Finale. «L’avevano già ammazzata e poi hanno rubato nel mio bar»
Omicidio Ansaloni. Il racconto di una commerciante e di altri colleghi di Finale sui tre ragazzi «Ayoub e Hamza entrarono nel locale poi mi hanno distratta e portato via i soldi nella borsa»
FINALE. Dopo la decisione del gip di convalidare il fermo dei tre giovani marocchini accusati dell’omicidio di Mirella Ansaloni, con misura cautelare in carcere, non smettono di spuntare dettagli preoccupanti che restituiscono un ritratto da ragazzi problematici. Così erano stati definiti dai vicini di casa della 79enne. E, ora, lo confermano anche alcuni esercenti del paese. Ayoub Lamsid e Hamza Driouch, entrambi 19enni, e Samir Rida (21), erano infatti volti già noti a Finale per una serie di episodi inquietanti. Uno dei quali vedrebbe coinvolto anche il fratello minore di Ayoub, quello che avrebbe dovuto prendersi la colpa del delitto, nella conversazione registrata dai carabinieri tra i due. «Tempo fa il fratello di Ayoub, è entrato in bar e sorpreso a rubare un sacchetto di patatine ha risposto ad una mia collega: “Taci cristiana di m…” - racconta la barista di un locale del paese - sappiamo che è il fratello di Ayoub perchè veniva spesso qui con lui. Oppure con dei coetanei con cui si metteva a rubare quello che gli capitava o a giocare a pallone dentro e fuori il locale, tutti incuranti di dare fastidio e rompere del mobilio. E l’estate scorsa, sempre quel gruppo di ragazzini, ha tenuto chiusa nel bagno un’altra mia collega: lei era dentro e loro da fuori le bloccavano la porta impedendole di uscire». Ayoub e Hamza, poi, alcuni giorni dopo l’omicidio di Mirella Ansaloni (per cui sono ora in carcere), si sono resi responsabili di un altro brutto episodio ai danni dello stesso bar, come spiega la barista: «La mattina del 27 settembre, alle 7,30, Ayoub e Hamza sono entrati e mi hanno chiesto un caffè. Gliel’ho servito e poi ho visto che sono andati a sedersi all’interno del locale, sul retro. C’eravamo solo noi a quell’ora. Dopo un po’ sono tornati per chiedermi un fazzoletto, dicendomi che avevano rovesciato il caffè e volevano pulire, poi se ne sono andati. Quando sono andata a prendere la mia borsa sul retro, però, mi sono accorta che dal portafoglio aperto mancavano 40 euro. E che dentro la borsa c’era un fazzoletto macchiato di caffè. Nessun altro, a parte loro, era andato sul retro vicino a dove noi bariste teniamo le borse. Ho fatto subito denuncia ai carabinieri. Non mi pare, però, che questa sia una situazione da integrazione…«. Anche sul conto di Samir Radi, le opinioni non sono delle migliori. “Una mattina ho aperto il locale e l’ho sorpreso a dormire qui fuori su un tavolo” puntualizza la barista. «Una volta Samir è entrato in bar da noi in evidente stato di alterazione alcolica ed è stato tutto il tempo a giocare alle macchinette. E tutti i giorni lo vedevamo passare qui davanti e sempre in sella ad una bici diversa…» hanno detto infine i baristi di un altro locale di Finale. Circostanze che, nelle testimonianze degli esercenti, danno un ulteriore quadro alle figure dei tre ragazzi accusati dell’omicidio della donna.
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