Lami guida la reazione Pd «Riprendiamoci Pavullo»
di Daniele Montanari
L’artigiano 42enne è il nuovo segretario del partito, che vuole cambiare «Più dialogo con i cittadini e capacità decisoria. Un anno di Biolchini? Deludente»
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PAVULLO. Un partito che dialoghi di più al suo interno e con i cittadini, che cerchi di ricomporre la frattura a sinistra e non faccia sconti alla maggioranza di centrodestra, rilanciando le sue ambizioni di governo nel segno della tutela del territorio. Sono questi i capisaldi programmatici di Nicola Lami, artigiano 42enne eletto venerdì sera nuovo segretario del Pd di Pavullo nel congresso locale.
Lami, prima reazione dopo l’investitura?
«Soddisfazione per la straordinaria partecipazione al congresso: non si riusciva a entrare in sede dalla gente che c’era».
Era in lizza quale candidato unico: come si porrà all’interno del partito?
«Pur essendo di ispirazione renziana, guarderò con attenzione all’ala più a sinistra (da cui proveniva il precedente segretario Thomas Facchini, ndr) perché con me nessuno si deve sentire per nessun motivo escluso».
Cosa cambierà?
«Vorrei una segreteria più autorevole, con una decina di persone. Il direttivo invece lo penso più snello: dai 45 componenti di adesso a 30, con larga apertura ai Giovani Democratici, che avranno tutto il loro spazio».
È una ripartenza, questo congresso?
«Diciamo che con questo confronto abbiamo definitivamente superato la sconfitta elettorale del 2016 e ci riposizioniamo per il futuro, con un gruppo pronto al dialogo e all’ascolto costante dei cittadini e dei problemi».
Partiamo da uno leggero: l’ospedale. Cosa ne pensa della chiusura del punto nascite?
«La chiusura è stata brutta e brusca nelle sue modalità. Noi avevamo proposto il reparto unico con Sassuolo che poteva essere la via d’uscita: a marzo 2016 c’eravamo lasciati con un piano soddisfacente da parte dell’assessore regionale Venturi. Poi il discorso si è fermato, e il nuovo sindaco si è rimesso ai tecnici senza un’azione politica forte».
E come vede il piano investimenti da 5,7 milioni?
«Positivo nelle sue premesse, ma che lascia domande. La ristrutturazione delle sale operatorie, intanto: ci sono 1,8 milioni pronti dal 2013, perché il cantiere non parte? Adesso parlano del nuovo Pronto Soccorso, e va bene, ma non era meglio intanto iniziare con quei lavori? Dopo tanti annunci c’è bisogno di vedere cose. Io mi sento di dire che non accetterò ridimensionamenti dell’ospedale, non accetterò che logiche di partito compromettano i nostri servizi».
A parte la sanità, come giudica le scelte di governo dopo un anno?
«L’uscita da Valli del Cimone è sbagliata. L’ente andava rivisto, non abbandonato. Così saranno i Comuni del Cimone a beneficiare delle nuove risorse sul turismo. Belli i concerti estivi al castello, ma a gola secca perché la locanda era chiusa. Bene il nuovo polo produttivo a Sant’Antonio, ma porrà anche un problema di viabilità sull’Estense: si sta affrontando? Mi sembra di no, come non vedo muoversi ancora nulla sul Carrai. E non condivido affatto la vendita della Farmacia».
Ambizioni?
«La prima è rimettere assieme tutto il centrosinistra, superando vecchie divisioni e incomprensioni che non hanno fatto bene a nessuno».
Lami, prima reazione dopo l’investitura?
«Soddisfazione per la straordinaria partecipazione al congresso: non si riusciva a entrare in sede dalla gente che c’era».
Era in lizza quale candidato unico: come si porrà all’interno del partito?
«Pur essendo di ispirazione renziana, guarderò con attenzione all’ala più a sinistra (da cui proveniva il precedente segretario Thomas Facchini, ndr) perché con me nessuno si deve sentire per nessun motivo escluso».
Cosa cambierà?
«Vorrei una segreteria più autorevole, con una decina di persone. Il direttivo invece lo penso più snello: dai 45 componenti di adesso a 30, con larga apertura ai Giovani Democratici, che avranno tutto il loro spazio».
È una ripartenza, questo congresso?
«Diciamo che con questo confronto abbiamo definitivamente superato la sconfitta elettorale del 2016 e ci riposizioniamo per il futuro, con un gruppo pronto al dialogo e all’ascolto costante dei cittadini e dei problemi».
Partiamo da uno leggero: l’ospedale. Cosa ne pensa della chiusura del punto nascite?
«La chiusura è stata brutta e brusca nelle sue modalità. Noi avevamo proposto il reparto unico con Sassuolo che poteva essere la via d’uscita: a marzo 2016 c’eravamo lasciati con un piano soddisfacente da parte dell’assessore regionale Venturi. Poi il discorso si è fermato, e il nuovo sindaco si è rimesso ai tecnici senza un’azione politica forte».
E come vede il piano investimenti da 5,7 milioni?
«Positivo nelle sue premesse, ma che lascia domande. La ristrutturazione delle sale operatorie, intanto: ci sono 1,8 milioni pronti dal 2013, perché il cantiere non parte? Adesso parlano del nuovo Pronto Soccorso, e va bene, ma non era meglio intanto iniziare con quei lavori? Dopo tanti annunci c’è bisogno di vedere cose. Io mi sento di dire che non accetterò ridimensionamenti dell’ospedale, non accetterò che logiche di partito compromettano i nostri servizi».
A parte la sanità, come giudica le scelte di governo dopo un anno?
«L’uscita da Valli del Cimone è sbagliata. L’ente andava rivisto, non abbandonato. Così saranno i Comuni del Cimone a beneficiare delle nuove risorse sul turismo. Belli i concerti estivi al castello, ma a gola secca perché la locanda era chiusa. Bene il nuovo polo produttivo a Sant’Antonio, ma porrà anche un problema di viabilità sull’Estense: si sta affrontando? Mi sembra di no, come non vedo muoversi ancora nulla sul Carrai. E non condivido affatto la vendita della Farmacia».
Ambizioni?
«La prima è rimettere assieme tutto il centrosinistra, superando vecchie divisioni e incomprensioni che non hanno fatto bene a nessuno».
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