Gazzetta di Modena

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Leucemico a rischio l’Ausl ora promette soluzioni alternative

di Saverio Cioce
Leucemico a rischio l’Ausl ora promette soluzioni alternative

Dopo la denuncia del caso Manfredini, senza più terapia  a domicilio, si corre ai ripari con un’assistenza integrata

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«In considerazione della mancanza del servizio di Ail e della frequenza delle trasfusioni del paziente oggetto dell’articolo, l’Azienda Usl di Modena sta predisponendo una soluzione alternativa».

È questo il passaggio chiave della nota ufficiale dell’Ausl in cui la struttura guidata dal direttore Massimo Annichiarico, ammette che la macchina delle cure per i casi di leucemia non funziona. E che per i casi più gravi e che meriterebbero un’assistenza puntuale in ospedale, come quello segnalato ieri dalla Gazzetta e che riguarda Guglielmo Manfredini, non è possibile esporre a infezioni e polmoniti continue un paziente affetto da mieloma e con difese immunitarie azzerate.

«La lamentela riportata dalla Gazzetta di Modena è riferita ad un unico paziente in precedenza trasfuso al domicilio nell’ambito della convenzione che l’Azienda Usl di Modena intrattiene con Ail - chiarisce la nota - A giugno la stessa Ail, esponendo la difficoltà a reperire un sostituto, ha comunicato che l’ematologo con contratto libero professionale previsto dalla convenzione, tuttora in vigore, non avrebbe più svolto attività trasfusionale a domicilio in quanto assegnatario di altro incarico. Il 20 giugno l'Ausl ha incontrato l'associazione e il reparto di Ematologia del Policlinico, concordando che le trasfusioni al domicilio sarebbero state seguite dai medici di medicina generale con accesso al Trasfusionale del Policlinico in caso di criticità».

«Dunque già da giugno l'Ausl garantisce, in assenza del medico Ail, la consulenza telefonica di un medico ematologo ai medici di medicina generale dei pazienti seguiti al domicilio. Tramite la propria assistenza domiciliare ha inoltre da subito monitorato tutti i pazienti. Il 20 settembre ha incontrato nuovamente Ail che, ritenendo non più necessaria la presenza di un medico ematologo per le trasfusioni al domicilio, ha concordato di mantenere in integrazione all'assistenza domiciliare la presenza di una infermiera, anch’essa già prevista dalla convenzione. Intervento che, a quanto risulta all’Azienda, Ail non riesce più a garantire da alcune settimane. Poiché l’Ausl è comunque intenzionata a proseguire nel rapporto di convenzione, ha fissato un incontro con Ail a inizio novembre per rivedere i termini dell’accordo. In considerazione della mancanza del servizio di Ail, l’Ausl sta predisponendo una soluzione alternativa».

Fin qui la direzione dell’azienda sanitaria. Ora si vedrà in quali tempi e modi arriverà l’assistenza domiciliare per Manfredini.

Ma nel frattempo, quasi a voler smentire chi minimizza i pochi casi estremi e li definisce con un eufemismo “pazienti ad alta intensità terapeutica”, ecco che arrivano molte segnalazioni di quanti si sono trovati con l’acqua alla gala per effetto della mancanza di assistenza a casa. Quella che era stata garantita insomma grazie a una convenzione con l’Ail e che si è liquefatta come conseguenza dell’addio dell’unico medico rimasto all’associazione e che da questa era stipendiato.

È questa la situazione in cui si sono trovati pazienti che hanno raccontato alla Gazzetta le loro vicende.

Alcuni non ci sono più e le loro voci, le sofferenze per il caos organizzativo, vengono testimoniate dai famigliari. È il caso dell’ing. Gustavo Mattioli, specialista di fama nel settore siderurgico e delle fonderie, venuto a mancare poche settimane fa.

«Mio padre - dice la figlia Chiara alla Gazzetta - era anche malato di Alzheimer. Quando da un giorno all’altro ci siamo trovati senza assistenza a domicilio, che per noi significava la sopravvivenza, abbiamo fatto ricorso al nostro medico di famiglia che in via eccezionale ci ha dato una mano effettuando le trasfusioni».

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