«Così ho scoperto il brand falso a Shangai»
di Maria Vittoria Melchioni
Mirandola. Una foto su Instagram consente a Tiziano Rillo di “10sei0otto” di denunciare la maxi truffa
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MIRANDOLA. L'emulazione è la più grande forma di ammirazione. Ma a tutto c'è un limite, specialmente quando il cercare di essere simili a qualcuno o a qualcosa sfocia nel mero plagio e nella copia. Quanto è accaduto a Tiziano Rillo, titolare con Paolo Barelli del brand 10sei0otto, ha dell'incredibile. «Ero comodamente seduto sul divano a guardare un film - racconta il designer - quando mi arriva una notifica su Instagram. Un tag ad una foto come ne arrivano tanti durante la giornata, alcuni dei quali passano pure inosservati nella frenesia del lavoro...». Il momento di relax è stato però decisivo per scoprire quanto stesse accadendo a migliaia di chilometri da Mirandola. «Apro il social e vedo il video di una sfilata. Alle spalle degli indossatori campeggiavano due loghi: il nostro e quello di Piave 37 (progetto di lancio per stilisti emergenti creato da Dolce&Gabbana e terminato ormai da 2 anni, ndr)- Rillo continua il racconto - ma i modelli che stavano sfilando non erano i nostri in modo evidente, sia per qualità dei materiali utilizzati che per i tagli che per le proporzioni. Leggo quindi tutti gli hashtag e scopro essere una sfilata fatta a Shangai durante la recente fashion week. Decido di contattare il ragazzo che ci ha taggato nel filmato, un ignaro studente che era nel pubblico dello show, ed iniziamo a chattare. Il ragazzo mi invia altre foto: la nostra etichetta sviluppata in verticale invece che in orizzontale, alcuni capi da lui acquistati credendo fossero degli originali 10sei0otto e altri momenti dell'evento che coinvolgevano altri brand italiani. Lì per lì mi è scappata una risata beffarda perché la truffa era talmente grande da non sembrare nemmeno possibile, poi è subentrato il senso di impotenza davanti a fatti come questo e pensi che dall'altra parte del mondo c'è chi fa business utilizzando (male) la tua creatività per giunta copiandola in modo approssimativo». Il caso di 10sei0otto va ad aggiungersi ai conclamati casi di falsificazione dei tantissimi brand del lusso e del Made in Italy che in Cina trovano un fiorentissimo mercato e un altrettanto fiorente luogo di produzione. Come si può tutelare la nostra produzione? «Continuando a denunciare episodi come questi - interviene Marco Gasparini presidente di Cna Federmoda Modena - e tenere alta l'attenzione su questa materia e sul settore tessile, spesso relegato a spazi non così importanti come invece dovrebbe. Come associazione, noi vogliamo porci come catalizzatore della tutela dei nostri brand almeno sul territorio nazionale, cercando la collaborazione di istituzioni ministeriali e della Guardia di Finanza per bloccare quanto meno il ritorno in Italia di merce contraffatta dei brand del nostro distretto».
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