Finale. «Gli assassini? Non strumentalizzate»
Elena Govoni: «La rapina degenerata è inventata. Giusto punire gli assassini, ma la tragedia non divida e accresca l’odio»
FINALE. «Restiamo umani». È con questo titolo che Elena Govoni, cognata di Mirella Ansaloni, molto conosciuta a Finale per la sua professione all’Ausl e per l’impegno sociopolitico, ha voluto raccontare lo stato d’animo della famiglia della vittima. Parole anche concilianti, che chiedono di giudicare il delitto in sè, non altro. Parole pubblicate ieri sera sui “social” finalesi, dove nei giorni scorsi non erano mancati commenti espliciti sui tre giovani arrestati: Ayoub Lamsid, amico di famiglia ed ex vicino di casa, che ha aperto la strada ad Hamza Drouoch e Samir Rida.
«Ogni tentativo di tutelare la nostra incolumità è vano di fronte al viso di un ragazzo che abbiamo visto crescere, che conosciamo da anni, che bussa alla nostra porta per chiederci un favore - esordisce Elena - Gli apriamo, perché di lui ci fidiamo, perché non è mai stata una minaccia, per noi. Nessun sospetto, nessun segnale che potesse far intuire le reali intenzioni dietro quella richiesta. Siamo tutti disarmati di fronte ad un essere umano che improvvisamente diventa un assassino, che trasforma un oggetto presente in tutte le nostre case in un’arma letale».
«Scaviamo nella storia personale dell’assassino, proviamo a cercare un’origine, una causa, la radice di quella trasformazione. Perché se la trovassimo, quella radice, potremmo allora strapparla, ed evitare che un essere umano diventi un assassino».
«Qualcuno accusa la famiglia che non ha saputo educare, qualcuno accusa la società che non ha saputo includere, altri accusano intere etnie o gruppi religiosi. Ma la storia ci consegna assassini che appartengono a tutte queste categorie, altri che appartengono solo ad alcune di esse, altri ancora che non appartengono a nessuna di esse».
«Gli assassini - statuisce Elena - appartengono ad una sola categoria: quella degli assassini. E forse dobbiamo accettare il fatto che esistono individui per i quali la vita umana non ha valore. Gli assassini meritano di essere giudicati e puniti secondo legge. È la base del nostro sistema giuridico, il pilastro che ci rende una società equa e civile».
«Spero - conclude - che tutti noi siamo in grado di pensare allo straniero come si pensa ad un qualsiasi altro essere umano, per il quale non ci si debba nè prodigare in modo particolare, nè difendere a priori».
«La vicenda che ha visto mia cognata Mirella vittima di omicidio per mano di tre giovani ragazzi di origine marocchina è nelle mani degli inquirenti e dei giudici e saranno loro a stabilire la sequenza dei fatti e le responsabilità di ciascuno. Nella piena consapevolezza che in Tribunale è vero solo ciò che è dimostrato, la mia personale opinione è che la linea difensiva basata sulla rapina finita male sia inverosimile. Perché se ti presenti a volto scoperto ad una anziana che ti conosce da anni, con l’intento di compiere un furto, o sei un perfetto idiota, oppure hai valutato e accettato il rischio di dover commettere un omicidio per non essere identificato. Ma è solo la mia opinione. Ho fiducia nel sistema giudiziario italiano e credo che sarà fatto tutto il possibile per scoprire la verità e che i responsabili saranno puniti in modo adeguato. So che la pena non si deve limitare alle misure coercitive, deve praticare anche la riabilitazione dei soggetti colpevoli. Sono convinta della necessità di questo, soprattutto se i colpevoli sono giovani».
«Ringrazio quanti hanno espresso vicinanza e solidarietà alla famiglia. Invito tutti a soppesare le parole dette e scritte, perché questa tragica vicenda non diventi occasione per accrescere l’odio e dividere. Non è di questo che abbiamo bisogno».
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