Pd, il saluto della Bursi al partito dimezzato
di Luca Gardinale
Tessere, bilancio, dipendenti, sedi e voti sono precipitati: «Un periodo intenso Negli ultimi quattro anni i dati peggiori. Il rapporto con gli iscritti è cambiato»
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Di buono c’è che si partiva da numeri piuttosto alti, perché per il resto è stato tutto un… dimezzarsi: metà iscritti, metà entrate, metà dipendenti, metà sedi di circolo, metà voti, anche se qui - a causa del forte astensionismo e dei risultati non proprio brillanti della concorrenza - i numeri pesano più a livello assoluto che in termini relativi. E’ un partito un po’ più degli elettori che degli iscritti quello che Lucia Bursi lascia dopo quattro anni di mandato: giovedì prossimo il segretario provinciale passerà il testimone a Davide Fava, candidato unico al congresso. E a ripercorrere quattro anni «complessi, ma intensi» è la Bursi stessa, che ieri si è congedata - «ma continuerò a dare il mio contributo al partito» - affrontando tutti i nodi del suo mandato insieme al tesoriere Valter Reggiani. Partendo proprio dal crollo degli iscritti, il segretario uscente ha fatto notare che «il Pd modenese ha perso tre iscritti su quattro dalla sua nascita, ma due di quei tre tesserati se ne sono andati negli ultimi quattro anni». Così, se nel 2013 gli iscritti in provincia erano 11mila 201, nel 2016 sono passati a 6mila 125 (-45,3%), mentre anche il numero assoluto di elettori ha avuto un calo simile, passando dai 70.442 del 2013 ai 36.120 del 2016 (-48,7). «Per cercare di contrastare questa tendenza - spiega la Bursi - credo che dovremo abituarci ad un’idea di partito diversa, fatta più di elettori che di iscritti». Quindi, restando sul tema “dimezzamenti”, il capitolo bilancio e personale, con i dati che dal 2014 sono regolarmente pubblicati sul sito web del Pd. «Dal 2015 non percepiamo più il contributo pubblico - ha aggiunto il segretario uscente - mentre anche le altre due voci importanti, tesseramenti e feste, sono in calo. Questo ha fatto sì che le entrate che nel 2010 ammontavano a un milione e 499mila euro si siano ridotte ai 675mila euro del 2016: di pari passo siamo riusciti a dimezzare le spese, riuscendo così a chiudere l’anno in pareggio». A pesare molto è stato il processo di riduzione del personale partito quattro anni fa, passando anche per un ammortizzatore sociale (i contratti di solidarietà scadranno il mese prossimo, ma il partito si è già attivato per chiedere la proroga di un anno): i 42 dipendenti del 2013 (dei quali 25 in servizio e 17 in aspettativa) sono passati ai 20 attuali, dei quali solo 12 a libro paga. Sforbiciate per le sedi di circolo - il Pd non ha immobili di proprietà, visto che il “tesoro” è rimasto nelle mani della Fondazione 2007, che gestiva il patrimonio Ds - con una serie di accorpamenti: «In questo modo siamo riusciti a ridurre il disavanzo - spiega Reggiani - passato dal milione e 132mila euro del 2010 agli attuali 821mila euro».
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