il lavoro di Anita Maria Rampon
Il mondo dei più deboli in foto per raccontare le diversità
CARPI. Anita Maria Rampon, 30 anni, di Carpi, è una ragazza innamorata della vita e dell’arte, che da qualche anno ha scoperto di avere una forte passione per la fotografia che le piace declinare in...
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CARPI. Anita Maria Rampon, 30 anni, di Carpi, è una ragazza innamorata della vita e dell’arte, che da qualche anno ha scoperto di avere una forte passione per la fotografia che le piace declinare in ambito sociale.
«Come fotografa ho scelto lo pseudonimo di Kina – racconta – La passione per la fotografia c'è da sempre, già mentre ero nella pancia della mamma il papà scattava foto. Nei nostri viaggi abbiamo sempre portato la macchina fotografica e in casa avevamo diverse analogiche. Così, per gioco, un giorno ne presi una e feci un giro in centro, qualche scatto e andai a sviluppare: tra tutte quelle fatte, c'era una foto bella. Una, solo una, ma era venuta bene! Questo mi fece aumentare la voglia di scattare ed esattamente cinque anni fa mio padre mi regalò la prima Reflex».
«Ho fatto qualche corso - continua - e tanta esperienza sul campo. Ho seguito corsi e workshop in Italia e all’estero. Ho viaggiato, ho scoperto e ho imparato. Senza dimenticare l’hip hop, un’altra mia grande passione, che ancora oggi mi vede impegnata nell’insegnamento».
Anita , insieme ad altre ragazze, ha fondato Giravolta, una cooperativa sociale. «In questa realtà posso esprimermi assieme ad altre donne speciali e molto professionali. Ci occupiamo di arte didattica, di corsi di cucina e arte per bambini, notti in mediateca e formazione per insegnanti. I piccoli sanno dare continui stimoli, basta ascoltarli per rimanerne affascinati. La natura e l'arte credo siano due aspetti che consentono, soprattutto al bambino, di esprimersi liberamente, senza costrizioni di nessun genere».
I temi che interessano particolarmente Anita da sviluppare con la fotografia, ispirata anche dal suo lavoro in Giravolta, sono le mancanze di rispetto e la non accettazione della diversità. «Parlo della violenza sulle donne e all'amore omosessuale, delle famiglie multietniche dell'amore tra i disabili – conclude Anita – Nelle mie foto c'è il mondo di ogni persona che ho ritratto, che altro non merita se non di essere libero. Scatti e opinioni sono il modo in cui vorrei comunicare che si deve andare oltre la nebbia dell'intolleranza, e che un dito poggiato sulle labbra può far molto più rumore dell'indifferenza. In generale, adoro avere ricordi materiali oltre che nel cuore. Ricordare quel momento, quello sguardo che in quell'istante mi ha emozionata e affascinata».
«Così catturo e dono luce a quell'attimo – aggiunge Anita - Ho lavorato a diverse cose, come fotografa di scena per un cortometraggio, per un giornale locale ma anche per ristoranti, negozi, famiglie e cerimonie. Al tempo stessp non ho dimenticato i miei progetti più cari, per smuovere animi e scaldare cuori».
«Come fotografa ho scelto lo pseudonimo di Kina – racconta – La passione per la fotografia c'è da sempre, già mentre ero nella pancia della mamma il papà scattava foto. Nei nostri viaggi abbiamo sempre portato la macchina fotografica e in casa avevamo diverse analogiche. Così, per gioco, un giorno ne presi una e feci un giro in centro, qualche scatto e andai a sviluppare: tra tutte quelle fatte, c'era una foto bella. Una, solo una, ma era venuta bene! Questo mi fece aumentare la voglia di scattare ed esattamente cinque anni fa mio padre mi regalò la prima Reflex».
«Ho fatto qualche corso - continua - e tanta esperienza sul campo. Ho seguito corsi e workshop in Italia e all’estero. Ho viaggiato, ho scoperto e ho imparato. Senza dimenticare l’hip hop, un’altra mia grande passione, che ancora oggi mi vede impegnata nell’insegnamento».
Anita , insieme ad altre ragazze, ha fondato Giravolta, una cooperativa sociale. «In questa realtà posso esprimermi assieme ad altre donne speciali e molto professionali. Ci occupiamo di arte didattica, di corsi di cucina e arte per bambini, notti in mediateca e formazione per insegnanti. I piccoli sanno dare continui stimoli, basta ascoltarli per rimanerne affascinati. La natura e l'arte credo siano due aspetti che consentono, soprattutto al bambino, di esprimersi liberamente, senza costrizioni di nessun genere».
I temi che interessano particolarmente Anita da sviluppare con la fotografia, ispirata anche dal suo lavoro in Giravolta, sono le mancanze di rispetto e la non accettazione della diversità. «Parlo della violenza sulle donne e all'amore omosessuale, delle famiglie multietniche dell'amore tra i disabili – conclude Anita – Nelle mie foto c'è il mondo di ogni persona che ho ritratto, che altro non merita se non di essere libero. Scatti e opinioni sono il modo in cui vorrei comunicare che si deve andare oltre la nebbia dell'intolleranza, e che un dito poggiato sulle labbra può far molto più rumore dell'indifferenza. In generale, adoro avere ricordi materiali oltre che nel cuore. Ricordare quel momento, quello sguardo che in quell'istante mi ha emozionata e affascinata».
«Così catturo e dono luce a quell'attimo – aggiunge Anita - Ho lavorato a diverse cose, come fotografa di scena per un cortometraggio, per un giornale locale ma anche per ristoranti, negozi, famiglie e cerimonie. Al tempo stessp non ho dimenticato i miei progetti più cari, per smuovere animi e scaldare cuori».
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