Modena, ex-convento per mamme in difficoltà
Quindici posti per persone che hanno perso il lavoro, sono state sfrattate o sono rimaste senza sostegno economico
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MODENA. «Il ciclamino fiorisce da settembre a marzo, tra le foglie secche, talvolta in mezzo alla neve. Siamo convinti che, come il ciclamino, la casa che andiamo a riaprire sia anch’essa un simbolo di speranza e rinascita».
Sono molteplici i significati attribuiti al ciclamino. Ed è per questo che “I Ciclamini” è il nome scelto per battezzare la nuova residenza che ospiterà una quindicina di donne in difficoltà. Donne sole o accompagnate dai soli figli minorenni, che a causa di problemi economici non riescono ad essere autonome nel mantenimento di un alloggio. Il progetto di accoglienza nasce dal lavoro congiunto del Comune, della Croce Rossa Italiana e dell’Arcidiocesi, che per lo scopo ha messo a disposizione i locali di via del Murazzo 115. Nei prossimi giorni faranno il loro ingresso i primi ospiti.
IL PERCORSO DELLE DONNE. Teresa Malieni, presidente del comitato di Modena della Croce Rossa Italiana, ha affermato che “I Ciclamini” non è solo «un tetto sulla testa». Le donne che nei prossimi giorni verranno accolte seguiranno infatti un percorso di recupero della propria autonomia, con il supporto dei Servizi sociali e dei volontari della Croce Rossa. La permanenza prevista è di circa sei mesi, ma a seconda dei bisogni di ognuna, la durata può essere prolungata. Ad essere accolte, «Sono donne che vivono situazioni di fragilità socio-economica. - ha spiegato l’assessore al Welfare Giuliana Urbelli -. Donne che hanno vissuto condizioni di sfratto, di separazione, o possono essere ad esempio, badanti che possono essersi ammalate e che hanno perso il lavoro e sono rimaste sole, senza più contatti con la famiglia a cui hanno prestato servizio. O, ancora, persone che hanno la difficoltà di trovare un’accoglienza abitativa di emergenza».
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«Qui le donne - ha aggiunto Malieni - iniziano un percorso che dia loro una speranza per il futuro. Un aiuto a livello morale, soprattutto, perché hanno bisogno di riprendere fiducia, ma anche aiuti concreti offerti dai nostri volontari, che sono molto orgogliosi di questo progetto. Staranno vicine a queste persone, anche nell’accompagnare loro a un colloquio di lavoro o a una visita medica, e faranno da supporto morale. Seguire queste donne è il nostro compito. Ogni giorno sulla struttura ci saranno all’incirca quattro volontari, sempre presenti. Ci sarà una persona che rimarrà anche la notte, nel caso ci fosse qualsiasi tipo di bisogno». Per il resto, il progetto prevede un’alta autonomia delle donne accolte, che saranno però invitate ad essere partecipi alla vita comunitaria e a seguire il progetto elaborato per loro al fine del reinserimento in società. «L’invito a chi volesse essere aiutata - ha appuntato Urbelli - è quello di rivolgersi ai Servizi sociali del Comune o alla Croce Rossa o ad altri centri sul territorio come la Caritas. Queste domande vengono convogliate ai Servizi sociali, che offrono risposte a seconda delle necessità, da oggi questa è una risposta in più molto importante e strutturalmente molto bella».
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LA RESIDENZA. La struttura inaugurata ieri conta 15 stanze con bagno, una cucina e una sala comune. Uno spazio ampio, adiacente al Santuario della Madonna del Murazzo, messo gratuitamente a disposizione dall’Arcidiocesi di Modena-Nonantola. «L’accoglienza è il filo conduttore di questo luogo. - ha raccontato il vescovo monsignor Erio Castellucci - Due anni fa, in occasione dell’emergenza freddo, è stato sede di accoglienza di alcune decine di pakistani che erano rimasti all’aperto, poi è stato utilizzato per un’accoglienza di 6-7 mesi di alcuni richiedenti asilo. In seguito, sono iniziati i lavori di adeguamento a questo nuovo progetto, perché avevamo già da tempo l’idea di accogliere mamme in difficoltà».
Le stanze sono state recuperate e ristrutturate grazie alla Diocesi e arredate dalla Croce Rossa. Un progetto anti-spreco giro intorno all’arredamento: i mobili dismessi dall’Hotel Principe hanno infatti potuto trovare una nuova vita nelle camere dei “Ciclamini”.
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UN NOME SIMBOLICO. Nel discorso inaugurale, Teresa Malieni ha spiegato come il ciclamino, che fiorisce in autunno, sia un simbolo di speranza e rinascita. Alla presenza del sindaco Gian Carlo Muzzarelli, di Don Erio Castellucci, dell’assessore Giuliana Urbelli, del prefetto Maria Patrizia Paba e dei volontari della Cri, sono stati illustrati altri motivi per cui “I Ciclamini” è un nome particolarmente adatto. «Sul tema del ciclamino ho fatto qualche ricerca. - ha ironizzato il sindaco - Ho scoperto che soffre un po’ a stare nel vaso: vive meglio nel campo o nel bosco. Inoltre il ciclamino in greco vuol dire cerchio. Oggi noi cerchiamo di creare un cerchio sociale, in cui deve stare la comunità intera, nessuno escluso».
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