La gente diffida dell’Ausl«Ospedale, impegni vaghi»
di Daniele Montanari
Pavullo. La dura reazione dopo la chiusura di Ostetricia e l’incontro con i vertici «Aree abbandonate e cantieri improbabili: non si azzardino a prenderci in giro»
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PAVULLO . Restano sulle barricate i comitati pro ospedale di Pavullo.
Le garanzie sugli investimenti e i tempi di messa in atto dei lavori annunciati martedì anche con prese d’impegno in prima persona (dal dg Ausl Massimo Annicchiarico e dall’ assessore regionale alla Sanità Sergio Venturi) non hanno sbollito la rabbia per la chiusura del punto nascite né rassicurato su un futuro che appare tuttora in bilico. In sostanza non si smobilita, anzi.
«Mi chiedo come facciano in due anni e mezzo a portare avanti contemporaneamente il cantiere del Pronto Soccorso e quello delle sale operatorie – nota Gaetano Vandelli di Pavullo 95 – sarà una cosa estremamente difficile e legata a grossi disagi e criticità. Come faranno a portare anche interventi chirurgici in più in quelle condizioni? Non è più facile invece che si arrivi a uno stop dell’attività operatoria all’inizio solo momentaneo e poi chissà? Ci sono state troppe delusioni in passato. Prendiamo solo la gestione del cantiere di messa in sicurezza dell’ ospedale: 1.350.000 euro che in cinque anni non sono ancora stati spesi tutti, perché davanti al Ps c’è ancora una rete arancione con una parte di interventi da finire. Dopo cinque anni. Con questa fotografia reale, si fa fatica a credere all’ipotetico».
E anche alle prese d’impegno: «Venturi in diversi passaggi ha detto cose condivisibili – continua Vandelli – ma quell’esortazione finale a tenere monitorata la situazione fa pensare: se mi dici che c’è bisogno di controllare, vuol dire che non c'è di per sé garanzia che le cose vadano come ci siamo detti. È la politica che deve controllare, ma su questo il Frignano è completamente assente. Poi daranno la colpa ai cittadini che non vanno in ospedale, come il generale Cadorna dava la colpa ai soldati. Ecco perché ho detto che è l’inizio di una Caporetto».
«È assurdo che il punto nascite sia stato chiuso in nome della sicurezza lasciando noi dell’alto Appennino senza un’ambulanza h24, senza un sistema che sopperisca alla mancanza», rilancia Maria Cristina Bettini di “Salviamo l'ospedale”.
«Loro stessi hanno proiettato una mappa in cui Pieve e dintorni risultano privi di una copertura vera, secondo lo standard che vuole un’ambulanza in arrivo in 20 minuti. Qui non c'è l’infermiere: hanno formato volontari e medici di famiglia per l'eventuale assistenza a una partoriente? E perché non mi hanno risposto quando ho chiesto dove portano una donna in travaglio traumatizzata, se al Policlinico o Baggiovara?».
«Spacciano per potenziamenti cose che in realtà sono solo adeguamenti attesi da vent'anni», puntualizza Davide Venturelli di “Salviamo le nascite”. «Noi comunque vigileremo in modo serrato sull’arrivo di queste cose nelle tempistiche promesse, e proponiamo incontri pubblici di aggiornamento ogni due mesi perché i cittadini devono essere informati. Non provino a prenderci in giro».
Le garanzie sugli investimenti e i tempi di messa in atto dei lavori annunciati martedì anche con prese d’impegno in prima persona (dal dg Ausl Massimo Annicchiarico e dall’ assessore regionale alla Sanità Sergio Venturi) non hanno sbollito la rabbia per la chiusura del punto nascite né rassicurato su un futuro che appare tuttora in bilico. In sostanza non si smobilita, anzi.
«Mi chiedo come facciano in due anni e mezzo a portare avanti contemporaneamente il cantiere del Pronto Soccorso e quello delle sale operatorie – nota Gaetano Vandelli di Pavullo 95 – sarà una cosa estremamente difficile e legata a grossi disagi e criticità. Come faranno a portare anche interventi chirurgici in più in quelle condizioni? Non è più facile invece che si arrivi a uno stop dell’attività operatoria all’inizio solo momentaneo e poi chissà? Ci sono state troppe delusioni in passato. Prendiamo solo la gestione del cantiere di messa in sicurezza dell’ ospedale: 1.350.000 euro che in cinque anni non sono ancora stati spesi tutti, perché davanti al Ps c’è ancora una rete arancione con una parte di interventi da finire. Dopo cinque anni. Con questa fotografia reale, si fa fatica a credere all’ipotetico».
E anche alle prese d’impegno: «Venturi in diversi passaggi ha detto cose condivisibili – continua Vandelli – ma quell’esortazione finale a tenere monitorata la situazione fa pensare: se mi dici che c’è bisogno di controllare, vuol dire che non c'è di per sé garanzia che le cose vadano come ci siamo detti. È la politica che deve controllare, ma su questo il Frignano è completamente assente. Poi daranno la colpa ai cittadini che non vanno in ospedale, come il generale Cadorna dava la colpa ai soldati. Ecco perché ho detto che è l’inizio di una Caporetto».
«È assurdo che il punto nascite sia stato chiuso in nome della sicurezza lasciando noi dell’alto Appennino senza un’ambulanza h24, senza un sistema che sopperisca alla mancanza», rilancia Maria Cristina Bettini di “Salviamo l'ospedale”.
«Loro stessi hanno proiettato una mappa in cui Pieve e dintorni risultano privi di una copertura vera, secondo lo standard che vuole un’ambulanza in arrivo in 20 minuti. Qui non c'è l’infermiere: hanno formato volontari e medici di famiglia per l'eventuale assistenza a una partoriente? E perché non mi hanno risposto quando ho chiesto dove portano una donna in travaglio traumatizzata, se al Policlinico o Baggiovara?».
«Spacciano per potenziamenti cose che in realtà sono solo adeguamenti attesi da vent'anni», puntualizza Davide Venturelli di “Salviamo le nascite”. «Noi comunque vigileremo in modo serrato sull’arrivo di queste cose nelle tempistiche promesse, e proponiamo incontri pubblici di aggiornamento ogni due mesi perché i cittadini devono essere informati. Non provino a prenderci in giro».
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