Gazzetta di Modena

Modena

Un “museo” archeologico alle scuole Cavedoni

di Andrea Gilioli
Un “museo” archeologico alle scuole Cavedoni

L’edificio ospiterà i reperti d’epoca romana che sono stati trovati a Montegibbio Gli scavi, eseguiti a Rovina, portarono alla luce un santuario alla dea Minerva 

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Il piano interrato della scuola media Cavedoni potrebbe a brevissimo diventare un museo in cui saranno esposti i reperti archeologici di epoca romana ritrovati negli scorsi anni in zona Rovina a Montegibbio.

I reperti, raccolti durante gli scavi tra il 2006 e il 2014 che hanno portato alla luce un insediamento risalente al II secolo a. C. e altre costruzioni successive, datate fino al V secolo d. C., sono stati, come noto, custoditi, in seguito alla ricopertura degli scavi, nel 2015, in alcuni locali del Castello di Montegibbio e del Museo civico di Modena. Gli spazi del castello di Montegibbio, però, risultano essere idonei solo per uno stoccaggio temporaneo e perciò la giunta comunale insieme alla Soprintendenza ha individuato, per la custodia, un locale negli spazi interrati della scuola Cavedoni. Al momento, quindi, non si parla di un vero e proprio museo aperto al pubblico, ma di un mero luogo sicuro dove custodire i preziosi oggetti ritrovati. Non è escluso, però, che in futuro i reperti romani dell’insediamento dedicato alla Dea Minerva possano essere di nuovo visibili ad esperti, appassionati e turisti, come era accaduto nell'autunno 2015 con la mostra Minerva Medica allestita in Paggeriarte, che aveva riscosso un notevolissimo successo e alimentato il desiderio di tanti, sassolesi e non, di poter vedere regolarmente quei reperti storici, probabilmente di quella che era la prima Sassuolo. Il trasferimento dei reperti, ben 289 casse, nel sotterraneo della scuola risulta essere imminente. La Soprintendenza ha infatti dato il nulla osta e, ultimate le procedure burocratiche, nei locali è già stata installata un’idonea scaffalatura. Da ultimo l’amministrazione comunale ha stanziato 890 euro per dotare gli spazi di un sistema di allarme anti intrusione per evitare che i preziosi reperti possano essere rubati, affidando l’appalto alla Nuova Veralarm snc di Sassuolo. Gli scavi nel sito archeologico della Rovina, condotti tra il 2006 e il 2014, hanno visto al lavoro 3 archeologi e 2 geologi, affiancati dagli studenti dell’Università di Modena e Reggio Emilia e da quelli dell’Università di Bologna, portando all’individuazione di significativi insediamenti e al celebre rinvenimento di una coppa su cui era stata iscritta una dedica votiva in latino, “Ego Minervae Sum”, che ha permesso agli esperti di scoprire la natura dell'insediamento sassolese: un piccolo santuario dedicato alla dea Minerva.

L'esito degli studi, interrotti per la mancanza di un idoneo sostegno economico, era stato anche al centro di diversi convegni organizzati in città e nel distretto. All’atto della scoperta, addirittura, è stato ipotizzato di realizzare un museo in loco, ridando vita al tempio di Minerva.

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