo del laboratorio di analisi forense più famoso d’Italia c’erano la pistola di plastica da bambini usata per sparare la soda caustica - arma ritrovata in un cassonetto vicino alla casa di Tondi - e un bastone che l’aggressore ha impugnato dopo gli spruzzi. Se la pistola è risultata priva di impronte, il bastone ne conservava alcune.

Un raffronto del dna con i residui biologici di Albicini prelevati da un bicchiere che aveva usato durante un pasto ha indicato che i profili genetici erano compatibili. La seconda prova è arrivata dall’autovelox sulla Radici in Monte a Traversetolo: l’auto di Albicini è stata fotografata in un orario compatibile col tragitto verso Vignola.

Per lui si è aperta la porta del carcere, poi è stato assegnato ai domiciliari ma quando, violando i domiciliari, ha spedito alla donna un libro di Fabio Volo è tornato in cella.

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