L'assessore Cavazza e il nuovo orario nelle scuole medie di Modena: «Sabato a casa: il vero obiettivo è elevare la qualità delle scuole»
di Davide Berti
L’assessore Gianpietro Cavazza: «Il percorso è appena iniziato e sarà condiviso con insegnanti e famiglie. La fase delle iscrizioni di gennaio sarà importante per gestire il periodo di transizione»
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È una sfida. Una sfida coraggiosa che la scuola modenese ha deciso di giocarsi, a cominciare dai dirigenti scolastici delle singole scuole medie e dal Comune, che presto comincerà le consultazioni.
La notizia del sabato a casa per le scuole medie, a partire dal prossimo anno scolastico (settembre 2018), è stata accolta con particolare entusiasmo dalle famiglie (basta guardare la maggior parte dei commenti sul nostro sito e sui social e il primo risultato del sondaggio che abbiamo lanciato su internet) ma per passare alla pratica la strada è ancora lunga. Soprattutto sono tante le tappe per arrivare preparati alle iscrizioni di febbraio, con quella che dovrà essere una nuova offerta formativa, la vera sostanza della rivoluzione che riguarderà otto istituti comprensivi su dieci (oggi le medie San Carlo e le medie Paoli sono già organizzate da lunedì al venerdì con mattine da sei ore, fino alle 13.40).
Assessore Cavazza, cosa vi ha spinto ad intraprendere questa rivoluzione?
«Il nostro obiettivo è sollecitare le scuole a una maggiore apertura delle proprie strutture e a fare rete per definire un sistema sempre più flessibile che possa andare incontro alle esigenze delle famiglie. Esigenze che nei mesi scorsi ci sono state manifestate e sulle quali abbiamo iniziato a lavorare d’accordo coi dirigenti scolastici, che hanno iniziato un grande lavoro di condivisione di questi obiettivi. Il tema, quindi, non è tanto la chiusura del sabato quanto una maggiore apertura pomeridiana nel corso della settimana sia con attività didattiche che extra didattiche».
Che cosa c’è di deciso?
«La riflessione con il mondo della scuola è appena avviata. Sono stati programmati momenti di approfondimento con i dirigenti scolastici e con il coordinamento dei consigli di istituto, cioè con i rappresentanti delle famiglie. Abbiamo richieste di tanti genitori interessati a capire se sia possibile organizzare in modo diverso e con tempi diversi l’attività didattica nelle scuole secondarie di primo grado, ma la questione riguarda più in generale gli stessi Comprensivi».
Che tempi vi siete dati?
«Il percorso è solo agli inizi, non è ancora tempo di annunci e tantomeno siamo in grado di entrare nel merito delle modalità organizzative, la cui complessità abbiamo ben presente: dai trasporti all’Asl per i pranzi. Con i dirigenti scolastici, però, ci siamo detti: evitiamo le fughe in avanti, le situazioni a macchia di leopardo frutto dell’estemporaneità, dell’iniziativa di una singola scuola: condividiamo un metodo per decidere».
Si partirà da settembre 2018?
«Come per tutte le cose nuove servirà un periodo di transizione: da qui al momento delle iscrizioni raccoglieremo tutti gli stimoli necessari per gestire al meglio questo passaggio già dal prossimo anno scolastico».
Quindi non ci sarà una soluzione unica per tutte le scuole.
«Decisamente no. Ogni scuola, nella sua autonomia, deciderà la sua nuova offerta formativa e per questa si caratterizzerà. Vorrei che ogni Comprensivo sviluppasse una propria vocazione didattica. Credo si potrebbe addirittura partire da quella per attribuire poi un nome ai Comprensivi, che oggi si chiamano come le scuole medie di riferimento. È sulla base della vocazione didattica sviluppata che poi le diverse scuole saranno in grado di proporre progetti particolari e anche un’organizzazione dei tempi scolastici costruita attorno a quelle esigenze. In questo modo le famiglie avranno la possibilità di scegliere tra diverse proposte ciò che ritengono più stimolante per i propri figli e più adatto alla propria organizzazione familiare».
Lei cosa sceglierebbe?
«Niente referendum sul sabato sì o sabato no, mi auguro che al termine del percorso l’offerta preveda più opzioni sul sabato, sui pomeriggi, sulle attività sportive da fare usando le strutture scolastiche, sui progetti extra curriculari che possono essere sviluppati e sostenuti con le risorse del ministero o del Comune, sul coinvolgimento delle associazioni e delle organizzazioni attive nel quartiere. Insomma, una scuola maggiormente in grado di interpretare la complessità dei bisogni delle famiglie di questa città».
A proposito di iscrizioni: apporterete modifiche al regolamento dopo i problemi dell’anno scorso tra sorteggi, posti mancanti e paritarie dimenticate?
«Rispetto alle iscrizioni non verranno modificati i criteri introdotti per la prima volta con il Regolamento, che prima non c’era, semmai ci saranno alcune precisazioni e saremo più rigorosi nel verificarne l’applicazione evitando fraintendimenti, sempre nel rispetto dell’autonomia scolastici».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La notizia del sabato a casa per le scuole medie, a partire dal prossimo anno scolastico (settembre 2018), è stata accolta con particolare entusiasmo dalle famiglie (basta guardare la maggior parte dei commenti sul nostro sito e sui social e il primo risultato del sondaggio che abbiamo lanciato su internet) ma per passare alla pratica la strada è ancora lunga. Soprattutto sono tante le tappe per arrivare preparati alle iscrizioni di febbraio, con quella che dovrà essere una nuova offerta formativa, la vera sostanza della rivoluzione che riguarderà otto istituti comprensivi su dieci (oggi le medie San Carlo e le medie Paoli sono già organizzate da lunedì al venerdì con mattine da sei ore, fino alle 13.40).
Assessore Cavazza, cosa vi ha spinto ad intraprendere questa rivoluzione?
«Il nostro obiettivo è sollecitare le scuole a una maggiore apertura delle proprie strutture e a fare rete per definire un sistema sempre più flessibile che possa andare incontro alle esigenze delle famiglie. Esigenze che nei mesi scorsi ci sono state manifestate e sulle quali abbiamo iniziato a lavorare d’accordo coi dirigenti scolastici, che hanno iniziato un grande lavoro di condivisione di questi obiettivi. Il tema, quindi, non è tanto la chiusura del sabato quanto una maggiore apertura pomeridiana nel corso della settimana sia con attività didattiche che extra didattiche».
Che cosa c’è di deciso?
«La riflessione con il mondo della scuola è appena avviata. Sono stati programmati momenti di approfondimento con i dirigenti scolastici e con il coordinamento dei consigli di istituto, cioè con i rappresentanti delle famiglie. Abbiamo richieste di tanti genitori interessati a capire se sia possibile organizzare in modo diverso e con tempi diversi l’attività didattica nelle scuole secondarie di primo grado, ma la questione riguarda più in generale gli stessi Comprensivi».
Che tempi vi siete dati?
«Il percorso è solo agli inizi, non è ancora tempo di annunci e tantomeno siamo in grado di entrare nel merito delle modalità organizzative, la cui complessità abbiamo ben presente: dai trasporti all’Asl per i pranzi. Con i dirigenti scolastici, però, ci siamo detti: evitiamo le fughe in avanti, le situazioni a macchia di leopardo frutto dell’estemporaneità, dell’iniziativa di una singola scuola: condividiamo un metodo per decidere».
Si partirà da settembre 2018?
«Come per tutte le cose nuove servirà un periodo di transizione: da qui al momento delle iscrizioni raccoglieremo tutti gli stimoli necessari per gestire al meglio questo passaggio già dal prossimo anno scolastico».
Quindi non ci sarà una soluzione unica per tutte le scuole.
«Decisamente no. Ogni scuola, nella sua autonomia, deciderà la sua nuova offerta formativa e per questa si caratterizzerà. Vorrei che ogni Comprensivo sviluppasse una propria vocazione didattica. Credo si potrebbe addirittura partire da quella per attribuire poi un nome ai Comprensivi, che oggi si chiamano come le scuole medie di riferimento. È sulla base della vocazione didattica sviluppata che poi le diverse scuole saranno in grado di proporre progetti particolari e anche un’organizzazione dei tempi scolastici costruita attorno a quelle esigenze. In questo modo le famiglie avranno la possibilità di scegliere tra diverse proposte ciò che ritengono più stimolante per i propri figli e più adatto alla propria organizzazione familiare».
Lei cosa sceglierebbe?
«Niente referendum sul sabato sì o sabato no, mi auguro che al termine del percorso l’offerta preveda più opzioni sul sabato, sui pomeriggi, sulle attività sportive da fare usando le strutture scolastiche, sui progetti extra curriculari che possono essere sviluppati e sostenuti con le risorse del ministero o del Comune, sul coinvolgimento delle associazioni e delle organizzazioni attive nel quartiere. Insomma, una scuola maggiormente in grado di interpretare la complessità dei bisogni delle famiglie di questa città».
A proposito di iscrizioni: apporterete modifiche al regolamento dopo i problemi dell’anno scorso tra sorteggi, posti mancanti e paritarie dimenticate?
«Rispetto alle iscrizioni non verranno modificati i criteri introdotti per la prima volta con il Regolamento, che prima non c’era, semmai ci saranno alcune precisazioni e saremo più rigorosi nel verificarne l’applicazione evitando fraintendimenti, sempre nel rispetto dell’autonomia scolastici».
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