Donazione di organi a cuore fermo: una realtà a Modena
All’ospedale di Baggiovara è stato eseguito l’intervento durato quattro ore grazie alla circolazione extracorporea
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La donazione di organi a cuore fermo è una realtà anche a modena. All'ospedale civile di Baggiovara è stato eseguito un prelievo multiorgano a cuore fermo da un paziente deceduto per un arresto cardiaco irreversibile: sono stati donati due reni, trapiantati all'ospedale Sant’Orsola di Bologna. Si tratta della prima volta che si procede a un intervento del genere nel territorio modenese, e anche in Italia è possibile solo in pochi centri d'eccellenza.
Entrambi i reni, nel caso di Modena, sono stati prelevati dall'equipe di chirurgia vascolare, diretta da Roberto Silingardi, e da quella di anestesia e rianimazione, diretta da Elisabetta Bertellini, in collaborazione con l'equipe della chirurgia dei trapianti, diretta da Fabrizio Di Benedetto.
«Qualche mese fa – ricorda Elisabetta Bertellini, direttore dell’anestesia e rianimazione dell’ospedale civile – al Policlinico era stato impiantato un fegato prelevato in Toscana da un paziente a cuore non battente. In quell’occasione avevamo reso noto di essere pronti a effettuare anche il prelievo, non appena avessimo avuto un donatore idoneo».
La donazione, infine, è stata possibile grazie alla generosità della famiglia del donatore che ha assecondato la volontà del proprio congiunto. «All’estero il prelievo di organi a cuore fermo è una prassi molto diffusa, mentre in Italia è praticata, ancora, solamente in un numero molto limitato di centri dotati di competence e tecnologia adeguate alla complessità della procedura”. Conclude la dottoressa Elisabetta Bertellini. «In questi casi è fondamentale garantire la funzionalità degli organi prelevati grazie ad un’accurata gestione del donatore, puntando a limitare il danno ischemico, utilizzando assistenza cardiocircolatoria extracorporea (Ecmo), immediatamente applicata dopo l’accertamento di morte».
«Dal punto di vista tecnico – ha aggiunto Roberto Silingardi, direttore della Chirurgia vascolare di Baggiovara - l'intervento consiste nell'incannulare l'aorta toracica con un pallone attraverso una arteria femorale onde effettuare un clampaggio aortico ciò una legatura dell’aorta. In contemporanea, attraverso i vasi femorali dell'altro lato, vengono posizionate le cannule per l'Ecmo, cioè per la circolazione extracorporea. Tale procedura viene effettuata in Terapia Intensiva al letto del paziente dal Chirurgo Vascolare in collaborazione con il Rianimatore. Si viene così a creare un “circuito chiuso” che garantisce la funzionalità degli organi, il fegato e i reni, limitandone il danno da mancanza di sangue».
Il posizionamento della circolazione extracorporea è stato effettuato completamente per via percutanea utilizzando le moderne tecniche endovascolari e questo, anche grazie alla grande esperienza maturata nella chirurgia vascolare di Modena.
Dopo quattro ore di circolazione extracorporea il paziente è stato condotto in sala operatoria per il prelievo dei reni, che sono stati poi trapiantati con successo all'ospedale s. Orsola di Bologna (in un unico ricevente).
Entrambi i reni, nel caso di Modena, sono stati prelevati dall'equipe di chirurgia vascolare, diretta da Roberto Silingardi, e da quella di anestesia e rianimazione, diretta da Elisabetta Bertellini, in collaborazione con l'equipe della chirurgia dei trapianti, diretta da Fabrizio Di Benedetto.
«Qualche mese fa – ricorda Elisabetta Bertellini, direttore dell’anestesia e rianimazione dell’ospedale civile – al Policlinico era stato impiantato un fegato prelevato in Toscana da un paziente a cuore non battente. In quell’occasione avevamo reso noto di essere pronti a effettuare anche il prelievo, non appena avessimo avuto un donatore idoneo».
La donazione, infine, è stata possibile grazie alla generosità della famiglia del donatore che ha assecondato la volontà del proprio congiunto. «All’estero il prelievo di organi a cuore fermo è una prassi molto diffusa, mentre in Italia è praticata, ancora, solamente in un numero molto limitato di centri dotati di competence e tecnologia adeguate alla complessità della procedura”. Conclude la dottoressa Elisabetta Bertellini. «In questi casi è fondamentale garantire la funzionalità degli organi prelevati grazie ad un’accurata gestione del donatore, puntando a limitare il danno ischemico, utilizzando assistenza cardiocircolatoria extracorporea (Ecmo), immediatamente applicata dopo l’accertamento di morte».
«Dal punto di vista tecnico – ha aggiunto Roberto Silingardi, direttore della Chirurgia vascolare di Baggiovara - l'intervento consiste nell'incannulare l'aorta toracica con un pallone attraverso una arteria femorale onde effettuare un clampaggio aortico ciò una legatura dell’aorta. In contemporanea, attraverso i vasi femorali dell'altro lato, vengono posizionate le cannule per l'Ecmo, cioè per la circolazione extracorporea. Tale procedura viene effettuata in Terapia Intensiva al letto del paziente dal Chirurgo Vascolare in collaborazione con il Rianimatore. Si viene così a creare un “circuito chiuso” che garantisce la funzionalità degli organi, il fegato e i reni, limitandone il danno da mancanza di sangue».
Il posizionamento della circolazione extracorporea è stato effettuato completamente per via percutanea utilizzando le moderne tecniche endovascolari e questo, anche grazie alla grande esperienza maturata nella chirurgia vascolare di Modena.
Dopo quattro ore di circolazione extracorporea il paziente è stato condotto in sala operatoria per il prelievo dei reni, che sono stati poi trapiantati con successo all'ospedale s. Orsola di Bologna (in un unico ricevente).
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