MODENA. L’AZIENDA DI ABBIGLIAMENTO
I cinquant’anni di “Ann Max” dal garage alla lana cotta
Una storia fatta di vecchie fornaci e di lana cotta, di difficoltà e di svolte produttive. Ma anche di nonni, figli e nipoti, come tante storie dell’imprenditoria italiana e modenese. Una storia...
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Una storia fatta di vecchie fornaci e di lana cotta, di difficoltà e di svolte produttive. Ma anche di nonni, figli e nipoti, come tante storie dell’imprenditoria italiana e modenese. Una storia semplice, tanto che Enzo, che l’azienda l’ha creata, alza le spalle e fa notare che lui non se lo sarebbe mai aspettato, di arrivare fino a qui. Quel “qui” sono i cinquant’anni di vita di Ann Max, l’azienda di maglieria di via Baccelliera, che ieri ha festeggiato insieme ai dipendenti e agli amici. Una festa in famiglia, perché la linea che va dal fondatore Enzo Colombini ai nipoti Carlotta, Ludovico e Beatrice, passando per i figli Anna Maria e Massimo, è quella del talento passato alla seconda e alla terza generazione, ormai pronta a prendere il timone aziendale. Una storia (raccontata in un libro di Alberto Crepaldi) partita da un’idea, come ha ricordato la moglie di Colombini, Lucia Roversi: «Siamo partiti nel ’67 dal garage vicino a casa - spiega - io all’inizio ho voluto aiutare mio marito perché aveva bisogno di me, ma poi mi sono innamorata del lavoro… e lo sono ancora oggi».
E a tornare su quei «cinquant’anni vissuti intensamente» è lo stesso Colombini, oggi 83enne: «Nei primi vent’anni di questa avventura c’era da rincorrere una domanda che pareva insaziabile - spiega - ma poi sono intervenute trasformazioni radicali, accelerate da una competizione globale agguerrita, che abbiamo potuto affrontare non smettendo mai di innovare e puntando sulla qualità». Cambiamenti che hanno riguardato anche la sede, perché dal vecchio garage l’azienda è passata al laboratorio di via Saluzzo, per arrivare poi alla sede di via Baccelliera, costruita nel ’94 al posto della vecchia fornace su un’area Pip del Consorzio aree produttive.
Riguardo la produzione, la prima svolta avvenne negli anni ’70, con i “Pirenei”, tessuto messo sul mercato dopo mesi di studi, per arrivare poi alla lana cotta, diventata il cavallo di battaglia delle produzioni Ann Max. Tutto questo passando per un processo di informatizzazione fortemente voluto dal figlio Massimo, scomparso due anni fa e ricordato con grande affetto: «È grazie a lui che siamo qui - ha detto la moglie Ave Casolari - e oggi dobbiamo guardare alle nuove sfide con il rispetto e l’umanità con la quale si approcciava alle persone». Alla presentazione erano presenti l’assessore Anna Maria Vandelli e Valter Caiumi, vicepresidente di Confindustria Emilia, che si è rivolto ai nipoti del fondatore: «Andate a tutto gas, perché è probabile che dentro di voi ci sia il talento di vostro nonno».
Luca Gardinale
E a tornare su quei «cinquant’anni vissuti intensamente» è lo stesso Colombini, oggi 83enne: «Nei primi vent’anni di questa avventura c’era da rincorrere una domanda che pareva insaziabile - spiega - ma poi sono intervenute trasformazioni radicali, accelerate da una competizione globale agguerrita, che abbiamo potuto affrontare non smettendo mai di innovare e puntando sulla qualità». Cambiamenti che hanno riguardato anche la sede, perché dal vecchio garage l’azienda è passata al laboratorio di via Saluzzo, per arrivare poi alla sede di via Baccelliera, costruita nel ’94 al posto della vecchia fornace su un’area Pip del Consorzio aree produttive.
Riguardo la produzione, la prima svolta avvenne negli anni ’70, con i “Pirenei”, tessuto messo sul mercato dopo mesi di studi, per arrivare poi alla lana cotta, diventata il cavallo di battaglia delle produzioni Ann Max. Tutto questo passando per un processo di informatizzazione fortemente voluto dal figlio Massimo, scomparso due anni fa e ricordato con grande affetto: «È grazie a lui che siamo qui - ha detto la moglie Ave Casolari - e oggi dobbiamo guardare alle nuove sfide con il rispetto e l’umanità con la quale si approcciava alle persone». Alla presentazione erano presenti l’assessore Anna Maria Vandelli e Valter Caiumi, vicepresidente di Confindustria Emilia, che si è rivolto ai nipoti del fondatore: «Andate a tutto gas, perché è probabile che dentro di voi ci sia il talento di vostro nonno».
Luca Gardinale
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