Lo sport per vincere la disabilità
di Gabriele Farina
Normodotati e non insieme in varie discipline: l’esperienza illustrata a “Màt”
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Diventare abili con lo sport. Un’avventura per tutti contro barriere mentali e pregiudizi. Due ostacoli che contrasta il Màt, la Settimana della Salute mentale che si chiude oggi. Ieri la settima edizione della rassegna ha ospitato l’incontro “Disabili e sport”. Nella sala Panini della Camera di Commercio intervengono società sportive che vogliono rendere lo straordinario ordinario. «Non vogliamo che i normodotati facciano assistenza ai ragazzi autistici, ma che imparino ad allenarsi con loro», garantisce Mario Floris della Scuola Basket Modena. Floris ricorda con piacere la 24 Ore di basket a cui hanno partecipato anche atleti autistici. «Abbiamo costruito una squadra a tutti gli effetti, senza alcun tipo di limite», riprende Gabriele Casoretti, coach della SBM. «La prima volta mi sentivo timido, non conoscevo nessuno, non sapevo cosa fare con palla così grande - esordisce un atleta, integrato da tempo nella squadra - Pian piano ho imparato a governare la palla e a farmi amici». Non è un esempio unico. «Il karate mi ha insegnato a vincere la paura, a essere più veloce e attento», aggiunge un karateka della scuola Taiji Kase. Ha vinto tre medaglie, grazie anche al maestro Roberto Baccaro. «Non voglio che siano chiamati “poverini” - spiega la cintura nera - e devono rispettare le regole. Partecipano anche ai campionati nazionali e internazionali con atleti “normali”». «Coinvolgiamo oltre 100 bambini con disagio psichico - rincara Paolo Belluzzi, rappresentante della Uisp, esaminando il caso del nuoto e abbiamo attivato il servizio pre-agonistico a Modena, Castelfranco e Bomporto». Un atleta che lo segue alterna le slide della presentazione e rivela: «Non ho più paura di nuotare. Continuerò a farlo e a essere sempre più bravo». Rodolfo Giovenzana, presidente della Scuola della Pallavolo Anderlini, cita vari esempi. C’è l’abbraccio contagioso a un giovane che comunicava soltanto a pugni («da allora abbraccia tutti») al giovane che non si schiodava dalle pareti agli allenamenti («entrato in campo abbiamo esultato come se avessimo vinto il titolo»). Tutto nell’ottica di «inserire l’attività motoria nel mondo fantastico in cui vive ciascun ragazzo autistico», rivela Giovenzana. Sono 140 i percorsi del genere attivati lo scorso anno in collaborazione con l’Ausl di Modena. Tra le novità in cantiere il rugby e il fitness.
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