pARLA IL PROF. UMBERTO TORELLI dell’ail
Leucemici e cure a casa: «Non ci danno i pazienti»
A 86 anni compiuti il professor Umberto Torelli può essere definito a buon diritto come uno dei padri dell’Ematologia italiana. La disciplina e il reparto specializzato non esistevano neppure quando...
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A 86 anni compiuti il professor Umberto Torelli può essere definito a buon diritto come uno dei padri dell’Ematologia italiana. La disciplina e il reparto specializzato non esistevano neppure quando nel 1953 ha cominciato a operare al Policlinico. Grazie al suo apporto e alla passione di tanti collaboratori Modena fu una delle prime sei città in Italia a creare il reparto al Policlinico nel 1976. A più di quarant’anni di distanza, dopo 25 anni di collaborazione tra sanità pubblica e Ail (Associazione Italiana Leucemie) per effettuare cure e trasfusioni a domicilio, quel modello virtuoso di buon vicinato è andato in frantumi. Le polemiche di questi giorni, le segnalazioni arrivate alla Gazzetta di pazienti leucemici abbandonati a sè stessi, con attesa per le trasfusioni o le polmoniti a ripetizioni per i casi più gravi, sono per Torelli l’atto finale di una scelta pianificata almeno da due anni. Come presidente di Ail Modena interviene sul crollo dell’assistenza domiciliare.
Professore, cosa sta succedendo ai malati di leucemia?
«Da giugno non è più a disposizione lo specialista che effettuava l’assistenza a domicilio. Del resto da molti mesi Ematologia non inviava più i suoi pazienti allo specialista dell’Ail. Il servizio è stato soffocato poco a poco, e credo con il via libera dell’Ausl. Certe scelte non arrivano per caso ma vengono stabilite a tavolino».
Polmoniti a ripetizione per un paziente con mieloma. Attese di 8 ore per un malato di 91 anni prima di essere trasfuso. Le segnalazioni sono molte, con casi anche peggiori.
«Non faccio fatica a immaginarlo. Non era questa la collaborazione in vigore quando siamo partiti nel 1992».
Cioè?
«Il progresso nelle tecnologie delle trasfusioni resero possibile la terapia a domicilio, ovvero la trasfusione di sangue, senza più ricoveri estenuanti. Però, siccome non si trattava di un banale prelievo, si stabilì che era necessaria la presenza di un ematologo; le variabili dell’operazione potevano essere molte, di caso in caso. Quindi l’Ail, grazie all’impegno dei volontari, ha finanziato completamente la spesa per i sanitari che giravano di casa in casa con le sacche di sangue e il materiale monouso. Il reparto di Ematologia invece sceglieva come e quando affidare il paziente alle cure a domicilio. Nel 2014 abbiamo effettuato 500 trasfusioni. Un risparmio non inferiore al milione di euro per l’Ausl».
Nessuna richiesta diretta?
«Impossibile, è vietato dalla convenzione. Il malato non può accedere al servizio come per qualsiasi altra malattia. Noi lo assistiamo al posto dell’ospedale e solo se ce lo manda l’ospedale».
Dove sono andati i due specialisti che prima effettuavano l’assistenza Ail a Modena?
«Uno a Reggio Emilia, con la stessa funzione per conto dell’Ausl, che è stata ben lieta di avere uno specialista già formato. L’altro è in servizio presso l’Ausl di Modena sempre in campo ematologico ma con incarichi, diciamo così, più di laboratorio».
Il direttore dell’Ausl dice che è colpa vostra se non avete specialisti di riserva.
«Gli ematologi sono contesi perchè sono molto rari. A Bologna e Reggio l’Ail collabora con la sanità pubblica e ce ne sono diversi in servizio. Del resto se l’Ausl decide di non avvalersi più dei nostri servizi gratuiti e spedisce i malati al Centro Trasfusionale o al Com noi che possiamo fare? In Italia, in 43 province, questo modello di cooperazione gratuita per la sanità pubblica funziona bene. Modena, che l’ha inventato, invece lo ha cestinato».
Saverio Cioce
Professore, cosa sta succedendo ai malati di leucemia?
«Da giugno non è più a disposizione lo specialista che effettuava l’assistenza a domicilio. Del resto da molti mesi Ematologia non inviava più i suoi pazienti allo specialista dell’Ail. Il servizio è stato soffocato poco a poco, e credo con il via libera dell’Ausl. Certe scelte non arrivano per caso ma vengono stabilite a tavolino».
Polmoniti a ripetizione per un paziente con mieloma. Attese di 8 ore per un malato di 91 anni prima di essere trasfuso. Le segnalazioni sono molte, con casi anche peggiori.
«Non faccio fatica a immaginarlo. Non era questa la collaborazione in vigore quando siamo partiti nel 1992».
Cioè?
«Il progresso nelle tecnologie delle trasfusioni resero possibile la terapia a domicilio, ovvero la trasfusione di sangue, senza più ricoveri estenuanti. Però, siccome non si trattava di un banale prelievo, si stabilì che era necessaria la presenza di un ematologo; le variabili dell’operazione potevano essere molte, di caso in caso. Quindi l’Ail, grazie all’impegno dei volontari, ha finanziato completamente la spesa per i sanitari che giravano di casa in casa con le sacche di sangue e il materiale monouso. Il reparto di Ematologia invece sceglieva come e quando affidare il paziente alle cure a domicilio. Nel 2014 abbiamo effettuato 500 trasfusioni. Un risparmio non inferiore al milione di euro per l’Ausl».
Nessuna richiesta diretta?
«Impossibile, è vietato dalla convenzione. Il malato non può accedere al servizio come per qualsiasi altra malattia. Noi lo assistiamo al posto dell’ospedale e solo se ce lo manda l’ospedale».
Dove sono andati i due specialisti che prima effettuavano l’assistenza Ail a Modena?
«Uno a Reggio Emilia, con la stessa funzione per conto dell’Ausl, che è stata ben lieta di avere uno specialista già formato. L’altro è in servizio presso l’Ausl di Modena sempre in campo ematologico ma con incarichi, diciamo così, più di laboratorio».
Il direttore dell’Ausl dice che è colpa vostra se non avete specialisti di riserva.
«Gli ematologi sono contesi perchè sono molto rari. A Bologna e Reggio l’Ail collabora con la sanità pubblica e ce ne sono diversi in servizio. Del resto se l’Ausl decide di non avvalersi più dei nostri servizi gratuiti e spedisce i malati al Centro Trasfusionale o al Com noi che possiamo fare? In Italia, in 43 province, questo modello di cooperazione gratuita per la sanità pubblica funziona bene. Modena, che l’ha inventato, invece lo ha cestinato».
Saverio Cioce
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