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I vicini di casa: «Sono ragazzi difficili»

di Valentina Corsini
I vicini di casa: «Sono ragazzi difficili»

La comunità magrebina: «Siamo choccati, conosciamo la famiglia Lamsid e mai ci saremmo aspettati un epilogo simile»

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FINALE. L’efferato omicidio di Mirella Ansaloni ha scioccato tutti in via Vecchi. In modo particolare chi la conosceva bene e conosceva bene anche uno dei tre ragazzi marocchini, Ayoub Lamsid, accusato di far parte del gruppo che l’ha barbaramente uccisa. Il 19enne è uno dei tre figli della famiglia marocchina che fino a due mesi fa viveva a fianco dell’anziana. E il ritratto che di loro fa una cara amica di Mirella è tutt’altro che roseo. «Mirella mi aveva confessato che da quando quella famiglia si era trasferita a Canaletto stava meglio ed era contenta non abitassero più lì - racconta - marito e moglie hanno vissuto con i tre figli, per 8 anni, nell’appartamento di fianco al suo. E i tre fratelli sono sempre stati problematici. Il maggiore, quello di 19 anni, era un tipo cupo, sempre con il cappuccio sulla testa. E genitori si occupavano poco dei figli. Nonostante se ne fossero andati due mesi fa, però, il ragazzo più grande continuava ad avere le chiavi dell’appartamento. E la mattina dell’omicidio, un’altra vicina di casa li ha visti aggirarsi nel cortile dietro l’abitazione. Ma non potevamo pensare arrivassero a tanto: è atroce quello che hanno fatto. Mirella era una donna buona, tranquilla, che non aveva mai fatto del male a nessuno. Non meritava di morire così».

Che Ayoub Lamsid abbia probabilmente fatto leva sulla buona fede di Mirella per introdursi nella sua abitazione insieme agli altri amici, è un altro vicino di casa della Ansaloni a confermarlo. «Mirella ha aperto la porta d’ingresso a quei tre ragazzi, evidentemente perché non aveva nulla da temere - spiega l’uomo - perché il suo ex vicino di casa non aveva più le chiavi della porta d’ingresso e forse il pretesto per farsi aprire è stato quello. La palazzina, infatti, ha una sola porta d’ingresso e sia lei che la famiglia del ragazzo entravano da lì. Conoscevo il marito di Mirella, avevamo lavorato insieme, e conoscevo lei. Non meritava questa morte».

«I tre figli della famiglia marocchina giocavano sempre a pallone in strada fino a notte, facevano chiasso e disturbavo, e più volte erano stati sgridati - dicono poi altri vicini della Ansaloni - ma non potevamo immaginare che qualcuno si sarebbe spinto fino ad uccidere Mirella. Che era una donna tranquilla e aveva sempre una parola buona per tutti. Siamo sconvolti».

Di opposto avviso su Ayoub Lamsid è Mohamed Messari, titolare a Finale di una macelleria islamica e presidente del centro culturale Annabaoui: «La mamma di Ayoub non smette di piangere. È scioccata da quello che ha fatto il figlio. Conosco bene lui e tutta la sua famiglia: vivono a Finale da anni, il padre lavora come operaio alla Panaria, e il ragazzo veniva sempre da me in macelleria a fare la spesa. Abbiamo anche giocato a calcio insieme e non ha mai dato problemi. Sono sconvolto».

«Sono amico della famiglia e sono tutti integrati a Finale. Non posso ancora credere che il ragazzo sia coinvolto nell’omicidio di quella signora», ha detto Abdelaziz Elkharfaou, cliente ed amico di Messari.

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