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Una domenica tra poesie del corpo e della voce

Una domenica tra poesie del corpo e della voce

Oggi si conclude la tredicesima edizione di Vie Festival, e nel consigliarvi di andare a teatro per arricchire la vostra domenica vi proponiamo due brevi ritratti: il regista Levan Tsuladze, tra i...

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Oggi si conclude la tredicesima edizione di Vie Festival, e nel consigliarvi di andare a teatro per arricchire la vostra domenica vi proponiamo due brevi ritratti: il regista Levan Tsuladze, tra i maggiori esponenti del teatro georgiano, dopo la proficua collaborazione con ERT degli anni passati (le produzioni “Memorie di un pazzo” e “La tartaruga”) torna a Modena con “Begalut - In esilio”.

Lo spettacolo, in scena oggi al Teatro Storchi alle ore 15.30, è tratto dai romanzi di Sholem Aleichem, scrittore statunitense di origine ebraico-ucraina, autore di novelle e racconti umoristici in lingua yiddish e del georgiano Guram Batiashvili, romanziere e drammaturgo contemporaneo. A differenza delle precedenti produzioni non ci saranno italiani nel cast, la messa in scena è infatti priva di testo e procede attraverso azioni e coreografie, gesti, musiche e sonorità tipiche della tradizione ebraica. Sono i corpi degli attori a parlare, con una vocalità fisica e gestuale tesa a indagare il rapporto tra disperazione e speranza. Il regista porta in scena il tema dell'identità attraverso la storia di due famiglie in cui tragico e ironico si mescolano irrimediabilmente.

Il secondo appuntamento è con il regista Cesare Ronconi fondatore, insieme alla poetessa Mariangela Gualtieri, del Teatro Valdoca, punta di diamante della ricerca teatrale italiana. La compagnia presenta un lavoro nato da una residenza artistica in cui si è approfondita una questione già cara al Teatro Valdoca: la poesia del corpo e della voce. “Giuramenti”, in scena oggi al Teatro Comunale di Carpi alle ore 18.30, dipinge un affresco corale formato da corpi, canti rituali e versi poetici. I testi, che Gualtieri scrive appositamente per gli interpreti durante il corso dell'esperienza residenziale presso L’Arboreto-Teatro Dimora di Mondaino, favoriscono la nascita spontanea di una partitura scenica. Alla base di tutto c'è il corpo vivo dei giovani attori in scena e il loro fondere voce e fisicità in un'esperienza comunitaria capace di evocare, per la durata dello spettacolo, l'unione e l'accordatura profonda del coro greco. I perfomer si sporcano, si mascherano, si celano e si svelano, spazzando via la calma apparente della nostra generazione.

Marzio Badalì



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