Abuso edilizio al poligono Si va verso la prescrizione
di Daniele Montanari
Serramazzoni. La Procura non ha chiesto condanne per i due capi d’accusa Solo la parte civile incalza su una vicenda minore. Sentenza il 16 gennaio
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SERRAMAZZONI. Finirà molto probabilmente in niente il processo sul villino costruito nell’area della Fondaccia che doveva ospitare il poligono di tiro, uno dei casi urbanistici caldi di Serra. Sul banco degli imputati, com’è noto, Franco Degli Antoni, Gerardo Sileo, Angela Genovese, il progettista Moreno Giacobazzi e l’ex capo dell’Ufficio tecnico Enrico Tagliazucchi.
Ieri alla discussione finale del lungo dibattito (caratterizzato anche da due anni di rinvii per motivi tecnici, dal 2014 al 2016) la Procura non ha chiesto condanne per i due capi d’accusa. Per il primo, il presunto abuso urbanistico legato alla costruzione del fabbricato, ha ritenuto di non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Per il secondo, la presunta violenza privata commessa da Tagliazucchi (nei confronti di una sua sottoposta per sollecitare l’approvazione della pratica) ha giudicato non sufficienti gli elementi emersi nel dibattimento, esprimendosi per l’assoluzione.
Più all’attacco invece la parte civile, l’avvocato Pina Di Credico per il Comune, che per quest’ultimo capo ha ribadito la richiesta di condanna mentre per il primo (il presunto abuso edilizio) si è opposta alle richieste d’assoluzione venute dalle difese, rassegnandosi alla prescrizione ma non alla dichiarazione d’innocenza degli imputati. L’udienza è stata piuttosto rapida, visto che il giudice Francesco Cermaria non ha ritenuto di dover ascoltare come teste l’ex assessore all'Urbanistica Sabina Fornari (presente comunque in aula) convocata dalle difese, che con toni molto decisi hanno poi chiesto l’assoluzione di tutti gli imputati “perché il fatto non sussiste”.
Il pomo della discordia del processo riguarda il fatto che in piano regolatore la prima classificazione dell’area come D8 fu cassata dalla giunta Ralenti a seguito delle deduzioni della Provincia e riclassificata come G6, dove secondo l’accusa non si poteva costruire la casa del custode del poligono di tiro (questo mai completato).
Per le difese, invece, la classificazione G6 inglobava il D8 e, anche se non lo indicava esplicitamente, poteva permettere la costruzione della casa, «anzi - ha precisato l’avvocato Roberto Ghini per Tagliazucchi - non si hanno riscontri in Italia di un solo poligono privo di casa del custode al di fuori di quelli realizzati nelle caserme». Appassionate anche le arringhe di Giuseppe Campagnoli (per i costruttori Sileo e Genovese) e Roberto Bortolotti (per il progettista Moreno Giacobazzi), che ha evidenziato anche «la contraddittorietà del comportamento del Comune, che ha incamerato 68mila euro di oneri urbanistici per quest’intervento e 2mila all’anno di Imu. Poi qui chiede i danni come parte civile». Sentenza il 16 gennaio.
Ieri alla discussione finale del lungo dibattito (caratterizzato anche da due anni di rinvii per motivi tecnici, dal 2014 al 2016) la Procura non ha chiesto condanne per i due capi d’accusa. Per il primo, il presunto abuso urbanistico legato alla costruzione del fabbricato, ha ritenuto di non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Per il secondo, la presunta violenza privata commessa da Tagliazucchi (nei confronti di una sua sottoposta per sollecitare l’approvazione della pratica) ha giudicato non sufficienti gli elementi emersi nel dibattimento, esprimendosi per l’assoluzione.
Più all’attacco invece la parte civile, l’avvocato Pina Di Credico per il Comune, che per quest’ultimo capo ha ribadito la richiesta di condanna mentre per il primo (il presunto abuso edilizio) si è opposta alle richieste d’assoluzione venute dalle difese, rassegnandosi alla prescrizione ma non alla dichiarazione d’innocenza degli imputati. L’udienza è stata piuttosto rapida, visto che il giudice Francesco Cermaria non ha ritenuto di dover ascoltare come teste l’ex assessore all'Urbanistica Sabina Fornari (presente comunque in aula) convocata dalle difese, che con toni molto decisi hanno poi chiesto l’assoluzione di tutti gli imputati “perché il fatto non sussiste”.
Il pomo della discordia del processo riguarda il fatto che in piano regolatore la prima classificazione dell’area come D8 fu cassata dalla giunta Ralenti a seguito delle deduzioni della Provincia e riclassificata come G6, dove secondo l’accusa non si poteva costruire la casa del custode del poligono di tiro (questo mai completato).
Per le difese, invece, la classificazione G6 inglobava il D8 e, anche se non lo indicava esplicitamente, poteva permettere la costruzione della casa, «anzi - ha precisato l’avvocato Roberto Ghini per Tagliazucchi - non si hanno riscontri in Italia di un solo poligono privo di casa del custode al di fuori di quelli realizzati nelle caserme». Appassionate anche le arringhe di Giuseppe Campagnoli (per i costruttori Sileo e Genovese) e Roberto Bortolotti (per il progettista Moreno Giacobazzi), che ha evidenziato anche «la contraddittorietà del comportamento del Comune, che ha incamerato 68mila euro di oneri urbanistici per quest’intervento e 2mila all’anno di Imu. Poi qui chiede i danni come parte civile». Sentenza il 16 gennaio.
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