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Trova 500mila euro di vecchi Bot e diffida Banca d’Italia: «Pagateli»

Trova 500mila euro di vecchi Bot e diffida Banca d’Italia: «Pagateli»

Stava sistemando i cassetti di famiglia e gli sono capitati in mano 18 titoli, certificati di credito del Tesoro, per un valore complessivo attuale di quasi 500mila euro. Ma erano titoli emessi nel...

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Stava sistemando i cassetti di famiglia e gli sono capitati in mano 18 titoli, certificati di credito del Tesoro, per un valore complessivo attuale di quasi 500mila euro. Ma erano titoli emessi nel 1985 quando Giuseppe, classe 1970, aveva quindici anni. Risparmi di famiglia, di cui non ha mai saputo.

Ha pensato di riscuoterli, e invece si è trovato davanti ad un diniego: titoli prescritti.

Così si è rivolto ad una associazione che ha sede a Roma, Agitalia e che ha intentato analoghe cause un po’ in tutti i tribunali. Per ora è partita una diffida, a firma di uno degli studi legali cui l’associazione si appoggia.

Ma ne deriverà probabilmente una causa civile davanti al Tribunale di Modena. Se infatti il ritrovamento di vecchi titoli intestati alle Poste sfocia in qualche mediazione, mai la Banca d’Italia ha finora accettato di restituire le somme ai diretti interessati, in questo caso agli eredi.

«Giuseppe - spiega Giovanni Rossetti di Agitalia - si è rivolto alla nostra Associazione, per rappresentarci che in agosto, ripulendo uno scrittorio dentro casa, si è accorto che dentro lo stesso vi erano nascosti 18 Bot di vario importo, per un valore di lire 260 milioni. I titoli, dei quali non aveva mai avuto contezza, sono stati fatti stimare da un nostro consulente contabile che ha valutato un rimborso, con il favore degli interessi legali, della rivalutazione e della capitalizzazione, dalla data di emissione a quella del ritrovamento, pari a 468.720 euro. Giuseppe ha conferito mandato al nostro ufficio legale per agire al fine del recupero della somma presso la Banca d’Italia obbligata in solido con gli Istituti di Credito ad “onorare” tutti i debiti maturati con i Bot».

Sull’esito della causa, di proporzioni economica notevoli, non ci sono precedenti forti. Banca d’Italia sostiene sempre di non dover più rimborsare per prescrizione, gli eredi sostengono che la prescrizione decorre da quando si ha conoscenza del titolo. In questo caso da agosto, non dal 1985. Sulla controversa questione, oltre a tante cause, oltre a qualche dubbio è pendente un ricorso alla Corte Costituzionale: «Per informazioni relative alla riscossione di titoli di credito pubblici anche molto vecchi nel tempo è sufficiente scrivere alla nostra Associazione all’indirizzo agitalia@virgilio.it per ricevere gratuitamente tutte le informazioni», pubblicizza Rossetti.



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