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Modena, la sfilata degli antifascisti: «Non abbassare la guardia»

di Saverio Cioce
Modena, la sfilata degli antifascisti: «Non abbassare la guardia»

L’Anpi mobilita i modenesi contro la commemorazione dell’anniversario della Marcia su Roma. Pacchioni: «Abbiamo già visto dove ci porta certa gente»

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MODENA. «In Italia, con la Costituzione nata dopo la guerra voluta da Mussolini, c’è spazio per tutti. Ma non per il fascismo militante: abbiamo già visto che cosa ci ha dato in morte e distruzione per più di vent’anni».

Aude Pacchioni, 91 anni, ex staffetta partigiana e oggi alla guida dell’Anpi con grinta immutata, è lapidaria quando spiega le ragioni della manifestazione che ieri pomeriggio ha portato in piazza più di 500 modenesi. L’occasione è stata quella di contestare quella data che l’estrema destra aveva scelto per ricordare ed esaltare l’anniversario della Marcia su Roma, quando Benito Mussolini portò a termine il colpo di Stato in accordo con i Savoia e invase Roma con le sue camicie nere arrivate sui treni.

«Macchè anniversario, ancora non bastano i saluti romani, le stele imbrattate, Anna Frank trasformata in un pupazzo da stadio?»

L’indignazione del militante Anpi con il fazzoletto tricolore al collo è la sintesi dello stillicidio di azioni che i militanti di estrema destra stanno portando avanti. I diretti interessati chiamati in causa spesso minimizzano, ma sui siti della “galassia nera”, un arcipelago ricco di siti e blog, di circoli e laboratori politici, i valori della Costituzione vengono sbeffeggiati.

«Sono qui perchè mio padre era un partigiano dopo essere un soldato - sottolinea Nadia Raimondi, ex insegnante - La dignità della causa per cui ha combattuto, per fare di questa Italia un paese libero, è quello di tutta una generazione. Ora che loro non ci sono più non dobbiamo fare la nostra parte per tenere alta quella loro battaglia. Oggi c’è più che mai bisogno di valori resistenti».

Di sicuro i militanti dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) sono arrivati in forze all’appuntamento. Una ventina di vessilli tricolori con le insegne dell’associazione hanno fatto corona ai cinque sindaci con la fascia tricolore che hanno partecipato al corteo da Largo S.Agostino alla Ghirlandina. In quelle poche centinaia di metri la sfilata militante, che seguiva composta l’auto dei vigili su una sola carreggiata per non disturbare il traffico, si è ingrossata sino a diventare un blocco di quasi 600 persone quando si è arrivati nella piccola piazza davanti al sacrario che riporta le foto dei caduti partigiani.

Le immagini dei loro visi riportano facce sorridenti, moltissimi con la divisa perchè solo con i documenti dell’arruolamento avevano potuto permettersi quel piccolo lusso. E così hanno voluto ricordarli i loro famigliari a guerra finita.

Nel silenzio assoluto quando i manifestanti sono entrati in piazza, cercando spazio tra le bancarelle del mercatino, Aude Pacchioni si è schiarita la voce per il saluto. Davanti alei bandiere dei partiti di sinistra, compreso Mdp, e al suo fianco Cecilia Guerra, a fianco del movimento di Sala e il sindaco Muzzarelli, attorniato da assessori e vertici Pd. Molti volti nuovi ad ascoltare le ragioni di un appuntamento, compreso il “Non mollare” che fu la parola d’ordine dal 1922 di Giustizia e Libertà, degli azionisti e di tutti coloro che continuarono a mobilitarsi per vent’anni. A poche decine di metri dal luogo del presidio antifascista c’era fino a pochissimi anni fa ancora l’insegna di uno dei fucilati più importanti e meno ricordati della Resistenza, l’ottico Arturo Anderlini. Fu arrestato per rappresaglia nel ’44 come responsabile del Partito d’Azione e come autore del salvataggio di ebrei e militari inglesi e fucilato.
 

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