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Il dolore della madre: «Non posso crederci»

di Valentina Corsini
Il dolore della madre: «Non posso crederci»

Fatima Timoun, genitore di Hamza Driuoch, uno dei tre fermati per l’omicidio: «Mio figlio non riuscirebbe a fare qualcosa di così brutto: è un ragazzo tranquillo»

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FINALE. Fatima Timoun vive con il marito e i quattro figli in paese da ormai quattordici anni. Parla poco o nulla l’italiano, ma non servono tante parole per capire il suo dolore. C’è l’ha scritto in faccia. La donna è la madre di Hamza Driouch, il 19enne marocchino accusato insieme agli amici e connazionali Ayoub Lamsid e Samir Rida, di aver barbaramente ucciso Mirella Ansaloni. Accuse pesanti per un ragazzo così giovane che non aveva mai avuto guai con la giustizia prima. Accuse che una madre non vorrebbe neanche lontanamente pensare vengano mosse contro un figlio. Quando suoniamo al campanello dell’abitazione di via di Sotto, di fronte allo stadio, dove la famiglia Driouch vive, è la sorellina di Hamza ad aprirci la porta. Accanto a lei due fratelli, uno in braccio a Fatima, che ci racconta quanto non riesca ancora a credere a quello che è successo.

«Mio figlio non riuscirebbe a fare qualcosa di così brutto. Quando la mamma di Ayoub ci ha detto che li accusavano di aver ucciso quella signora, ho pensato subito: “Non è possibile, mio figlio non ne sarebbe capace”. È amico di Ayoub, che fino a poco tempo fa viveva vicino a quella signora, ma non posso pensare siano stati loro», dice Fatima prima di stringere forte il figlio che tiene in braccio e scoppiare a piangere. Perché Hamza non ha mai dato problemi e credere possa essere arrivato a tanto è una sofferenza troppo grande da sopportare. «È sempre stato un ragazzo tranquillo e andava anche a scuola - conferma la donna - frequentava uno stage professionale a Cento per diventare elettricista. E poi ha tanti amici qui, sia marocchini che italiani, con cui andava a giocare a calcio nei giardini in paese e si divertiva come qualsiasi altro ragazzo. Non ha mai fatto nulla di male. Non sarebbe in grado di fare qualcosa di così atroce come uccidere. Non conosceva nemmeno quella signora. Sapeva solo che era la vicina del suo amico Ayoub, prima che si trasferisse a vivere con i famigliari a Canaletto». Fatima ci spiega poi come la sua sia una famiglia normale ed integrata a Finale, dove vivono tutti insieme ormai da tempo: «Siamo arrivati qui dal Marocco nel 2003 e abbiamo sempre vissuto in questa casa. Io mi occupo dei figli, soprattutto dei tre più piccoli, mentre mio marito Abdulmalek lavora come muratore a San Felice. Anche lui è rimasto sconvolto quando ha saputo quello di cui accusano Hamza. Non sappiamo nemmeno come sta nostro figlio, né se possiamo vederlo. Ma sappiamo che non può aver fatto qualcosa di così orribile».

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