Quel progetto di recupero in un cassetto
di Stefano Luppi
Senza risposta dal Comune la proposta di un gruppo di imprenditori per risanare il Villaggio Artigiano
2 MINUTI DI LETTURA
«Il Guernica occupa capannoni a ModenaEst? Occupare - spiega Fausto Cigni, politico di lungo corso, ex Pd oggi in Mdp - non è mai la soluzione giusta, ma si può arrivare a ciò visto che il Comune non ascolta le proposte di riqualificazione nate dal basso. Noi avevamo proposto di ripensare il Villaggio Artigiano di Modena Est nel novembre del 2013 e stiamo ancora attendendo una risposta da parte dell’amministrazione».
Cigni nel commentare l’occupazione degli autonomi modenesi “rispolvera” un vecchio progetto che già l’anno scorso era tornato di attualità nell’ambito dei discorsi della riqualificazione del tessuto urbano di cui tanto si parla.
Progetto nato appunto nel 2013, nell’epoca della amministrazione dell’ex sindaco Pighi, con assessore all’urbanistica Gabriele Giacobazzi che oggi è sempre in giunta anche se questa delega è passata ad Anna Maria Vandelli.
Il progetto, voluto dai cittadini del quartiere e messo insieme da una serie di professionisti, vedeva in sostanza la permuta di capannoni con appartamento soprastante annesso con aree per costruire nella zona tra via Lino Pederzoli e la ferrovia villette a piano terra più adatte a una popolazione sempre più anziana.
«In questa maniera - continua Cigni - pensavamo che chi abita qui resterebbe in zona e al contempo si potrebbero ripensare i capannoni di cui oggi si riprende a parlare per motivi di cronaca. Il nostro era un progetto di co-housing, nata dopo i tanti furti compiuti nella nostra zona e dopo avere constatato che il 98% è proprietario di immobili. Chiediamo al Comune che ci metta a disposizione un terreno, quello dove ci fu il vecchio piano particolareggiato dell’epoca dell’assessore Sitta, dove si possano realizzare 20 villette a schiera di 70-80 metri quadrati. Le costruzioni le paga la famiglia o la persona che vuole abitare in questa zona, vendendo la casa o il capannone di proprietà che detiene in altra area del quartiere».
Sul tema ci fu anche una affollata assemblea dove anche l’assessore Gabriele Giacobazzi prese atto del favore che l’iniziativa progettuale nata tra la gente riscuoteva.
All’idea, simile a quel che avviene ormai da anni soprattutto nel Nord Europa, ha partecipato anche Gaetano Venturelli che negli anni ’90 per qualche tempo fu assessore all’urbanistica. Nel disegno progettuale, che riproduciamo, era anche prevista la costruzione di un ambulatorio, una palestra, una farmacia e altri servizi di quartiere.
«Nessuno ci hai mai detto niente - conclude l’ex consigliere provinciale Cigni - nonostante l’assemblea il Comune non ci ha più detto nulla. All’epoca c’era la crisi dei capannoni vuoti e pareva una ottima idea anche perché prima di presentarla avevamo fatto un lungo lavoro di monitoraggio. E ricordo che qui non si parla di spazi verdi, ma di possibilità di costruire e riconvertire...»
Cigni nel commentare l’occupazione degli autonomi modenesi “rispolvera” un vecchio progetto che già l’anno scorso era tornato di attualità nell’ambito dei discorsi della riqualificazione del tessuto urbano di cui tanto si parla.
Progetto nato appunto nel 2013, nell’epoca della amministrazione dell’ex sindaco Pighi, con assessore all’urbanistica Gabriele Giacobazzi che oggi è sempre in giunta anche se questa delega è passata ad Anna Maria Vandelli.
Il progetto, voluto dai cittadini del quartiere e messo insieme da una serie di professionisti, vedeva in sostanza la permuta di capannoni con appartamento soprastante annesso con aree per costruire nella zona tra via Lino Pederzoli e la ferrovia villette a piano terra più adatte a una popolazione sempre più anziana.
«In questa maniera - continua Cigni - pensavamo che chi abita qui resterebbe in zona e al contempo si potrebbero ripensare i capannoni di cui oggi si riprende a parlare per motivi di cronaca. Il nostro era un progetto di co-housing, nata dopo i tanti furti compiuti nella nostra zona e dopo avere constatato che il 98% è proprietario di immobili. Chiediamo al Comune che ci metta a disposizione un terreno, quello dove ci fu il vecchio piano particolareggiato dell’epoca dell’assessore Sitta, dove si possano realizzare 20 villette a schiera di 70-80 metri quadrati. Le costruzioni le paga la famiglia o la persona che vuole abitare in questa zona, vendendo la casa o il capannone di proprietà che detiene in altra area del quartiere».
Sul tema ci fu anche una affollata assemblea dove anche l’assessore Gabriele Giacobazzi prese atto del favore che l’iniziativa progettuale nata tra la gente riscuoteva.
All’idea, simile a quel che avviene ormai da anni soprattutto nel Nord Europa, ha partecipato anche Gaetano Venturelli che negli anni ’90 per qualche tempo fu assessore all’urbanistica. Nel disegno progettuale, che riproduciamo, era anche prevista la costruzione di un ambulatorio, una palestra, una farmacia e altri servizi di quartiere.
«Nessuno ci hai mai detto niente - conclude l’ex consigliere provinciale Cigni - nonostante l’assemblea il Comune non ci ha più detto nulla. All’epoca c’era la crisi dei capannoni vuoti e pareva una ottima idea anche perché prima di presentarla avevamo fatto un lungo lavoro di monitoraggio. E ricordo che qui non si parla di spazi verdi, ma di possibilità di costruire e riconvertire...»
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
