Massa Finalese: i cittadini “sequestrano” l’inceneritore dell’Enel
Protesta contro la centrale a biomasse dopo i roghi: «Basta inquinare, chiudete» A Massa la manifestazione spontanea e a Finale una “quasi-rissa” con l’assessore
FINALE. Una quasi rissa con l’assessore all’Ambiente Borgatti. Si è conclusa così la mobilitazione di associazioni, cittadini e partiti contro la grave situazione ambientale che tra Finale e Massa concentra sempre più fonti di inquinamento. E di preoccupazioni. L’ultimo spunto è arrivato dalla sequenza di incendi agli ammassi di sorgo in via Ceresa, presso l’inceneritore a biomasse di Enel Green Power.
Per Enel e per la giunta del sindaco Palazzi episodi non preoccupanti, artificiosamente gonfiati nel tam tam mediatico orchestrato da alcuni oppositori ... a prescindere. Per i circa cento cittadini che ieri si sono riuniti in piazza a Massa la goccia che fa traboccare il vaso nel cosiddetto “Polo Pattumiera”. Dove - tra tanto altro - si concentrano le quotidiane e rilevanti combustioni dell’inceneritore della stessa Enel (che brucia biomasse coltivate nei terreni della Bassa per produrre energia), e della non meno contestata Ecobloks.
E dove si stanno addensando le nubi della riapertura della discarica, destinata a raccogliere rifiuti speciali Hera da tutta la Regione. O quelle di un’autostrada che asfalterà terre fertili e sfiorerà case e paesi. I cento hanno citato dati, denunciato una situazione - in Pianura padana - da brividi e chiesto provvedimenti eclatanti al Comune.
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Una trentina di attivisti poi si sono spostati davanti all’ingresso dell’ex zuccherificio, dove hanno simbolicamente “sequestrato” lo stabilimento Enel. Sotto lo sguardo attento del servizio di vigilanza e di un assessore locale, che ha avvisato Borgatti dell’intenzione di parte della comitiva di concludere la mattinata davanti al municipio provvisorio di Finale. Così, all’arrivo presso la “casetta gialla”, l’eterogenea brigata ha trovato in attesa Gianluca Borgatti. Fino allo scorso anno oppositore della cementifera giunta Pd e guerriero ambientalista. Ma oggi, nei panni di assessore, primo detrattore di proteste a suo avviso ingiustificate, e ambasciatore della trattativa con Enel Green Power, che ha promesso al Comune di asfaltare la derelitta via Ceresa e di impiantare una rassicurante centralina di monitoraggio.
E così - in particolare con l’ex amico Maurizio Poletti - evoluto dal berlusconiano centrodestra a focoso leader ambientalista dell’ “Osservatorio civico Ora tocca a noi” - sono volati gli stracci.
In piazza a Massa, davanti a mamme e bambini che indossavano evocative mascherine antismog, invece sono volati gli applausi. Ad un emozionatissimo Massimo Rivaroli, opinionista e promotore della iniziativa spontanea. Rivaroli ha dapprima ironizzato sull’aria buona della zona, parlando infine di una situazione «che fa inorridire».
Il consigliere di sinistra Stefano Lugli ha ricordato che Enel attinge per quel progetto a denaro pubblico, ha sottolineato l’assenza dell’amministrazione e chiesto un’ordinanza di chiusura della centrale. Maurizio Goldoni ha ricordato che dall’impianto i cittadini traggono ad oggi solo danni, perché i finanziamenti li incassano altri.
Maurizio Poletti ha parlato di «impatti insopportabili», di uno smog e un odore acre che «stanno infestando questo territorio: non abbiamo bisogno di un sindaco che ha paura di assumersi delle responsabilità, devono mostrare i dati reali, delle malattie e dell’inquinamento», ha tuonato. Oltre al consigliere M5S Pavani e all’attivista Valmori , sono intervenuti i cittadini. Tra i quali Monica Cotti. E il dottor Pedrabissi, a titolo personale. «C’è una organizzazione sovversiva che si chiama Organizzazione mondiale della Sanità e che ha pubblicato i dati sui morti da inquinamento, 9 milioni all’anno, e sui relativi costi sociali», ha ironizzato il medico, leggendo il recente rapporto dell’Oms. Come dire: tempo scaduto. Nella speranza che non sia comunque tardi.
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