Morì sulle piste, assolto il Consorzio
Fanano. Chiuso il caso del 14enne Emanuele Santucci: patteggiano il direttore della sicurezza e la prof dello studente
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FANANO. Udienza definitiva ieri, in Tribunale nell’ambito del procedimento giudiziario per la morte di Emanuele Santoni, il ragazzino di 14 anni di Firenze, venuto a mancare a causa di un incidente sugli sci il 26 gennaio del 2016, sulla pista del Cimoncino.
Ieri il gup Andrea Romito del Tribunale di Modena durante l’udienza preliminare, ha stabilito il non luogo a procedere per il Consorzio del Cimone come figura giuridica, assistito dall’avvocato Stefania Gandini e per l’allora presidente Giuliano Grani. Il non luogo a procedere, ovvero l’assoluzione, è stata concessa con formula piena, perché il fatto non sussiste. Mentre Luigi Quattrini, direttore della sicurezza della pista in questione, assistito dall’avvocato Andrea Stefani, ha patteggiato nove mesi. Patteggiamento, ma di sei mesi, anche per un’insegnante che quel giorno stava accompagnando i ragazzi in gita.
In seguito all’udienza di ieri, conclusiva per tutti gli imputati, non si dovrebbero prefigurare ulteriori scenari. La famiglia, in sede civile, è già stata risarcita e non si è costituita parte civile.
Emanuele era arrivato sulle piste del Cimoncino con la sua classe: i ragazzi dell’istituto Gobetti-Volta di Bagno a Ripoli (Firenze) erano arrivati in pullman la mattina stessa per una gita premio di due giorni. Pare certo che Emanuele fosse “a digiuno” di sci, ma la sua caduta presentava aspetti che dovevano essere chiariti. Il quattordicenne si era posizionato in cima alla Pista delle Marmotte. Emanuele è sceso prendendo forte velocità e andando a sbattere contro la cosiddetta “giraffa”. Un impatto violento, che non gli ha lasciato scampo. La rianimazione tentata per un’ora è stata inutile. Il corpo è stato poi sottoposto a un accertamento esterno del medico legale.
In seguito all’episodio alcune figure che operano sulle piste del Cimoncino hanno ricevuto avvisi di garanzia aventi come ipotesi di reato l’omicidio colposo.
È parso chiaro sin da subito che la morte di Emanuele non fosse stata provocata da un caso o alla sua totale incapacità di stare sugli sci. O almeno non solo da questi motivi. Per questo le analisi sono state lunghe e complesse. Gli accertamenti svolti non sono stati solo di tipo medico legale, ma anche sul materiale posto sotto sequestro. Innanzitutto, sulla cosiddetta “giraffa” contro la quale si era scontrato con violenza.
L’impianto per la produzione di neve artificiale a lato della pista dov’è avvenuta la tragedia era regolarmente protetto ma questo non è bastato purtroppo per evitare ferite letali al ragazzino che gli è finito contro.
Ieri il gup Andrea Romito del Tribunale di Modena durante l’udienza preliminare, ha stabilito il non luogo a procedere per il Consorzio del Cimone come figura giuridica, assistito dall’avvocato Stefania Gandini e per l’allora presidente Giuliano Grani. Il non luogo a procedere, ovvero l’assoluzione, è stata concessa con formula piena, perché il fatto non sussiste. Mentre Luigi Quattrini, direttore della sicurezza della pista in questione, assistito dall’avvocato Andrea Stefani, ha patteggiato nove mesi. Patteggiamento, ma di sei mesi, anche per un’insegnante che quel giorno stava accompagnando i ragazzi in gita.
In seguito all’udienza di ieri, conclusiva per tutti gli imputati, non si dovrebbero prefigurare ulteriori scenari. La famiglia, in sede civile, è già stata risarcita e non si è costituita parte civile.
Emanuele era arrivato sulle piste del Cimoncino con la sua classe: i ragazzi dell’istituto Gobetti-Volta di Bagno a Ripoli (Firenze) erano arrivati in pullman la mattina stessa per una gita premio di due giorni. Pare certo che Emanuele fosse “a digiuno” di sci, ma la sua caduta presentava aspetti che dovevano essere chiariti. Il quattordicenne si era posizionato in cima alla Pista delle Marmotte. Emanuele è sceso prendendo forte velocità e andando a sbattere contro la cosiddetta “giraffa”. Un impatto violento, che non gli ha lasciato scampo. La rianimazione tentata per un’ora è stata inutile. Il corpo è stato poi sottoposto a un accertamento esterno del medico legale.
In seguito all’episodio alcune figure che operano sulle piste del Cimoncino hanno ricevuto avvisi di garanzia aventi come ipotesi di reato l’omicidio colposo.
È parso chiaro sin da subito che la morte di Emanuele non fosse stata provocata da un caso o alla sua totale incapacità di stare sugli sci. O almeno non solo da questi motivi. Per questo le analisi sono state lunghe e complesse. Gli accertamenti svolti non sono stati solo di tipo medico legale, ma anche sul materiale posto sotto sequestro. Innanzitutto, sulla cosiddetta “giraffa” contro la quale si era scontrato con violenza.
L’impianto per la produzione di neve artificiale a lato della pista dov’è avvenuta la tragedia era regolarmente protetto ma questo non è bastato purtroppo per evitare ferite letali al ragazzino che gli è finito contro.
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