FESTIVAL DELLA MIGRAZIONE/2
«Non riusciamo a creare progetti democratici e degni»
«Con la gestione dei migranti abbiamo aperto una ferita alla nostra democrazia e tradito gli articoli 10 e 35 della Costituzione. Abbiamo perso sussidiarietà, prospettiva e senso di responsabilità»....
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«Con la gestione dei migranti abbiamo aperto una ferita alla nostra democrazia e tradito gli articoli 10 e 35 della Costituzione. Abbiamo perso sussidiarietà, prospettiva e senso di responsabilità». E’ molto esplicito mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, al Festival della Migrazione in corso di svolgimento a Modena. Un intervento appassionato, quello dell’ex direttore di Fondazione Migrantes e ricco di contenuti: «Perché con i rifugiati non avviene una protezione di tipo sussidiario? Perché ci aspettiamo che a gestire l’accoglienza sia lo Stato, che gestisce anche la sicurezza? Su 600mila persone arrivate i due terzi, 400mila, non sono rimasti in Italia, ebbene con 200mila rifugiati non riusciamo a creare progetti degni di una democrazia».
Il tema della democrazia è stato evidenziato anche dall’onorevole Edoardo Patriarca: «Sui temi della fragilità, e questo lo è, ci giochiamo il futuro del nostro vivere democratico». Andrea De Bonis, di Unhcr, ha spiegato: «Al mondo ci sono più di 66 milioni di persone in fuga dalle loro case, un numero mai raggiunto nemmeno dopo il secondo conflitto mondiale».
Thomas Casadei del Crid dell’Università di Modena ha concluso: «Rivedere l’accordo di Dublino, ridiscutere con la Libia». Dall’immigrazione all’emigrazione italiana: alla Tenda il Festival ha affidato anche il tema della mobilità dei nostri giovani verso l’estero. Partendo da Influx, il documentario del regista Luca Vullo che ha anticipato il dibattito sull’emigrazione dei millennials del nostro paese, che ha preso spunto da alcuni dati sul Rapporto annuale sugli Ita-liani nel mondo stilato dalla Fondazione Migrantes, presentati dalla curatrice del rapporto Delfina Licata. Dal 2006 al 2017, la mobilità italiana è aumentata del 0,1% passando da poco più di 3 milioni a quasi 5 milioni di iscritti. Nell’ultimo anno l’aumento è del +3,4%. E i giovani? Oltre il 39% di chi ha lasciato l’Italia nell’ultimo anno ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni (oltre 9 mila in più rispetto all’anno precedente, +23,3%); un quarto tra i 35 e i 49 anni (quasi +3.500 in un anno, +12,5%). Il Regno Unito, con 24.771 iscritti, registra un primato assoluto tra tutte le destinazioni: nonostante la Brexit, insomma, per i giovani italiani Londra rappresenta più che mai la meta per costruire un sogno giudicato irrealizzabile nel nostro paese.
Il tema della democrazia è stato evidenziato anche dall’onorevole Edoardo Patriarca: «Sui temi della fragilità, e questo lo è, ci giochiamo il futuro del nostro vivere democratico». Andrea De Bonis, di Unhcr, ha spiegato: «Al mondo ci sono più di 66 milioni di persone in fuga dalle loro case, un numero mai raggiunto nemmeno dopo il secondo conflitto mondiale».
Thomas Casadei del Crid dell’Università di Modena ha concluso: «Rivedere l’accordo di Dublino, ridiscutere con la Libia». Dall’immigrazione all’emigrazione italiana: alla Tenda il Festival ha affidato anche il tema della mobilità dei nostri giovani verso l’estero. Partendo da Influx, il documentario del regista Luca Vullo che ha anticipato il dibattito sull’emigrazione dei millennials del nostro paese, che ha preso spunto da alcuni dati sul Rapporto annuale sugli Ita-liani nel mondo stilato dalla Fondazione Migrantes, presentati dalla curatrice del rapporto Delfina Licata. Dal 2006 al 2017, la mobilità italiana è aumentata del 0,1% passando da poco più di 3 milioni a quasi 5 milioni di iscritti. Nell’ultimo anno l’aumento è del +3,4%. E i giovani? Oltre il 39% di chi ha lasciato l’Italia nell’ultimo anno ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni (oltre 9 mila in più rispetto all’anno precedente, +23,3%); un quarto tra i 35 e i 49 anni (quasi +3.500 in un anno, +12,5%). Il Regno Unito, con 24.771 iscritti, registra un primato assoluto tra tutte le destinazioni: nonostante la Brexit, insomma, per i giovani italiani Londra rappresenta più che mai la meta per costruire un sogno giudicato irrealizzabile nel nostro paese.
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