La vicina dell’sms: «Senso civico»
La donna ha informato i carabinieri della presenza di Ayoub Lamsid in via Vecchi
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Il suo telefono ha squillato per tutta la giornata di martedì dopo che la notizia del fermo dei tre ragazzi è stata diffusa. In molti si sono voluti complimentare con lei per il senso civico dimostrato nell’avvertire i carabinieri senza invece girarsi dall’altra parte come fanno coloro che temono di essere tacciati come “impiccioni” e “pettegoli”. Lei è la donna che ha messo i carabinieri sulla strada giusta per individuare il gruppo, ora accusato di aver ucciso Mirella Ansaloni.
«Non ho fatto nulla di speciale - racconta - Ho soltanto deciso di rivolgermi ai carabinieri per il rispetto che ho verso l’istituzione e per i militari della caserma di Finale. Non potrò mai scordare il 18 settembre, mi erano capitate troppe situazioni anomale rispetto ad un normale lunedì mattina. Poi la situazione è precipitata intorno alle 19.30».
Nel quartiere “degli ebrei”, conosciuto ai più proprio perché ospita l’antico cimitero ebraico, c’è infatti una chat di gruppo; una sorta di controllo di vicinato autonomo in cui le famiglie storiche, che magari vivono in zona da diverse generazioni si tengono aggiornate su quanto accade. «Abbiamo iniziato a conversare sull’ambulanza e la presenza dei vigili del fuoco davanti alla casa di Mirella. Ho scritto che in mattinata avevo visto Ayoub Lamsid, lo conosciamo, sapevamo che si era trasferito e quella sua presenza non potevo certo scodarla. Ma mai avremmo immaginato gli sviluppi futuri. C’è infatti chi, parlando, ha detto che la 79enne, che qui tutti conosciamo come una persona mite, era caduta un’altra volta. Ma l’indomani ho scelto di andare dai carabinieri...».
Sono i sigilli posti dagli investigatori alla porta di via Vecchi a convincere la testimone a recarsi in caserma. «Certo, quella casa inaccessibile aveva incuriosito tutti. Mi sono sentito in dovere di andare dall’Arma per riferire ciò che avevo notato. Poi sono stati bravissimi il luogotenente Cappello e i suoi uomini a dare il giusto peso alla mia segnalazione. Altri, magari, non l’avrebbero ritenuta interessante. Non scordiamo che in quei giorni si ipotizzava una morte traumatica senza responsabilità di terzi. Ho messo a disposizione il mio telefono, ho mostrato gli sms che potevano circoscrivere le tempistiche della presenza di Ayoub nei pressi della casa di Mirella e me ne sono andata, certa di aver fatto soltanto il mio dovere da cittadina. Qui ci conosciamo tutti, mi pare assurdo pensare che nessun’altro abbia visto i ragazzi in giro. E adesso? Se sono colpevoli è giusto che ci sia una punizione adeguata visto il dolore che hanno provocato». (fd)
«Non ho fatto nulla di speciale - racconta - Ho soltanto deciso di rivolgermi ai carabinieri per il rispetto che ho verso l’istituzione e per i militari della caserma di Finale. Non potrò mai scordare il 18 settembre, mi erano capitate troppe situazioni anomale rispetto ad un normale lunedì mattina. Poi la situazione è precipitata intorno alle 19.30».
Nel quartiere “degli ebrei”, conosciuto ai più proprio perché ospita l’antico cimitero ebraico, c’è infatti una chat di gruppo; una sorta di controllo di vicinato autonomo in cui le famiglie storiche, che magari vivono in zona da diverse generazioni si tengono aggiornate su quanto accade. «Abbiamo iniziato a conversare sull’ambulanza e la presenza dei vigili del fuoco davanti alla casa di Mirella. Ho scritto che in mattinata avevo visto Ayoub Lamsid, lo conosciamo, sapevamo che si era trasferito e quella sua presenza non potevo certo scodarla. Ma mai avremmo immaginato gli sviluppi futuri. C’è infatti chi, parlando, ha detto che la 79enne, che qui tutti conosciamo come una persona mite, era caduta un’altra volta. Ma l’indomani ho scelto di andare dai carabinieri...».
Sono i sigilli posti dagli investigatori alla porta di via Vecchi a convincere la testimone a recarsi in caserma. «Certo, quella casa inaccessibile aveva incuriosito tutti. Mi sono sentito in dovere di andare dall’Arma per riferire ciò che avevo notato. Poi sono stati bravissimi il luogotenente Cappello e i suoi uomini a dare il giusto peso alla mia segnalazione. Altri, magari, non l’avrebbero ritenuta interessante. Non scordiamo che in quei giorni si ipotizzava una morte traumatica senza responsabilità di terzi. Ho messo a disposizione il mio telefono, ho mostrato gli sms che potevano circoscrivere le tempistiche della presenza di Ayoub nei pressi della casa di Mirella e me ne sono andata, certa di aver fatto soltanto il mio dovere da cittadina. Qui ci conosciamo tutti, mi pare assurdo pensare che nessun’altro abbia visto i ragazzi in giro. E adesso? Se sono colpevoli è giusto che ci sia una punizione adeguata visto il dolore che hanno provocato». (fd)
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