I vicini di casa: «Sono ragazzi difficili»
di Valentina Corsini
La comunità magrebina: «Siamo choccati, conosciamo la famiglia Lamsid e mai ci saremmo aspettati un epilogo simile»
3 MINUTI DI LETTURA
FINALE. L’efferato omicidio di Mirella Ansaloni ha scioccato tutti in via Vecchi. In modo particolare chi la conosceva bene e conosceva bene anche uno dei tre ragazzi marocchini, Ayoub Lamsid, accusato di far parte del gruppo che l’ha barbaramente uccisa. Il 19enne è uno dei tre figli della famiglia marocchina che fino a due mesi fa viveva a fianco dell’anziana. E il ritratto che di loro fa una cara amica di Mirella è tutt’altro che roseo. «Mirella mi aveva confessato che da quando quella famiglia si era trasferita a Canaletto stava meglio ed era contenta non abitassero più lì - racconta - marito e moglie hanno vissuto con i tre figli, per 8 anni, nell’appartamento di fianco al suo. E i tre fratelli sono sempre stati problematici. Il maggiore, quello di 19 anni, era un tipo cupo, sempre con il cappuccio sulla testa. E genitori si occupavano poco dei figli. Nonostante se ne fossero andati due mesi fa, però, il ragazzo più grande continuava ad avere le chiavi dell’appartamento. E la mattina dell’omicidio, un’altra vicina di casa li ha visti aggirarsi nel cortile dietro l’abitazione. Ma non potevamo pensare arrivassero a tanto: è atroce quello che hanno fatto. Mirella era una donna buona, tranquilla, che non aveva mai fatto del male a nessuno. Non meritava di morire così».
Che Ayoub Lamsid abbia probabilmente fatto leva sulla buona fede di Mirella per introdursi nella sua abitazione insieme agli altri amici, è un altro vicino di casa della Ansaloni a confermarlo. «Mirella ha aperto la porta d’ingresso a quei tre ragazzi, evidentemente perché non aveva nulla da temere - spiega l’uomo - perché il suo ex vicino di casa non aveva più le chiavi della porta d’ingresso e forse il pretesto per farsi aprire è stato quello. La palazzina, infatti, ha una sola porta d’ingresso e sia lei che la famiglia del ragazzo entravano da lì. Conoscevo il marito di Mirella, avevamo lavorato insieme, e conoscevo lei. Non meritava questa morte».
«I tre figli della famiglia marocchina giocavano sempre a pallone in strada fino a notte, facevano chiasso e disturbavo, e più volte erano stati sgridati - dicono poi altri vicini della Ansaloni - ma non potevamo immaginare che qualcuno si sarebbe spinto fino ad uccidere Mirella. Che era una donna tranquilla e aveva sempre una parola buona per tutti. Siamo sconvolti».
Di opposto avviso su Ayoub Lamsid è Mohamed Messari, titolare a Finale di una macelleria islamica e presidente del centro culturale Annabaoui: «La mamma di Ayoub non smette di piangere. È scioccata da quello che ha fatto il figlio. Conosco bene lui e tutta la sua famiglia: vivono a Finale da anni, il padre lavora come operaio alla Panaria, e il ragazzo veniva sempre da me in macelleria a fare la spesa. Abbiamo anche giocato a calcio insieme e non ha mai dato problemi. Sono sconvolto».
«Sono amico della famiglia e sono tutti integrati a Finale. Non posso ancora credere che il ragazzo sia coinvolto nell’omicidio di quella signora», ha detto Abdelaziz Elkharfaou, cliente ed amico di Messari.
Che Ayoub Lamsid abbia probabilmente fatto leva sulla buona fede di Mirella per introdursi nella sua abitazione insieme agli altri amici, è un altro vicino di casa della Ansaloni a confermarlo. «Mirella ha aperto la porta d’ingresso a quei tre ragazzi, evidentemente perché non aveva nulla da temere - spiega l’uomo - perché il suo ex vicino di casa non aveva più le chiavi della porta d’ingresso e forse il pretesto per farsi aprire è stato quello. La palazzina, infatti, ha una sola porta d’ingresso e sia lei che la famiglia del ragazzo entravano da lì. Conoscevo il marito di Mirella, avevamo lavorato insieme, e conoscevo lei. Non meritava questa morte».
«I tre figli della famiglia marocchina giocavano sempre a pallone in strada fino a notte, facevano chiasso e disturbavo, e più volte erano stati sgridati - dicono poi altri vicini della Ansaloni - ma non potevamo immaginare che qualcuno si sarebbe spinto fino ad uccidere Mirella. Che era una donna tranquilla e aveva sempre una parola buona per tutti. Siamo sconvolti».
Di opposto avviso su Ayoub Lamsid è Mohamed Messari, titolare a Finale di una macelleria islamica e presidente del centro culturale Annabaoui: «La mamma di Ayoub non smette di piangere. È scioccata da quello che ha fatto il figlio. Conosco bene lui e tutta la sua famiglia: vivono a Finale da anni, il padre lavora come operaio alla Panaria, e il ragazzo veniva sempre da me in macelleria a fare la spesa. Abbiamo anche giocato a calcio insieme e non ha mai dato problemi. Sono sconvolto».
«Sono amico della famiglia e sono tutti integrati a Finale. Non posso ancora credere che il ragazzo sia coinvolto nell’omicidio di quella signora», ha detto Abdelaziz Elkharfaou, cliente ed amico di Messari.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
