Modena, malato di leucemia costretto ad uscire prende tre polmoniti
Guglielmo Manfredini, 69 anni, deve andare fuori casa perchè non c’è più assistenza domiciliare per la terapia
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MODENA. La grinta è la stessa del fratello Mauro, leader della Lega Nord a Modena scomparso giusto tre anni fa.
Ma l’indignazione per il torto di una malattia che condanna due volte l’altro fratello Guglielmo, alla quasi immobilità le dà una forza straordinaria.
«È un incubo da cui non riusciamo a liberarci - racconta - perchè da quando non abbiamo più il medico a domicilio che prima veniva garantito dall’Ail, ogni volta che andiamo fuori casa per effettuare le trasfusioni dobbiamo fare i conti con una polmonite o una bronchite. Poche ore dopo il trattamento al Policlinico iniziano i primi sintomi: qualche colpo di tosse ma in breve la respirazione è impossibile e parte la corsa per il ricovero d’urgenza. Sinora è successo quattro volte su quattro; sempre la stessa dinamica e anche i medici sono molto preoccupati di quello che gli può succedere. Del resto che altro può fare? Ha un mieloma, scoperto circa due anni fa, che la ha ridotto in gravissime condizioni. La sua autosufficienza è ridottissima, a fatica riesce a muoversi dal letto e a spostarsi in casa e fuori. È cardiopatico, le ossa tendono a sbriciolarsi e deve portare un busto speciale dopo un intervento sulla colonna vertebrale, ed è pure portatore di pacemaker. In più c’è un deficit di anticorpi che fa di lui un bersaglio per ogni virus».
Al suo fianco, sul letto dove si trova da quando è tornato a casa, dopo essere stato sedici giorni in isolamento nel reparto di Malattie Infettive, il fratello Guglielmo la guarda esausto. Annuisce, precisa qualche dato clinico, ma si vede che parlare gli costa molta fatica.
«Lo vede come siamo messi? - continua Emidia Manfredini - Questo è il bel risultato da quando non c’è più il medico convenzionato con l’Associazione Italiana Leucemie. Io ho chiesto informazioni all’ufficio dell’Ausl che si occupa delle relazioni con il pubblico: niente da fare, solo un rimpallo delle competenze. Di fatto siamo lasciati soli con un’assistenza domiciliare che fa del suo meglio per le attività minori, ma il cuore della sopravvivenza di Guglielmo è legata alle trasfusioni, che vengono decise di volta in volta dall’ematologa di riferimento. Anche su questo mi sono dovuta rimboccare le maniche e portare la fiala per gli esami dopo che i sanitari effettuano il prelievo di rito, con tanto di mia firma di liberatoria per tutta l’operazione. Tutto questo per abbreviare i tempi del ricovero e fargli trovare la sacca pronta per quando ne ha bisogno. Dobbiamo tornare in ospedale tra una settimana e che cosa dobbiamo aspettarci? Anche l’ultima volta le precauzioni prese, compresa la mascherina sulla bocca, sono servite a niente. L’ultima volta lo abbiamo salvato per un soffio. E ora?»
Tra i sussidi ortopedici che aiutano Guglielmo Manfredini c’è anche un costoso deambulatore: lo ha prestato un signore che non ne ha più bisogno per la madre. Il resto è stato pagato dalla famiglia.
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