«È stata la Caporetto del Frignano»
Esplode la rabbia dei comitati. Incalzano anche i sindacati e gli imprenditori
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Sono state tante le contestazioni durante la serata. Prima rumoreggiamenti e poi aperta protesta nella parte finale riservata alle domande.
Elio Lipparini (Rete Imprese) ha chiesto innanzitutto «se gli impegni economici possono essere suscettibili di variazione in futuro con la semplice cancellazione delle poste di bilancio. Noi come imprenditori saremo pronti a denunciare le mancanze».
Augusto Casagrandi (Cgil e Cisl) si è mostrato preoccupato per il futuro del personale del reparto di Ostetricia e «per un piano investimenti che non sembra partire da un'analisi dei bisogni di un territorio vocato al turismo».
Poi hanno incalzato i comitati. «Prima di toglierci il punto nascite - ha osservato Maria Cristina Bettini di “Salviamo l’ospedale” - dovevate garantirci percorsi realmente in sicurezza sul territorio. Invece nella parte alta dell’Appennino non c’è la copertura notturna dell’ambulanza. Manca il pediatra e il ginecologo, e non potete dirci che l’elicottero supplirà al punto nascite, perché una donna in travaglio non può certo salirvi».
«Per noi - ha incalzato Davide Venturelli per “Salviamo le nascite” - la chiusura del punto nascite è stata una scelta politica: i tecnici sono chiamati a risolverli, i problemi. Potevate investire anche sul punto nascite, non avete fatto neanche la rotazione promessa con Sassuolo. Senza il reparto è difficile pensare a un futuro per l’ospedale, ed è quello che abbiamo tentato di dirvi con 6mila firme. Ci rammarica la mancanza di prese di posizione da parte dei rappresentanti istituzionali della montagna: bisognava comunque provarci». Ha poi ribadito il rischio di parti in ambulanza «visto che 5 minuti possono fare la differenza», ma su questo Toscani (118) ha ribattuto che quest’anno in provincia di situazioni critiche ce ne sono state 10, e 14 nel 2016 «di cui 2 di donne di Polinago regolarmente arrivate in ambulanza a Sassuolo».
Duro Gaetano Vandelli (Pavullo 95): «Col punto nascite è stato chiuso un ambiente ameno e accogliente che ha fatto anche 500/600 parti all’anno ai tempi di Rustichelli - ha ricordato - Fra i sei in bilico, aveva ben più senso salvare questo che quello di Scandiano. Ci saranno ricadute negative in termini professionali: non si troverà più personale che verrà qui senza poter operare nel momento centrale del parto. Ginecologia e Pediatria moriranno di inedia, e si arriverà magari a pensare che non serva più un ospedale ma un poliambulatorio. Avete sempre avuto una velocità pazzesca nel togliere da qui, e grande lentezza nel dare. Oggi (24 ottobre, ndr) è il centenario della sconfitta di Caporetto: per me questa è una piccola Caporetto locale. Facciamo attenzione che non ci capiti come col generale Cadorna: lui disse che la colpa era dei soldati, a noi diranno che la colpa dei servizi tolti è nostra, perché abbiamo usato poco l’ospedale, quando c’era». (d.m.)
Elio Lipparini (Rete Imprese) ha chiesto innanzitutto «se gli impegni economici possono essere suscettibili di variazione in futuro con la semplice cancellazione delle poste di bilancio. Noi come imprenditori saremo pronti a denunciare le mancanze».
Augusto Casagrandi (Cgil e Cisl) si è mostrato preoccupato per il futuro del personale del reparto di Ostetricia e «per un piano investimenti che non sembra partire da un'analisi dei bisogni di un territorio vocato al turismo».
Poi hanno incalzato i comitati. «Prima di toglierci il punto nascite - ha osservato Maria Cristina Bettini di “Salviamo l’ospedale” - dovevate garantirci percorsi realmente in sicurezza sul territorio. Invece nella parte alta dell’Appennino non c’è la copertura notturna dell’ambulanza. Manca il pediatra e il ginecologo, e non potete dirci che l’elicottero supplirà al punto nascite, perché una donna in travaglio non può certo salirvi».
«Per noi - ha incalzato Davide Venturelli per “Salviamo le nascite” - la chiusura del punto nascite è stata una scelta politica: i tecnici sono chiamati a risolverli, i problemi. Potevate investire anche sul punto nascite, non avete fatto neanche la rotazione promessa con Sassuolo. Senza il reparto è difficile pensare a un futuro per l’ospedale, ed è quello che abbiamo tentato di dirvi con 6mila firme. Ci rammarica la mancanza di prese di posizione da parte dei rappresentanti istituzionali della montagna: bisognava comunque provarci». Ha poi ribadito il rischio di parti in ambulanza «visto che 5 minuti possono fare la differenza», ma su questo Toscani (118) ha ribattuto che quest’anno in provincia di situazioni critiche ce ne sono state 10, e 14 nel 2016 «di cui 2 di donne di Polinago regolarmente arrivate in ambulanza a Sassuolo».
Duro Gaetano Vandelli (Pavullo 95): «Col punto nascite è stato chiuso un ambiente ameno e accogliente che ha fatto anche 500/600 parti all’anno ai tempi di Rustichelli - ha ricordato - Fra i sei in bilico, aveva ben più senso salvare questo che quello di Scandiano. Ci saranno ricadute negative in termini professionali: non si troverà più personale che verrà qui senza poter operare nel momento centrale del parto. Ginecologia e Pediatria moriranno di inedia, e si arriverà magari a pensare che non serva più un ospedale ma un poliambulatorio. Avete sempre avuto una velocità pazzesca nel togliere da qui, e grande lentezza nel dare. Oggi (24 ottobre, ndr) è il centenario della sconfitta di Caporetto: per me questa è una piccola Caporetto locale. Facciamo attenzione che non ci capiti come col generale Cadorna: lui disse che la colpa era dei soldati, a noi diranno che la colpa dei servizi tolti è nostra, perché abbiamo usato poco l’ospedale, quando c’era». (d.m.)
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