Debutto su bookabook per Ottavia Spaggiari e la sua storia dall’aldilà
di Ombretta Guerri
Di Spilamberto, vive a Milano e lavora per la rivista “Vita” «Troppi ostacoli nell’editoria classica, sul web tanta libertà»
3 MINUTI DI LETTURA
Si chiama Ottavia Spaggiari, è nata e cresciuta a Spilamberto ed ora vive a Milano. Ottavia ha scritto un libro che si intitola “Il mio funerale e altre cose poco importanti”. Ottavia fa la giornalista e vive a Milano. Ha 35 anni e scrive per Vita, il magazine di riferimento del non profit. “Il mio funerale e altre cose poco importanti” è il suo primo libro ed ha deciso di utilizzare la piattaforma bookabook, crowdfunding dell’editoria, per farlo conoscere e distribuire.
Quando è nata la tua idea di scrivere un libro?
«Più di 10 anni fa, quando ero all’università. All'epoca vivevo a Orange County e studiavo al campus di Irvine, dell'Università della California. Stavo tornando da un funerale. Per via del traffico e della pioggia, arrivai che la cerimonia era appena finita e proprio nel momento in cui stavo entrando al cimitero, dal vetro appannato della mia macchina vidi i partecipanti al corteo funebre correre verso di me. Dal mio cofano usciva un fumo nero fittissimo, c’era stato un cortocircuito e il motore rischiava di prendere fuoco. Pensai al defunto. In un qualche modo avevo involontariamente catalizzato l’attenzione di tutti. Da lì l’idea di scrivere di un funerale, raccontato dal punto di vista del morto.
Perché hai deciso di utilizzare la piattaforma bookabook rispetto ad una casa editrice tradizionale?
«Avevo provato a pubblicare con un’agenzia letteraria e un paio di grosse case editrici senza successo. Mi era stata contestata l’ambientazione: io sono italiana ma il mio romanzo è nato e si svolge in California e questo presentava, secondo agenti e case editrici, un grosso problema per l’ingresso sul mercato. Bookabook è una realtà innovativa, che lascia estrema libertà all’autore. Non segue regole di marketing precostituite ma il reale interesse dei lettori. Viene pubblicato solo chi raggiunge le 200 copie prenotate. Si tratta di una casa editrice seria, ogni manoscritto viene seguito da un editor e per avervi accesso bisogna superare una selezione in due fasi. Mi piaceva il modello, sospeso a metà tra la tradizione editoriale che garantisce il rispetto dei libri e l'innovazione».
Cosa offre questa piattaforma rispetto ad altri strumenti più tradizionali?
«La libertà, la visibilità e anche la possibilità di costruirsi una base di lettori ancora prima dell’uscita del libro. L’editoria presenta moltissime barriere all’ingresso. Vengono pubblicati solo certi autori, secondo i criteri di ciò che le case editrici ritengono commerciabile. Bookabook è diverso, lascia ai lettori la scelta di ciò che vogliono leggere.
Cosa ti piace dello scrivere? Cosa ti offre come esperienza?
«Mi piace costruire mondi paralleli e persone che arrivo a conoscere così bene e che mi sembrano così reali da poterle quasi toccare. Mi piace farle interagire e rimango sempre stupita dalla magia con cui, alla fine, dopo molte ore di lavoro, tutti i tasselli della storia si incastrano come un puzzle».
Come valuti il mondo dell’editoria, oggi, per una giovane scrittrice?
«È un mondo durissimo, in cui, appunto, entrare e molto, molto difficile. Gli esordienti fanno ancora molta fatica ad essere pubblicati. Piattaforme come quella di bookabook però sono una grandissima opportunità».
Quali sono i tuoi modelli come scrittori?
«Con estrema modestia è molto imbarazzo posso dire tre nomi: Jennifer Egan, di lei amo moltissimo la costruzione narrativa e la visione, Jonathan Franzen, per la precisione nella definizione dei personaggi e J.D. Salinger per la poesia, leggera e profondissima di tutte le sue opere. Se arrivassi ad essere un decimo di quello che sono loro sarei già soddisfatta».
Quando è nata la tua idea di scrivere un libro?
«Più di 10 anni fa, quando ero all’università. All'epoca vivevo a Orange County e studiavo al campus di Irvine, dell'Università della California. Stavo tornando da un funerale. Per via del traffico e della pioggia, arrivai che la cerimonia era appena finita e proprio nel momento in cui stavo entrando al cimitero, dal vetro appannato della mia macchina vidi i partecipanti al corteo funebre correre verso di me. Dal mio cofano usciva un fumo nero fittissimo, c’era stato un cortocircuito e il motore rischiava di prendere fuoco. Pensai al defunto. In un qualche modo avevo involontariamente catalizzato l’attenzione di tutti. Da lì l’idea di scrivere di un funerale, raccontato dal punto di vista del morto.
Perché hai deciso di utilizzare la piattaforma bookabook rispetto ad una casa editrice tradizionale?
«Avevo provato a pubblicare con un’agenzia letteraria e un paio di grosse case editrici senza successo. Mi era stata contestata l’ambientazione: io sono italiana ma il mio romanzo è nato e si svolge in California e questo presentava, secondo agenti e case editrici, un grosso problema per l’ingresso sul mercato. Bookabook è una realtà innovativa, che lascia estrema libertà all’autore. Non segue regole di marketing precostituite ma il reale interesse dei lettori. Viene pubblicato solo chi raggiunge le 200 copie prenotate. Si tratta di una casa editrice seria, ogni manoscritto viene seguito da un editor e per avervi accesso bisogna superare una selezione in due fasi. Mi piaceva il modello, sospeso a metà tra la tradizione editoriale che garantisce il rispetto dei libri e l'innovazione».
Cosa offre questa piattaforma rispetto ad altri strumenti più tradizionali?
«La libertà, la visibilità e anche la possibilità di costruirsi una base di lettori ancora prima dell’uscita del libro. L’editoria presenta moltissime barriere all’ingresso. Vengono pubblicati solo certi autori, secondo i criteri di ciò che le case editrici ritengono commerciabile. Bookabook è diverso, lascia ai lettori la scelta di ciò che vogliono leggere.
Cosa ti piace dello scrivere? Cosa ti offre come esperienza?
«Mi piace costruire mondi paralleli e persone che arrivo a conoscere così bene e che mi sembrano così reali da poterle quasi toccare. Mi piace farle interagire e rimango sempre stupita dalla magia con cui, alla fine, dopo molte ore di lavoro, tutti i tasselli della storia si incastrano come un puzzle».
Come valuti il mondo dell’editoria, oggi, per una giovane scrittrice?
«È un mondo durissimo, in cui, appunto, entrare e molto, molto difficile. Gli esordienti fanno ancora molta fatica ad essere pubblicati. Piattaforme come quella di bookabook però sono una grandissima opportunità».
Quali sono i tuoi modelli come scrittori?
«Con estrema modestia è molto imbarazzo posso dire tre nomi: Jennifer Egan, di lei amo moltissimo la costruzione narrativa e la visione, Jonathan Franzen, per la precisione nella definizione dei personaggi e J.D. Salinger per la poesia, leggera e profondissima di tutte le sue opere. Se arrivassi ad essere un decimo di quello che sono loro sarei già soddisfatta».
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