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L’IMPRENDITRICE VINICOLA DI SAN PROSPERO 

Silvia Zucchi: «Grazie al Ceta ora è possibile esportare»

Silvia Zucchi: «Grazie al Ceta ora è possibile esportare»

Compie un mese di vita il Ceta, trattato di libero scambio Ue-Canada entrato in vigore lo scorso 21 settembre. Sono 321 le imprese dell’agroalimentare emiliano romagnolo che nel 2016 hanno esportato...

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Compie un mese di vita il Ceta, trattato di libero scambio Ue-Canada entrato in vigore lo scorso 21 settembre. Sono 321 le imprese dell’agroalimentare emiliano romagnolo che nel 2016 hanno esportato in Canada (erano 308 nel 2015 e 288 nel 2014), per un valore complessivo di 93.000.000 euro. Svettano le aziende di Parma e Modena con un flusso rispettivamente pari a 30.814.000 e 21.256.000 euro. Basta uno sguardo alle esportazioni del primo semestre 2017 rispetto al 2016 per scoprire che i prodotti delle industrie lattiero casearie sono passati da 11.280.073 a 14.551.752 euro (+29%); i vini da 9.298.610 a 10.404.107 (+11,9%); la carne lavorata, i salumi e gli insaccati da 5.176.130 a 7.315.949 (+ 41,3%); la frutta e gli ortaggi lavorati e conservati da 1.939.792 a 2.924.119 euro (+50,7%), secondo i dati di Unioncamere regionale.

«Con il Ceta - spiega il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Gianni Tosi - chi conferisce alle aziende di trasformazione potrà sentirsi tutelato da contratti pluriennali, continuità e garanzia del reddito. Inoltre più latte o carne trasformata va sui mercati extraeuropei, più si riduce la concorrenza sul mercato interno e della Ue. Sicché si ottiene un effetto traino sulle produzioni agricole oltre ad una maggior stabilità dei prezzi». E si fanno strada coloro che solo adesso cominciano ad esportare. È la storia di Silvia Zucchi, produttrice vinicola modenese di San Prospero che prima dell’entrata in vigore del Ceta non riusciva nemmeno a inviare liberamente i campioni di Lambrusco doc all’agente di Alberta. Il prezzo finale? «Altissimo – racconta la giovane imprenditrice - tra accise varie e dazi una bottiglia finiva per essere venduta all’enoteca canadese tre volte tanto il prezzo franco cantina. Tasse che ora non ci sono più. Sono state eliminate dal trattato di libero scambio». Il Canada diventa un mercato promettente soprattutto per i vini di fascia alta, fanno sapere dalle Cantine Chiarli, che già esportano Lambrusco Grasparossa in tutto il Paese.

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