Gazzetta di Modena

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Lo sgombero in via dei Tintori: bazar di refurtiva e borse scippate

di Stefano Totaro
Lo sgombero in via dei Tintori: bazar di refurtiva e borse scippate

Gli agenti ieri mattina hanno passato al setaccio i tre piani della palazzina di proprietà comunale Due richiedenti asilo tunisini sono venuti all’ingresso chiedendo di poter recuperare le loro cose

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Scarpe nere da uomo, alcune paia da ginnastica con numeri da ragazzino, alcune eleganti da donna, vari piumini leggeri verde scuro e blu, pantaloni e giacche di tute sportive, felpe col cappuccio, cinque o sei paia di occhiali da sole, altri da lettura, alcuni orologi, bracciali da uomo, bracciali luccicanti, collane e collanine. Un narghilè artigianale per fumare l’eroina (una bottiglietta con un foro e la stagnola come tappo per bruciarvi sopra la droga), un porta bambini della Chicco, l’apparecchio per ascoltare se il neonato piange, alcuni maglioni, una borsa da computer con un rotolo di cavo per i collegamenti, ancora scarpe, capi d’abbigliamento questi non nuovi, un quadretto che proviene dal negozio dell’usato Ritrova, un lettore cd, televisioni “antiche” alcune apparentemente funzionanti altre devastate, accendini, coltelli, preservativi.

Tutto questo in ordine sparso mentre per le borsette c’era una sezione a parte: quasi tutte nuove, alcune ancora con qualche traccia del possessore, alcune dunque prese al volo oppure rubate all’interno di auto.

Questo ed altro ancora (il reparto escrementi lo tralasciamo) nel grande bazar trovato ieri mattina dalla polizia municipale all’interno dello stabile di via dei Tintori 2, l’edificio di proprietà del Comune all’interno del quale vi trovava sede un centro diurno per disabili adulti. Il servizio è stato trasferito e la palazzina è rimasta abbandonata, chiusa da due anni e mezzo e per lei, dall’assessorato al welfare dell’amministrazione comunale, non arrivano input, non ci sono progetti circa un riutilizzo prossimo futuro. Strano, una bellissima palazzina in pieno centro storico, come del resto lo era in via dei Lovoleti, abbandonata al suo destino. Quello, ormai è inevitabile, di diventare prima o poi una “casa della droga”, un posto ideale, protetto e strategico per ladri e spacciatori per alloggiarvi e per fare affari.

E questi non si sono lasciati sfuggire questa occasione: nonostante fossero entrati da qualche settimana (il degrado interno infatti non è così diffuso e nonostante vari danni non c’è quella tipica devastazione in tutti gli ambienti che avviene in casi di lungo utilizzo degli spazi) gli stranieri nuovi inquilini si erano dati da fare, erano stati già operativi sul territorio visto il gran quantitativo di refurtiva custodito nelle stanze e anche di tracce di consumo interno di droghe. Ma non solo. Ieri mattina, mentre gli agenti del Nucleo problematiche del territorio si apprestavano ad effettuare il sopralluogo, due maghrebini sono stati notati percorrere in su e in giù il porticato fino a quando, rotti gli indugi, hanno espressamente chiesto (a gesti perché non parlavano bene l’italiano) di salire “in casa”per poter pretendere i loro giubbotti e vestiti, le loro “cose” insomma. Il portone infatti era stato bloccato domenica con una grossa catena da alcuni tecnici del Comune e i due erano rimasti fuori, non avevano fatto in tempo a portare via i propri effetti, come avevano già fato invece altri inquilini. I due sono stati fermati ed identificati: hanno mostrato agli agenti un foglio identificativo della questura di Lampedusa che attestava la loro presenza in Italia e la loro richiesta di asilo, due tunisini che erano arrivati a Lampedusa il 7 ottobre e poi “usciti” dai circuiti regolari. Dunque in pochi giorni i due sono arrivati a Modena e già si erano inseriti nel rifugio di via dei Tintori, dove avevano una loro stanza tutta per loro.

Viene da considerare che si sono serviti di una “agenzia di collocamento” parallela, quella di un giro tra maghrebini, una conferma ulteriore dell’esistenza di bande che assoldano via via nuovi adepti bisognosi di un tetto e di un lavoro.

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