Straordinari: sarà risarcito per 2mila ore mai pagate
di Carlo Gregori
Il Giudice del Lavoro condanna azienda per non aver retribuito un suo impiegato Se segnate sul marcatempo per anni, si presume che ci fosse un consenso tacito
2 MINUTI DI LETTURA
Un impiegato amministrativo ha vinto la causa contro la sua ex azienda modenese perché non gli avevano mai pagato quasi 2mila ore di straordinari nell’arco di nove anni. L’azienda ha ribattuto che l’aver segnato gli straordinari sul cartellino dell’orario non costituisce una prova perché il marcatempo non veniva utilizzato per il conteggio delle ore lavorate e perché gli straordinari non erano autorizzati. Ma il giudice - dopo aver ascoltato molti testi e aver vagliato il funzionamento del conteggio ore dell’azienda - ha concluso che quelle 1977 ore segnate e non pagate erano state per forza tacitamente autorizzate. E soprattutto il marcatempo costituisce un documento che indica chiaramente quando quelle ore sono state fatte. Per questo ha condannato l’azienda a pagare 27mila euro all’ex impiegato.
La causa - avviata nel 2013 davanti al Tribunale del Lavoro di Modena - riguarda un impiegato amministrativo che lamentava il mancato pagamento di quell’alto numero di ore in più fatte tra il 2003 e il 2012. L’argomento è di grande importanza perché riguarda non solo come queste ore dovevano essere contabilizzate per la busta paga ma anche il modo in cui erano autorizzate. Questo perché l’azienda ha sostenuto da un lato che i cartellini non provavano gli straordinari effettuati, anche se segnati; dall’altro, che l’impiegato poteva gestirsi da solo gli orari; infine, che lo straordinario doveva essere autorizzato. L’analisi dei cartellini e anche le testimonianze in udienza hanno invece portato il giudice a convincersi che quei marcatempo sono documenti ufficiali: venivano davvero utilizzati dalla società. Soprattutto indicano la realtà storica delle singole ore straordinarie lavorata e poi segnate dai dipendenti. Ma indicano anche un’anomalia: «Gli straordinari segnati sono di gran lunga superiori alle ore recuperate e quindi lo straordinario non era compensato con i permessi accordati, dei quali non c’è prova». Il giudice aggiunge poi che non è possibile che un semplice impiegato gestisca il lavoro autonomamente come previsto per i manager e i dirigenti. Ma questa massa di straordinari era autorizzata dalla direzione? L’azienda dice di no, di non aver mai dato il consenso. Il giudice replica che tutte queste ore in più dovevano per forza essere autorizzate tacitamente: come possibile altrimenti che ricorrano senza sosta per anni e anni sui marcatempo? Nella busta paga, poi, nulla indica che nel superminimo ci fosse una retribuzione compensativa per queste ore.
La causa - avviata nel 2013 davanti al Tribunale del Lavoro di Modena - riguarda un impiegato amministrativo che lamentava il mancato pagamento di quell’alto numero di ore in più fatte tra il 2003 e il 2012. L’argomento è di grande importanza perché riguarda non solo come queste ore dovevano essere contabilizzate per la busta paga ma anche il modo in cui erano autorizzate. Questo perché l’azienda ha sostenuto da un lato che i cartellini non provavano gli straordinari effettuati, anche se segnati; dall’altro, che l’impiegato poteva gestirsi da solo gli orari; infine, che lo straordinario doveva essere autorizzato. L’analisi dei cartellini e anche le testimonianze in udienza hanno invece portato il giudice a convincersi che quei marcatempo sono documenti ufficiali: venivano davvero utilizzati dalla società. Soprattutto indicano la realtà storica delle singole ore straordinarie lavorata e poi segnate dai dipendenti. Ma indicano anche un’anomalia: «Gli straordinari segnati sono di gran lunga superiori alle ore recuperate e quindi lo straordinario non era compensato con i permessi accordati, dei quali non c’è prova». Il giudice aggiunge poi che non è possibile che un semplice impiegato gestisca il lavoro autonomamente come previsto per i manager e i dirigenti. Ma questa massa di straordinari era autorizzata dalla direzione? L’azienda dice di no, di non aver mai dato il consenso. Il giudice replica che tutte queste ore in più dovevano per forza essere autorizzate tacitamente: come possibile altrimenti che ricorrano senza sosta per anni e anni sui marcatempo? Nella busta paga, poi, nulla indica che nel superminimo ci fosse una retribuzione compensativa per queste ore.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
