Inquinamento, l’aria torna “respirabile”
di Luca Gardinale
Si abbassano le pm 10, si attende l’ufficialità per la fine delle misure emergenziali. Arletti: «Servono scelte più radicali»
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Oggi dovrebbe arrivare l’ok da Arpae, che misura la qualità dell’aria, sulla sospensione delle misure emergenziali antismog, dopo che sia domenica che lunedì le centraline hanno registrato valori di polveri sottili pm10 nettamente al di sotto della soglia.
Intanto Simona Arletti, consigliera Pd e presidente della Rete italiana città sane Oms replica così al Movimento 5 Stelle, che lunedì scorso aveva criticato il suo ruolo, chiedendosi «quale ritorno positivo abbia sui modenesi».
Presidente Arletti, a cosa serve e cosa fa la Rete città sane?
«La Rete città sane Oms esiste in tutto il mondo, e in Europa è composta da 1400 città e 30 reti nazionali, coordinata da un ufficio di funzionari a Copenhagen. In Italia nasciamo nel 1995 come movimento di città stimolato da Oms e da Anci, per condividere la priorità salute tra i sindaci attraverso l’analisi degli indicatori, l’elaborazione di strategie e il confronto di buone prassi con l’obiettivo di diventare, appunto, città più sane. Per perseguire questi obiettivi bisogna puntare su istruzione, benessere (lavoro, casa), ambiente e servizi sanitari. Sono soprattutto le città con i problemi più gravi, come quello della qualità dell’aria, che possono trarre beneficio da un confronto con esperti e altre esperienze: è importante per Modena rimanere in rete con le realtà europee più avanzate».
E i costi?
«La rete italiana, a differenza di quelle degli altri Paesi europei, non è finanziata dal ministero, che pure ha siglato con noi un protocollo di collaborazione, quindi conta solo sulle quote di ciascun Comune e Regione aderente. Il costo di adesione per un Comune delle dimensioni di Modena ammonta a mille euro l’anno, ma va detto che la città che ha presidenza e segreteria - prima era Bologna, dal 2010 è Modena - deve coprire il costo del part-time della persona che svolge il ruolo di coordinatore (23mila euro lordi). Per quanto riguarda le mie trasferte, ricordo che sono a carico della Rete e non del Comune; solo nell’ultima trasferta, a Valencia, c’è stata una condivisione delle spese con il Comune. Quindi, normalmente, sono gli altri Comuni che pagano a Modena le trasferte, mentre il mio lavoro quotidiano di presidente è a titolo gratuito».
Per citare il M5S, qual è il ritorno per i modenesi? Faccia qualche esempio...
«Se tutti i bambini modenesi del triennio elementare partecipano al progetto di comunità per la prevenzione obesità infantile denominato “Informa-a-scuola”, su cui a Valencia ho riferito e che ha destato interesse di città come Tel Aviv, è per il lavoro di rete che l’ufficio città sane ha costruito negli anni. Se i cittadini modenesi all’anagrafe possono dichiarare la loro volontà di donare organi, lo si deve al protocollo siglato tra Rete e Centro nazionale trapianti. Possiamo dire che tutti vanno a piedi o in bici a scuola grazie alla Rete? Possiamo dire che la qualità dell’aria migliora? No, sarebbe stupido e tutti vediamo ogni giorno davanti alle scuole quanto lavoro culturale abbiamo da fare, ma spesso ci aspettiamo che siano gli altri a cambiare abitudini e non partiamo da noi, dal prendere la bici ogni giorno rinunciando al sedile caldo e comodo dell’auto che però ci soffoca. Il nostro problema di aria inquinata è serissimo e difficilissimo da risolvere, ma certo gli accordi tra Regioni e tra Province per azioni come quelle previste dal Piano Aria 2020 vanno in direzione giusta. Dobbiamo però anche avere il coraggio di fare scelte più radicali: ad esempio, sarebbe utile vietare nel raggio di 100 metri dalle scuole l’uso delle auto, ma quanti cittadini modenesi sarebbero disposti a rispettarlo?».
Intanto Simona Arletti, consigliera Pd e presidente della Rete italiana città sane Oms replica così al Movimento 5 Stelle, che lunedì scorso aveva criticato il suo ruolo, chiedendosi «quale ritorno positivo abbia sui modenesi».
Presidente Arletti, a cosa serve e cosa fa la Rete città sane?
«La Rete città sane Oms esiste in tutto il mondo, e in Europa è composta da 1400 città e 30 reti nazionali, coordinata da un ufficio di funzionari a Copenhagen. In Italia nasciamo nel 1995 come movimento di città stimolato da Oms e da Anci, per condividere la priorità salute tra i sindaci attraverso l’analisi degli indicatori, l’elaborazione di strategie e il confronto di buone prassi con l’obiettivo di diventare, appunto, città più sane. Per perseguire questi obiettivi bisogna puntare su istruzione, benessere (lavoro, casa), ambiente e servizi sanitari. Sono soprattutto le città con i problemi più gravi, come quello della qualità dell’aria, che possono trarre beneficio da un confronto con esperti e altre esperienze: è importante per Modena rimanere in rete con le realtà europee più avanzate».
E i costi?
«La rete italiana, a differenza di quelle degli altri Paesi europei, non è finanziata dal ministero, che pure ha siglato con noi un protocollo di collaborazione, quindi conta solo sulle quote di ciascun Comune e Regione aderente. Il costo di adesione per un Comune delle dimensioni di Modena ammonta a mille euro l’anno, ma va detto che la città che ha presidenza e segreteria - prima era Bologna, dal 2010 è Modena - deve coprire il costo del part-time della persona che svolge il ruolo di coordinatore (23mila euro lordi). Per quanto riguarda le mie trasferte, ricordo che sono a carico della Rete e non del Comune; solo nell’ultima trasferta, a Valencia, c’è stata una condivisione delle spese con il Comune. Quindi, normalmente, sono gli altri Comuni che pagano a Modena le trasferte, mentre il mio lavoro quotidiano di presidente è a titolo gratuito».
Per citare il M5S, qual è il ritorno per i modenesi? Faccia qualche esempio...
«Se tutti i bambini modenesi del triennio elementare partecipano al progetto di comunità per la prevenzione obesità infantile denominato “Informa-a-scuola”, su cui a Valencia ho riferito e che ha destato interesse di città come Tel Aviv, è per il lavoro di rete che l’ufficio città sane ha costruito negli anni. Se i cittadini modenesi all’anagrafe possono dichiarare la loro volontà di donare organi, lo si deve al protocollo siglato tra Rete e Centro nazionale trapianti. Possiamo dire che tutti vanno a piedi o in bici a scuola grazie alla Rete? Possiamo dire che la qualità dell’aria migliora? No, sarebbe stupido e tutti vediamo ogni giorno davanti alle scuole quanto lavoro culturale abbiamo da fare, ma spesso ci aspettiamo che siano gli altri a cambiare abitudini e non partiamo da noi, dal prendere la bici ogni giorno rinunciando al sedile caldo e comodo dell’auto che però ci soffoca. Il nostro problema di aria inquinata è serissimo e difficilissimo da risolvere, ma certo gli accordi tra Regioni e tra Province per azioni come quelle previste dal Piano Aria 2020 vanno in direzione giusta. Dobbiamo però anche avere il coraggio di fare scelte più radicali: ad esempio, sarebbe utile vietare nel raggio di 100 metri dalle scuole l’uso delle auto, ma quanti cittadini modenesi sarebbero disposti a rispettarlo?».
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