Tutto nasce dai ragazzi anche la buona scuola
Poche regole per rendere l’insegnamento piacevole e coinvolgente Dare la parola agli alunni e sfoderare l’arma più potente: la lettura
“La scuola – spiega Jenny Poletti Riz, insegnante e formatrice - ha il dovere di far nascere curiosità, mostrare la bellezza di cui è ed è stato capace l’uomo, insegnare a ragionare, dare gli strumenti e la spinta per migliorare ciò che al mondo non funziona. Noi insegnanti abbiamo il dovere di trasmettere entusiasmo e passione con il nostro esempio prima di tutto. Con il nostro modo di affrontare il lavoro, la quotidianità, con l’espressione con cui entriamo in classe ogni giorno. Loro ci guardano”. Come fare? Ecco le sue nove regole (più un suggerimento di lettura)
Primo: aumentare il coinvolgimento attivo degli studenti in classe con una didattica laboratoriale, in qualsiasi disciplina. Questo evita lo spegnimento di occhi e cervello e l’affossamento lento e progressivo verso la posizione orizzontale.
Secondo: ridurre il tempo in cui sono gli insegnanti a parlare e aumentare quello degi studenti per proporre idee o illustrare lavori.
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Terzo: aumentare la possibilità di scegliere degli studenti di far sentire la loro voce. Gli insegnanti devono chiedersi sempre: “Nel mio modo di fare lezione come posso aumentare lo spazio di scelta dei miei studenti?”.
Quarto: proporre attività con lo scopo di far nascere o sviluppare un senso di gratitudine “perché la gratitudine, e lo dicono gli scienziati, è un antidoto potentissimo alla depressione e quindi a maggior ragione alla sdraiataggine”.
Quinto: trovare modi creativi per aumentare negli studenti il senso di appartenenza a una comunità.
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Sesto: Coltivare il senso di altruismo in ogni modo possibile, favorendo in classe un clima di collaborazione, proponendo frequenti attività di gruppo, ma anche progetti che abbiano una ricaduta pratica, ad esempio in collaborazione con associazioni di volontariato del territorio.
Settimo: abituare gli studenti ad esprimersi, a dire la loro opinione “anche se non è sempre comoda per noi, anche se la loro voce a volte stride, è ipercritica, poco razionale. Insegniamo a esporre le loro opinioni in modo corretto ogni contesto, anche formale. Insegniamo ad usare la parola e la scrittura per condurre battaglie piccole e grandi”.
Ottavo: fornire il più spesso possibile esempi e modelli positivi di uomini e donne della storia, della letteratura, della nostra città e chiedere ai ragazzi di approfondire la loro conoscenza
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Nono: fare leva su una delle armi più potenti dell’arsenale di un insegnante: la lettura. “Questa deve diventare una priorità a scuola, più dell’Invalsi, più della grammatica. Iniziamo a dedicarci più tempo in classe, con la ferma intenzione di far entrare la lettura nel quotidiano dei nostri studenti. Facciamo sì che abbiano occasioni di scambiarsi libri, di presentare libri, di discutere di libri, di scrivere di ciò che leggono”. Il suggerimento di lettura: Mario Calabresi con “Cosa tiene accese le stelle” e “Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa. Storie di ragazzi che non hanno avuto paura di diventare grandi”. Perché poi i ragazzi sono ancora ragazzi e basta poco per accendere il loro spirito. Leggete infatti cos’ha scritto un mio studente di terza media dopo l’attività “Cambiamo il mondo… a partire da noi!”.
Esempi, progetti realizzati e tante, tantissime idee per una scuola migliore si possono trovare nel suo sito: www.scuolaaumentata.it
Monica Tappa
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