Vecchioni: «La felicità non è avere soldi»
Il cantautore protagonista in città. «Bisogna spiegarlo ai giovani. In Bertoli c’era la gioia di vivere»
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Si è tenuto in città il quarto appuntamento con “11 l'ora d'autore”. Ospite Roberto Vecchioni, che attraverso il dialogo con Pierluigi Senatore ha presentato “La vita che si ama”. Il cantautore ha descritto il libro come un racconto autobiografico che si presenta come una lettera da padre a figlio ma che si mischia e allo stesso tempo si tramuta in una lettera da figlio a padre. Tema conduttore della storia la felicità, e da qui la prima domanda di Senatore: per essere felici bisogna accontentarsi?”.
«Assolutamente no – ha risposto Vecchioni – e questo me lo ha insegnato anche Pierangelo Bertoli. In lui ho sempre riconosciuto la gioia di vivere, perchè sapeva andare oltre alla vita che toglie qualcosa. Guardandolo ho capito che il segreto è che la felicità ce l'abbiamo dentro e non è avere soldi o vincere. Felicità è esistere, è malinconia, non atarassia o apatia. Felicità è sbattersi e non credere al destino ma credere in noi. Dobbiamo insegnare ai ragazzi, e ringrazio Dio di avermi dato il privilegio di fare l'insegnante, la forza di vivere, dobbiamo dire loro che la gioia non è fatta solo di cose che si guadagnano ma soprattutto di cose già guadagnate che si hanno dentro». Vecchioni ha proseguito definendo il suo libro “coscientemente vero”, poiché al suo interno non ha voluto ergersi a grande uomo ma semplicemente a uomo e gli uomini, si sa, sono fallibili ed eternamente migliorabili. Il cantautore ha raccontato anche qualche aneddoto della sua vita: dalla stesura di “Luci a San Siro”, dedicata a una ragazza che lo aveva lasciato, a quando, in piedi davanti a una platea, si è chiesto perchè tutti applaudissero a lui senza rendersi conto che era di fianco al Papa. «Nessuno – ha concluso- è felice se non è padrone di se stesso. Il segreto è convincersi che qualunque cosa succeda tu la puoi superare: devi essere il vincitore di tutte le possibili disgrazie».
Eleonora Alboresi
«Assolutamente no – ha risposto Vecchioni – e questo me lo ha insegnato anche Pierangelo Bertoli. In lui ho sempre riconosciuto la gioia di vivere, perchè sapeva andare oltre alla vita che toglie qualcosa. Guardandolo ho capito che il segreto è che la felicità ce l'abbiamo dentro e non è avere soldi o vincere. Felicità è esistere, è malinconia, non atarassia o apatia. Felicità è sbattersi e non credere al destino ma credere in noi. Dobbiamo insegnare ai ragazzi, e ringrazio Dio di avermi dato il privilegio di fare l'insegnante, la forza di vivere, dobbiamo dire loro che la gioia non è fatta solo di cose che si guadagnano ma soprattutto di cose già guadagnate che si hanno dentro». Vecchioni ha proseguito definendo il suo libro “coscientemente vero”, poiché al suo interno non ha voluto ergersi a grande uomo ma semplicemente a uomo e gli uomini, si sa, sono fallibili ed eternamente migliorabili. Il cantautore ha raccontato anche qualche aneddoto della sua vita: dalla stesura di “Luci a San Siro”, dedicata a una ragazza che lo aveva lasciato, a quando, in piedi davanti a una platea, si è chiesto perchè tutti applaudissero a lui senza rendersi conto che era di fianco al Papa. «Nessuno – ha concluso- è felice se non è padrone di se stesso. Il segreto è convincersi che qualunque cosa succeda tu la puoi superare: devi essere il vincitore di tutte le possibili disgrazie».
Eleonora Alboresi
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