Distretto, sciopero della logistica
di Andrea Gilioli
I lavoratori incrociano le braccia fino alla mezzanotte per dire no alle ipotesi di rinnovo del contratto
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Ha preso il via ieri, e continuerà fino alla mezzanotte di oggi, lo sciopero generale del settore trasporti e logistica indetto da Cgil, Cisl, Uil e altre sigle per chiedere il rinnovo del contratto nazionale, scaduto da 22 mesi, e per protestare contro le ipotesi di rinnovo sul tavolo, che prevedono una drastica riduzione delle indennità di trasferta e limitazioni ad altri diritti dei lavoratori. Anche nel distretto sono diversi i trasportatori e i lavoratori del settore che hanno incrociato le braccia, dandosi appuntamento all'autoporto di Sassuolo, hub da cui transitano ogni giorno centinaia e centinaia di camion. Obiettivo della rabbia dei lavoratori, però, non sono tanto le aziende di cui sono dipendenti, che anzi testimoniano, assumendo lavoratori italiani e non delocalizzando, sensibilità su un tema sempre più caldo, quale quello della concorrenza di personale e ditte estere. Ad essere bersaglio sono invece le grandi aziende di trasporti e le associazioni di categoria, che difendono un modello di contratto nei fatti penalizzante, facendolo passare come unica soluzione per combattere le “offerte” della concorrenza. «Ci spiace arrecare un danno ai nostri datori di lavoro – spiega Ettore Storti - e ne capiamo i disagi, ma purtroppo non abbiamo soluzioni, perchè le associazioni di categoria, di cui fanno parte e in cui non sono riusciti a farsi sentire abbastanza, stanno facendo il gioco dei grandi gruppi, sulla nostra pelle». La bozza contro cui i lavoratori scioperano prevede due giorni di ferie in meno all'anno e non solo. «Si parla di 4 giornate di roll in meno – spiega il delegato Cisl Roberto Zaganella - della riduzione degli scatti di anzianità e di un calo dal 20 al 40 % sulle trasferte. Per noi significherebbero 4-5 mila euro in meno all'anno». «Non capiamo – continuano Storti e Eugenia Marchi - perché per combattere la concorrenza sleale si debbano ridurre le nostre tutele. Così si agevolano solo coloro che sfruttano la concorrenza estera, e per paura di combattere le grandi aziende si mettono in crisi i piccoli».
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